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Il programma per l'Europa

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Il Parlamento europeo è l'unica Istituzione europea eletta direttamente dai cittadini. Per questo deve avere il diritto di iniziativa legislativa attualmente monopolio della Commissione europea. Chiediamo, inoltre, che il Parlamento abbia potere di inchiesta e che diventi autorità di bilancio su un reale piano di parità col Consiglio europeo e che si occupi non solo delle spese ma anche delle entrate. Infine, chiediamo il rafforzamento dei suoi strumenti di controllo nei confronti della Commissione e dell’azione esterna dell’Unione.

L'Europa è ancora un gigante economico ma rimane un nano politico. Per decidere dei destini del mondo e garantire pace e sviluppo, noi europei dobbiamo avere una sola politica estera e un unico esercito europeo. Solo in questo modo potremo confrontarci e dialogare alla pari con Stati Uniti, Russia e Cina.

Gli Stati Uniti e la Nato restano il nostro partner storico, una relazione strategica che non possiamo certo abbandonare. Tuttavia anche la Russia, per storia, cultura e religione è parte integrante dell'Occidente. Noi vogliamo una Europa capace di riunificare l'intero Occidente, per resistere al progetto egemonico economico e militare lanciato dalla Cina sul mondo intero.

La crescita in Europa sta rallentando. L’Italia mostra i dati peggiori di tutta l’Unione ed è in recessione. La disoccupazione giovanile raggiunge l’inaccettabile livello del 32%, con picchi di oltre il 50% nel Sud. Per questo vogliamo un’Europa al fianco dei giovani e delle imprese, degli artigiani, delle professioni. Vogliamo regole fiscali europee più flessibili su crescita e lavoro e la fine della politica dell'austerità. Servono più investimenti in infrastrutture, tecnologia, formazione, ricerca ed innovazione. Sono necessarie risorse appropriate per il digitale, le energie pulite, le industrie creative, l’economia circolare. Abbiamo bisogno di una vera politica industriale europea che riveda anche le regole della concorrenza per affrontare la competizione globale di giganti come USA, Cina e Russia.

L'Unione deve approvare subito la riforma del regolamento di Dublino per definire un sistema di asilo europeo efficace, equo e solidale. Oltre alla ridistribuzione dei richiedenti asilo, serve una strategia europea per bloccare l’immigrazione irregolare e rimpatriare chi non ha diritto di rimanere. Per affrontare il problema alla radice serve un Piano Marshall per l’Africa da decine di miliardi di euro per infrastrutture, formazione e per avviare lo sviluppo economico degli Stati africani. Questa è l'unica risposta possibile ed efficace per contenere la pressione migratoria che potrebbe altrimenti trasformarsi in una immigrazione di massa.

Nel mondo, l’Italia è sinonimo di qualità. L’Europa deve tutelare le nostre produzioni dalla concorrenza sleale di alcuni “nuovi” paesi comunitari e delle produzioni asiatiche e cinesi, valorizzando i marchi di qualità e varando un sistema di dazi e sanzioni. La difesa dei marchi e una corretta etichettatura sono essenziali. Vogliamo inoltre un'agricoltura moderna, sostenibile e di qualità. Per questo ci opponiamo ai tagli indiscriminati alla politica agricola comunitaria e chiediamo che i nostri agricoltori siano adeguatamente remunerati e messi nelle condizioni di competere, con le loro eccellenze, sul mercato globale. Lo stesso dicasi anche per il nostro settore della pesca.

L’Italia esporta beni e servizi per oltre 450 miliardi di euro all’anno. Difendere le produzioni e l’ingegno italiano e europeo è una nostra priorità e per questo vogliamo mercati aperti ma ben regolati. L’Europa deve difendere e proteggere le nostre imprese e il nostro lavoro. Gli accordi commerciali portano ricchezza e occupazione quando tutelano qualità, imprese e consumatori. Dobbiamo imporre i nostri standard sanitari sociali, ambientali e combattere la concorrenza sleale. Dobbiamo continuare con le misure antidumping europee da noi promosse contro il sottocosto cinese. Continueremo a batterci per avere strumenti di controllo sugli investimenti stranieri, a tutela dei nostri brevetti e delle nostre tecnologie.

La gestione dei fondi europei deve essere semplificata. Troppo spesso regioni, imprese o amministrazioni locali non riescono ad accedere ai finanziamenti Ue per eccessi di burocrazia e formalismi. I cittadini e le imprese chiedono trasparenza, modalità snelle e veloci. Chiediamo regole semplici e una nuova capacità amministrativa dei fondi Ue. Serve una maggiore informazione sui fondi disponibili, sulle procedure per attivarli e sulla loro rendicontazione.

La costruzione dell’Euro deve essere completata per portare benefici a tutti. Per questo serve una riforma della BCE sul modello della Federal Reserve americana, che guardi non solo all’inflazione ma anche alla crescita e alla disoccupazione. Dobbiamo completare il Mercato Unico dei Capitali e l’Unione Bancaria per un credito più facile alle imprese, con regole che smettano di penalizzare il nostro sistema bancario. Il mercato interno europeo deve garantire una maggiore giustizia ed armonizzazione fiscale. Non possiamo accettare paradisi fiscali o livelli di tassazione quasi nulli, come quelli di cui godono i giganti del web.

I cittadini vivono una diffusa sensazione di insicurezza. L’Europa deve aumentare le spese per sicurezza, difesa, lotta al terrorismo e cyber-sicurezza. Occorre creare una centrale di intelligence antiterrorismo e per la gestione delle crisi internazionali. Servono un’industria e un mercato europeo della difesa, una vera e propria FBI europea, un sistema di scambio di informazioni tra intelligence più efficace.

Il nostro Paese deve essere attore principale delle politiche europee nel Mediterraneo sull’immigrazione ma anche in campo energetico, logistico, infrastrutturale ed economico. L’Italia non deve isolarsi ma fare sistema, cominciando con i Paesi del Sud Europa. Gli Stati Uniti restano il nostro partner privilegiato, la guerra dei dazi rischia di danneggiare entrambi. Gli accordi con la Cina e la nuova “via della Seta” sono un rischio molto superiore alle opportunità.

L'essere umano è il custode del creato e non è il nemico della natura. I cambiamenti climatici devono essere al centro dell'agenda politica europea, senza inutili estremismi ma mettendo insieme sviluppo e difesa del pianeta, perché sviluppo economico, competitività industriale e politiche climatiche sono complementari. Continuare a sfruttare ed inquinare i nostri oceani sarebbe una scelta irresponsabile. Per questo il Parlamento ha votato per bandire l'utilizzo di plastica non riutilizzabile sul territorio dell'Unione. Utilizzare materiali alternativi alla plastica non significa solo avere oceani più puliti, ma permetterà anche di risparmiare diversi miliardi di euro.

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Per Contare in Europa

La mia Storia

Nato a Roma il 4 agosto 1953. Laureato in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Roma "La Sapienza". Ufficiale dell'Aeronautica Militare Italiana, è stato inquadrato nel sistema NATO Air Defence Enviroment (NADGE).

Giornalista per più di vent'anni, inizia la sua carriera come conduttore del giornale Radio della RAI ed inviato speciale in Libano, Unione Sovietica e Somalia.

Co-fondatore di Forza Italia, nel 1994 viene eletto per la prima volta al Parlamento europeo, l’ultima nel 2014 con oltre 120.000 preferenze. Vicepresidente della Commissione europea e commissario con delega ai trasporti nel 2008. Nel 2010 diventa Vicepresidente della Commissione europea e commissario all’industria e all’imprenditoria.

Nel novembre 2014, Antonio Tajani rinuncia all'indennità transitoria di fine mandato, 468 mila euro totali. Una "scelta di coscienza".

Il 17 gennaio 2017 è eletto Presidente del Parlamento europeo. Dal 2018, devolve la sua pensione da ex Vicepresidente della Commissione europea alla comunità di recupero “In dialogo” di Trivigliano (Frosinone).

Antonio Tajani è sposato e ha due figli. Oltre all'italiano, parla inglese, francese e spagnolo.

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