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«Inseguono i nostri senatori ma nessun rischio di fughe. Il voto? Se non ci sono altre vie» – Intervista al ‘Corriere della Sera’

La parola d’ordine è e resta «fare presto». Perché secondo Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, oggi il centrodestra non può fare molto di più che stare a guardare «quello che succederà. Assistiamo a una guerra tutta interna alla sinistra. Più che essere come sempre responsabili votando gli scostamenti, i risarcimenti ai cittadini quando andavano nella direzione giusta, facendo proposte su Recovery pian, sul piano vaccinale, cose che abbiamo fatto e continueremo a fare non possiamo».

Responsabili fino a che punto? C’è chi scommette che qualcuno di FI possa davvero entrare nel gruppo dei responsabili pronti a soccorrere il governo Conte.
«La nostra linea è chiarissima: non sosterremo un governo delle sinistre, non abbiamo nulla in comune con loro, abbiamo valori e progetti diversi. Siamo nel centrodestra e ci muoviamo di concerto come è sempre stato. A quanto risulta a me, non ci sono problemi fra i nostri senatori. Vengono corteggiati, certo, ma non mi sembra proprio che ci siano rischi di fughe. Dicevano che ci saremmo spaccati nel voto sul Mes: beh, mi pare che oltre a un paio di parlamentari in dissenso non siamo andati».

E nei vostri alleati centristi, come l’Udc?
«Hanno partecipato ai nostri vertici, a tutte le riunioni. In ogni caso, se mai dovesse accadere che Conte trovi qua e là i 161 voti per la fiducia, mi avrebbe vita facile e prospettive: bisogna avere la maggioranza anche nelle commissioni, governare richiede numeri certi e forze politiche convinte. Con tutto il rispetto, una cosa è il gruppo del Maie, altra un partito come Italia viva. Ma questi saranno affari loro, se ce la faranno».

Lei crede che il governo abbia i numeri?
«Io ne dubito fortemente, al momento mi dicono che siano a 150/152. Tra l’altro, lo ha detto Salvini stesso, ci sono senatori che dal M5S potrebbero passare alla Lega. Martedì sapremo. Se ce la faranno, vedremo che maggioranza sarà e come e quanto potrà andare avanti».

Altrimenti?
«Altrimenti la parola passerà al capo dello Stato».

Lega e Fratelli d’Italia chiedono le elezioni. Voi no?
«Anche noi abbiamo detto che sarebbe la via maestra, ma bisogna capire se ci sono le condizioni per farle o no. E un’ipotesi qualora non si trovassero altre Vie»

Ma perché non proponete voi un governo allargato alle forze che vorranno starci, di unità nazionale?
«Che chiediamo a fare una cosa che nessuno dice di voler fare? Lo esclude il Pd, lo esclude il M5S. Al momento è fuori dal dibattito. Non è nemmeno chiaro se il governo ha la fiducia o no, non ha senso fare proposte. Martedì vedremo che strada ha preso la crisi».

Ma la vostra disponibilità al confronto c’è ancora o no?
«Una cosa e il sostegno a governi di sinistra, che escludiamo, altra la collaborazione istituzionale: ci siamo sempre stati, ci saremo tanto più se non avranno i numeri, per il bene del Paese».

«Nessun soccorso a Conte. Se si vota, siamo pronti» – Intervista a ‘Il Mattino’

Onorevole Antonio Tajani, pensa che il governo Conte 2 sia al capolinea? 
«Gli italiani stanno assistendo a questo scontro nella maggioranza mentre il Paese sta attraversando una drammatica crisi sanitaria in cui è necessario programmare le risorse europee del Recovery fund e porre in atto tutte le procedure per evitare la terza fase dell’epidemia. Qui la gente si ammala e muore, le imprese chiudono, l’economia ristagna e loro parlano di poltrone. E non si rendono conto che rischiamo di perdere le risorse di Bruxelles».

E se Italia Viva uscisse dalla maggioranza? 
«È una questione del tutto interna all’alleanza di governo. Loro l’hanno creata e loro devono risolverla. A noi interessa il bene del Paese e offrire il nostro contributo per migliorare la vita degli italiani».

Dunque sareste disponibili a sostenere un altro governo? 
«Il centrodestra è unito. Ma una cosa è certa: non faremo da stampella a nessuno, non ci saranno soccorsi azzurri, azzurrini e di altra tinta, né potremmo mai sostenere governi con forze di sinistra. Poi deciderà il capo dello Stato. Se si dovesse andare al voto, noi siamo pronti. E lavoreremo sempre insieme a tutto il centrodestra».

Ma crede che le questioni poste da Renzi siano fondate o strumentali per disarcionare Conte e modificare gli equilibri nella maggioranza? 
«Sul Mes e sul ponte sullo stretto di Messina siamo d’accordo. Ma a noi non interessa cosa pensa Renzi. A noi preme offrire al Paese un contributo in termini di idee, progetti e capacità operativa».

E lo avete fatto? 
«Abbiamo presentato un documento di 250 pagine nel quale affrontiamo e definiamo le nostre priorità sui fondi del Recovery plan che senza riforme reali l’Europa non ci darà».

E che risposte avete avuto? 
«Nessuno dal governo ci ha chiamato o consultato. Eppure di Unione europea capiamo qualcosa, no?».

Quali riforme ritenete prioritarie? 
«Fisco, giustizia, snellimento degli apparati burocratici, mercato del lavoro, procedure degli appalti. Se il Paese non si riforma e non aggancia questa fase di rinnovamento a progetti seri i finanziamenti Europei non arriveranno. Del resto: se il Paese non cresce e non produce, come potrà un domani estinguere il debito maturato sui prestiti dell’Europa?».

Dal vertice di maggioranza emergono posizioni ancora distanti: è preoccupato? 
«Vedo che si continua a perdere tempo. Del resto, stanno venendo a galla tutti i limiti di un governo frutto di un compromesso di potere, di scissioni, di accordi fra forze politiche che si sono sempre combattute, con Conte che prima guidava un governo con la Lega e oggi è alleato di Pd e M5s contro la Lega. Sono preoccupato perché questa situazione danneggia l’Italia. Se nel governo stanno sempre a litigare, quando lavorano?».

L’opposizione è immune da ogni responsabilità? 
«Noi abbiamo sempre fatto una opposizione responsabile: abbiamo votato gli scostamenti di bilancio non per fare un favore a Conte ma per consentire il pagamento delle casse integrazioni, dei ristori per le categorie in difficoltà, dei fondi per le famiglie e la sanità. È stato un atto di coerenza verso l’Italia e il Mezzogiorno che rischia di pagare il prezzo più alto di questa drammatica crisi».

Quali scenari prevede? 
«E chi può dirlo?».

Quali scenari si augura? 
«Mi auguro un governo di centrodestra a guida liberaldemocratica, che punti sulla crescita economica del Paese, sulla sua credibilità internazionale, con un’anima liberale, cattolica, moderata ed europeista».

E se ci fosse l’ipotesi di un governo istituzionale? 
«Non credo che sia la soluzione migliore».

E se ci fosse l’ipotesi di un governo Conte-ter sareste disposti a sostenerlo? 
«È un periodo ipotetico dell’irrealtà».

Trump impresentabile per il centrodestra liberale. Parla Antonio Tajani – Intervista a “Il Foglio”

La notte della democrazia americana, il barbaro supporter trumpiano con le corna che entra a torso nudo al Congresso, gli spari e il coprifuoco quello vero, da guerra. La legge politica di rispetto per l’avversario che si ribalta in guerriglia e la legge del teatro per come la dice l’ex premier Silvio Berlusconi, parlando del Donald Trump recalcitrante all’accettazione del reale: “Bisogna essere capaci di uscire di scena”. E Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia e del Ppe, già presidente del Parlamento europeo, ribadisce: “Trump ha concluso malissimo il suo mandato, aizzando le folle e abdicando alla responsabilità morale di capo dello Stato”. E insomma i contorni di un’impresentabilità di Trump per un centrodestra liberale si delineano: “Il suo comportamento non ha giustificazioni. Si può contestare un risultato, ma questo è inaccettabile”, dice Tajani, rievocando, per ricordare quanto “indigesto sia anche a destra” il presidente uscente, quando John McCain, “eroe di guerra e pilastro dei conservatori, disse, malato, di non volere Trump al suo funerale”. E’ il giorno in cui FI presenta le sue “proposte per il paese” e in cui il Cav. scrive al Corriere per dire “basta alle divergenze in politica estera”, visto il ruolo dell’Italia come presidente del G20. Ed è il giorno in cui gli alleati a destra di FI Matteo Salvini e Giorgia Meloni, trumpiani finora convinti, non potrebbero permettersi l’ambiguità che Trump ha usato nel tweet rivolto ai manifestanti appena incitati in nome del voto rubato: “Andate a casa, vi voglio bene”. E però, la sera dell’assalto dei “vichinghi” trumpiani al Congresso, Matteo Salvini ha scritto parole onnicomprensive, come dire: condanno un tanto al chilo, ma senza fare nomi (“la violenza non è mai la soluzione, mai. Viva la Libertà e la Democrazia, sempre e dovunque”). Parole ieri sera corrette in un “io ero per le idee di Trump, però le armi in Parlamento sono una follia”. Ma dal centrosinistra si levava il coro: quando si dissociano, Salvini e Meloni?”. Perché, sempre la sera dell’assalto, Giorgia Meloni aveva visto in qualche modo il bicchiere mezzo pieno: “Seguo con grande attenzione e apprensione quanto sta accadendo negli Stati Uniti, mi auguro che le violenze cessino subito come chiesto dal Presidente Trump. In questi momenti serve grande prudenza e serietà. Mi auguro che la situazione possa tornare al più presto alla normalità”. Solo che Trump, prima di dire “andate a casa” ai violenti, aveva soffiato su estremismi, complottismi, superstizioni e fake news. Non è abbastanza per dirsi distantissimi, oggi, anche a destra? Non è il momento di buttare le mascherine inneggianti a Trump? Dice Tajani, anche a proposito degli alleati che quelle mascherine le indossavano: “Io penso che la condanna nel centrodestra debba essere unanime e penso lo sia, ma ognuno parla con le sue parole. Siamo diversi, abbiamo visioni diverse anche in Europa, altrimenti saremmo un partito unico”. Della notte di insurrezione il vicepresidente di FI ha in mente “la faccia del vice di Trump, Mike Pence, che con la mimica esprimeva sconcerto. E quella di Joe Biden mentre chiedeva a Trump di andare in tv e fermare l’assedio”. Ora, dice Tajani, “la cosa urgente è ricostruire un Occidente a due facce”, quello che non ha potuto più essere tale durante gli anni trumpiani. “Noi in FI non abbiamo mai considerato Trump il Berlusconi d’America, e, al di là della posizione sulla Cina, condivisibile, penso che il presidente uscente abbia sbagliato riguardo al rapporto con l’Europa. Biden non deve soltanto ricucire con i Repubblicani, per essere presidente di tutti, ma anche ristabilire il dialogo con questo lato dell’Oceano. Dopodiché l’Europa deve rinforzarsi, per non essere più politicamente così debole, e deve farlo con una politica di difesa comune. Anche sul fronte Nato, che va rinsaldata, recuperando lo spirito di Pratica di Mare. E la Russia deve essere riavvicinata. Ricordiamoci che il grande avversario è la Cina. C’è molto lavoro da fare, si può fare”.

OLTRE LA PANDEMIA, UN’UNIONE EUROPEA DELLA SALUTE di Antonio Tajani e Manfred Weber

Caro direttore, pandemia e crisi economica non hanno soltanto contraddistinto questo 2020, ma hanno messo in discussione tutto ciò in cui abbiamo creduto e che, prima, eravamo arrivati a dare per scontato. Una passeggiata all’aperto, un caffè con gli amici, un abbraccio ai nonni: questi gesti, oggi che siamo costretti al distanziamento e a nuove limitazioni, ci appaiono come un lusso. Oggi apprezziamo il loro valore in modo diverso. Le immagini dei camion dell’esercito che ad aprile trasportavano le bare delle vittime di Covid-19 a Bergamo rimarranno indelebili nella nostra mente. Il 2020 è stato anche l’anno in cui l’Europa è stata messa in discussione: colta alla sprovvista, ha risposto inizialmente all’emergenza in modo maldestro e incerto.
Questo è stato l’anno dell’eroico impegno dei nostri medici, farmacisti e infermieri, delle cassiere dei supermercati, delle imprese che hanno garantito la catena dei rifornimenti alimentari e di tutto il personale dei servizi essenziali, che hanno permesso all’Europa di andare avanti, nonostante tutto, in tempi difficili. Questi cittadini italiani ed europei ci hanno ricordato che la nostra Unione ha saputo superare i momenti più bui con la coesione, una coesione che le ha permesso di diventare più forte. Questo è stato l’anno in cui l’Europa ha scelto la solidarietà, non l’egoismo. In nessun altro luogo al mondo 27 Paesi hanno unito le forze in questo modo, concordando misure di grande portata, dal Recovery Fund a Sure, dal piano d’acquisto dei titoli di Stato della Banca Centrale Europea ai fondi del Mes e della Bei.
Abbiamo messo i nostri figli e nipoti al centro del rilancio dell’Europa con il Next Generation Eu. Noi, come Gruppo dei Popolari Europei, abbiamo sostenuto questi investimenti fin dall’inizio.
Siamo convinti che lasciare anche un solo Paese indietro significa lasciare tutta l’Europa indietro.
Il 2020 è stato l’anno in cui abbiamo capito che la salute non è più solo il problema di un singolo Stato, ma anche una questione europea, un principio impensabile solo dodici mesi fa. Il coronavirus ci ha brutalmente dimostrato che l’egoismo nazionale non è la soluzione per affrontare emergenze globali come questa pandemia.
Oggi, l’avvio della campagna di vaccinazione contro il Covid dimostra ciò che gli europei possono ottenere quando lavorano uniti. Con un approccio comune per finanziare ricerca e innovazione, l’Europa torna a fare la differenza in positivo nella vita quotidiana delle persone. In meno di un anno, l’Unione ha dato speranza ai suoi cittadini. Ma non basta. Dobbiamo rafforzare la collaborazione anche per combattere malattie come il cancro e l’Alzheimer. Per questo vogliamo una Unione Europea che lanci grandi progetti sanitari. Serve che le menti migliori si impegnino per raggiungere obiettivi ambiziosi, come, ad esempio, la medicina personalizzata, che può fortemente migliorare la diagnostica ed il trattamento di malattie gravi. Per raggiungere tale obiettivo proponiamo di creare un Istituto europeo per la ricerca dedicato a Marie Sklodowska-Curie. Siamo fortemente convinti che l’Ue dovrebbe anche avere una competenza di coordinamento rafforzata, come abbiamo chiesto nei mesi scorsi per primi e con successo, per contrastare in modo efficace eventuali future pandemie.
È il momento giusto per compiere un passo avanti nella direzione di una vera Unione Europea della Salute.
Quasi 70 anni fa, la cooperazione per carbone e acciaio fu il mezzo per scongiurare le guerre e per gettare le basi per la ripresa economica postbellica. Oggi la cooperazione europea deve essere in materia di salute e innovazione: possiamo trasformare questo momento di crisi in un vero rinnovamento europeo che andrà a beneficio di tutti i cittadini.
Antonio Tajani Vicepresidente del Gruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento europeo
Manfred Weber Presidente del Gruppo del Partito Popolare Europeo

«Noi alternativi alla sinistra. La crisi? Decide Mattarella» – Intervista a ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’

«Corriamo il rischio di una terza ondata e il Governo si perde in chiacchiere: liti, rimpasti, verifiche. Cose da Prima Repubblica di cui non importa a nessuno».
Non le manda a dire, Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, che guarda oltre la possibile crisi («il voto non ci fa paura, ma deciderà il Capo dello Stato») e accende i fari sul combinato disposto emergenza sanitaria-economica.
Antonio Tajani, cosa la preoccupa di più?
«Il Coronavirus è un nemico subdolo che continua ad avanzare, giorno dopo giorno, mentre chi ci Governa perde tempo prezioso. Il virus non si ferma per aspettare i litigi tra i giallorossi. C’è la crisi sanitaria, quella economica, la vaccinazione di massa, la gestione del Recovery Fund. Insomma non possiamo permetterci di perdere un attimo».
Proviamo a fare chiarezza: qual è il vostro rapporto col Governo?
«Lo riassumo in uno slogan: l’Italia innanzi tutto. Siamo pronti a fare tutto ciò che serve per sostenere gli italiani e la loro salute e impedire che ci sia un crollo dell’economia. Ma per loro, non per garantire vita lunga all’esecutivo».
Nessuna funzione ancillare, dunque?
«Nessuna, siamo e restiamo alternativi alla sinistra. Niente sostegni, né diretti né indiretti. Ripeto, la nostra bussola è solo l’interesse del Paese: quando il Governo ha proposto lo scostamento di Bilancio per misure che dessero un po’ di ossigeno ad autonomi e partite Iva, tra i soggetti più fragili in questa congiuntura, noi ci siamo stati senza indugio. Ma non voteremo la Legge di Bilancio che non incontra la nostra fiducia».
E se il Governo cade che succede? Il centrodestra sembra diviso su questo.
«Se il Governo cade la decisione spetta al Capo dello Stato ma, davvero, indugiare su queste cose è il modo migliore per allontanare gli italiani dalla politica».
Il problema però rimane: voto subito o esecutivo ponte con qualcuno di «buona volontà» come dice Matteo Salvini, magari riferendosi a qualche ex del Movimento 5 Stelle?
«Se dovesse accadere il centrodestra, unito, rifletterà e deciderà che cosa fare. Il voto non ci fa paura ma è inutile ragionare di ipotesi e categorie dello spirito. Sono esercizi senza senso».
Proviamo un esercizio utile, allora: il Recovery Fund è davvero la «leva» in grado di rimettere in piedi il Paese?
«Assolutamente sì, è la più grande iniezione di denaro mai vista ma non è detto che quei soldi, oltre 200 miliardi, arrivino realmente. Servono, da un lato, progetti credibili e, dall’altro, le riforme cruciali che ci chiede l’Europa: fisco, giustizia, burocrazia, mercato del lavoro. C’è bisogno di un progetto ampio».
E questo progetto ampio come si costruisce? Con i supermanager e i tecnici?
«L’indicazione del governo non convince affatto. Bisogna mettere al lavoro la politica coadiuvata dalle migliori menti, non creare una struttura gigantesca con amici degli amici. Per questo noi abbiamo proposto una Bicamerale per le riforme. Un altro caso in cui non ci sottraiamo al confronto senza contaminazioni di alcun tipo».
Che ne pensa del Plan messo a punto dal Governo per disegnare gli indirizzi di spesa?
«Mi sembra molto, troppo generico. Sono solo i capitoli di un libro ma poi il libro bisogna scriverlo».
E il Sud che peso dovrebbe avere in questo libro?
«Ha fatto bene il governatore lucano Bardi a sollecitare la centralità del Sud nel Piano. Ricordo che uno dei motivi che giustificano una tale iniezione di denaro è proprio la necessità di ridurre le disuguaglianze territoriali fra le aree del Paese».
Che tradotto in pratica significa?
«Significa infrastrutture, digitalizzazione, modernizzazione, banda larga, 5G. Significa creare opportunità, basta con il reddito di cittadinanza. Significa mettere tutto il Paese in grado di correre. È questa la sfida nella consapevolezza che il grande tema, in questi ultimi anni, è stata l’incapacità di spendere i soldi destinati al Mezzogiorno. Stavolta bisogna spendere e spendere bene».
Alla sanità il piano riserva appena 9 miliardi e parte della maggioranza non vuole acquisire le risorse del Mes sanitario. Come se ne esce?
«Qui vorrei lanciare un appello al di là di ogni polemica perché la situazione è molto delicata. Durante la prima ondata cercammo in tutti i modi di avvertire il Governo sui rischi della seconda, trasmettendo e rendendo pubblico un rapporto Tecné che proprio la Gazzetta del Mezzogiorno riprese per prima. Nessuno ci ascoltò. Ora facciamo la stessa cosa con possibile la terza ondata nella speranza che il nostro grido non si perda. Siamo l’opposizione, oltre a rivolgerci a chi governa e a sollecitarlo non possiamo fare altro. Ma il nodo è dirimente».
Pensa che non ci sia programmazione?
«Direi proprio di no. Si naviga a vista. La sanità italiana avrebbe enorme bisogno di essere potenziata sia dal punto di vista territoriale sia da quello delle strutture Covid dedicate. La linea di finanziamento del Mes sanitario, 37 miliardi a condizioni di mercato estremamente vantaggiose, è più che necessaria in questa fase. Quei soldi sono lì da giugno: si poteva programmare, investire, innovare, creare un ospedale Covid ogni 500mila abitanti. Nulla».
Avete invece bocciato la riforma del Salva-Stati. Perché? Qualcuno vi ha accusati di anti-europeismo.
«È tutto il contrario. Abbiamo votato no perché quella PIM 1,71 riforma era troppo poco europeista: non c’è controllo del Parlamento europeo e si riduce il ruolo della Commissione. Perché la Lagarde, presidente dalla Bce, è tenuta a confrontarsi con l’Aula e chi guida il Mes no? E poi l’assegnazione dei fondi è legata alla ristrutturazione del debito con annesso rischio Troika. Insomma, quella riforma non va bene».
Adesso si immaginano nuove strette per Natale. Condivide?
«È la scienza che deve indicare la strada migliore. La politica però è tenuta a fornire indicazioni chiare: non possono cambiare le regole ogni cinque minuti e poi accusare i cittadini di comportarsi in modo irresponsabile. È assurdo. Hanno chiuso le palestre e le piscine e poi permesso ai giovani di accalcarsi all’uscita dei pub o radunarsi come è successo al Pincio con tutte le conseguenze che abbiamo visto».
L’altro capitolo delicato è quello degli spostamenti.
«Altro esempio calzante sulla scia dei precedenti. Posso girare per Bari che è una grande città del Sud ma non posso spostarmi da un paese all’altro in Basilicata con una distanza fra i due che, magari, è di appena 300 metri. Ci vuole serietà. La mobilità tra i piccoli Comuni deve essere assicurata».
Infine, lei si vaccinerà?
«Certamente sì, appena sarà possibile. Lo farò pubblicamente e invito tutti i personaggi noti del mondo del giornalismo, dell’arte, dello sport e della politica a fare altrettanto. È tempo di inviare un segnale chiaro».

«Invece di litigare si attivino per i vaccini e riducano le tasse» – Intervista a ‘Il Giornale’

La crisi di governo si aggiunge alla crisi economica e sanitaria. Si susseguono voci di rimpasto e di ultimatum lanciati da Italia viva ai danni di un premier sempre più in difficoltà tanto da aver già annunciato per l’inizio di questa settimana una verifica di maggioranza.
Onorevole Tajani, quando si inizia a parlare di verifica il destino del governo è segnato?
«Non posso metterci la mano sul fuoco, visto che i grillini hanno dimostrato di rinunciare a tutto pur di non rinunciare alla poltrona».
Quindi è solo una questione di poltrone?
«Sembra di sì. Ed è la cosa più scandalosa. In un momento tanto difficile per il Paese, i partiti di maggioranza litigano sulle poltrone invece di preoccuparsi di vaccinare le persone».
Alla fine è vecchia politica: verifica dei poteri, rimpasto, correnti…
«Mentre a Roma si perde tempo in chiacchiere, Sagunto brucia. Qui siamo in piena emergenza e loro consumano energie sui vecchi tatticismi? Davvero è incredibile».
Solo spregiudicatezza politica o c’è dell’altro?
«Cercano di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi più urgenti. Solo che la gente non li segue. A nessuno importa di questo teatrino. Gli italiani vogliono risposte concrete sui ristori, sui vaccini, sull’apertura delle scuole, sui mezzi pubblici. E soprattutto su misure efficaci per arginare la pandemia».
Immagino che il riferimento più immediato sia la crisi del sistema sanitario.
«Ovviamente in questo momento in cui mancano infermieri, medici e strutture sanitarie adeguate, pensare ai posti da ministro o sottosegretario è di per sé irresponsabile».
Non crede che l’allarme lanciato da Renzi su una certa opacità nella gestione della cabina di regia da parte di Palazzo Chigi sia un argomento valido per una verifica?
«Siamo stati i primi a chiedere che al posto di tecnocrati ci fosse una ben più trasparente bicamerale, magari supportata dalle migliori intelligenze del Paese. Ora è troppo tardi per questo ma di sicuro ci vuole trasparenza soprattutto perché è l’Europa che ce lo chiede».
Dai numeri emersi sulla divisione della «torta» del Recovery pian, emerge un dato piuttosto anomalo: solo 9 miliardi alla sanità.
«Altro che anomalo! È da irresponsabili! Dovrebbero subito chiedere il Mes sanitario. Si tratta di soldi a tasso praticamente zero e con l’unico, ovvio, vincolo di essere investiti nella sanità. Ma non è solo un problema di progetti di spesa».
Cioè?
«Per accedere ai fondi comunitari non bastano i progetti. Serve che i progetti siano in un contesto di riforme strutturali a cominciare da fisco, giustizia, lavoro e burocrazia. E io aggiungo sanità. Perché non basta dire “vogliamo digitalizzare l’Italia” o puntare sulle energie rinnovabili. Senza riforme concrete non si va da nessuna parte. In sostanza, per la prima volta, ci sarebbero fondi sufficienti per far fronte a costose riforme di sistema, a partire alla Pubblica amministrazione, dai suoi ritardi nei pagamenti, dalla lentezza della giustizia civile. È giunto il momento per creare un clima di fiducia per imprese ed investitori e rilanciare il sistema Italia».
Anche per la sanità serve una riforma strutturale?
«Questa crisi ha mostrato il limite del nostro sistema. Dobbiamo investire sulla medicina di prossimità per alleggerire il peso degli ospedali e ovviamente assumere personale».
In questi giorni si sta discutendo della legge di bilancio. Come va il dialogo tra maggioranza e opposizione?
«Portiamo in dote al dialogo un programma dettagliato, frutto di un lavoro condiviso con gli alleati. Un dossier che punta a tutelare soprattutto il lavoro autonomo, il più penalizzato da questa crisi. Tra le altre cose proponiamo l’esonero contributivo per i titolari di partita Iva, la fiat tax, la riduzione dell’Ires per chi fa nuove assunzioni. E l’abolizione della plastic tax e della sugar tax».

«Né inciucio né governissimo ma vera collaborazione sui fatti. Roma sia una priorità per tutti» – Intervista su ‘Il Messaggero’

Onorevole Tajani, Salvini parla di governissimo. Si farà?
«Salvini, come noi tutti, mi sembra attestato su un’altra linea. Quella della collaborazione istituzionale, patriottica, senza inciuci, senza confusioni, senza accordi sottobanco, con il governo Conte. La poltrona del premier è traballante ma lui non è ancora caduto. E dunque, invece di parlare del sesso degli angeli occorre parlare dei problemi e dei bisogni dell’Italia. Come uscire dalla pandemia, come ricostruire il Paese. I gossip di Palazzo lasciano il tempo che trovano».
Nessun governo ponte per arrivare alle elezioni?
«Quando questo esecutivo non ci sarà più, il centrodestra ragionerà sul da farsi. Finché non avverrà la caduta del governo, dobbiamo concentrarci su alcune priorità reali e non ipotetiche. Incalzare Conte nell’interesse della salute dei cittadini, visto che siamo ancora a oltre 600 morti al giorno per Covid. Dare idee, trovare interlocuzioni e soluzioni perché venga avviata una campagna vaccinale efficace e perché la gran parte degli italiani faccia il vaccino gratuitamente. Il governo non è stato capace di evitare la seconda ondata e tutti insieme dobbiamo essere capaci di scongiurare l’arrivo della terza. L’opposizione deve impegnarsi in tutti i modi, insomma, perché non si commettano gli errori che sono stati commessi finora. Abbiamo idee da mettere in campo. Conte può ascoltarci».
Finora non lo ha fatto proprio.
«E ha sbagliato profondamente. Non vogliamo sostenere un governo che non è il nostro. Ma aiutare gli italiani. Sulle questioni che attengono direttamente alla loro esistenza. Un tema vero, oltre a quello del vaccino, è quello dei trasporti. Perché non rivolgersi alle imprese private, che non lavorano a causa della mancanza dei turisti, per chiedergli di mettere a disposizione i loro pullman per il trasporto soprattutto urbano? Più corse significano meno assembramenti sui veicoli. E ancora: la scuola. Perché non accordarsi con gli istituti privati perché mettano a disposizione le loro aule, in modo che si creino più spazi tra gli alunni?».
Sul Recovery fund quale atteggiamento avrete?
«Questo. Pragmatico, non ideologico. Entro aprile, l’Italia deve presentare i progetti alla Ue. E nell’interesse nazionale, occorre lavorare tutti insieme nei vari settori in cui vogliamo investire i finanziamenti. Penso alle infrastrutture o alla digitalizzazione. Tutti questi progetti, come dice la Commissione Ue, per essere finanziati dovranno essere accompagnati da un indispensabile sforzo di riforme. Quelle che l’Europa ci chiede sono queste: nel fisco, nel mercato del lavoro, nella giustizia, nella burocrazia».
Sta dicendo che o si cambia insieme o non si cambia niente, come è tipico della storia italiana?
«Ma certo. Serve da parte di tutti un altro tipo di approccio. La condivisione dell’idea di Paese, fatte salve le divisioni di schieramento politico. Non si tratta di fare inciuci. Ma di capire che i colori politici non devono esistere, e non c’è italiano che creda che esistano, quando si deve progettare una nazione dopo un grande trauma e rilanciarla per nuove sfide. E’ di destra o di sinistra collegare Civitavecchia con Ancona? E l’Alta Velocità al Sud, che è un intervento a dir poco urgente, a quale ideologia e a quale casacca corrisponderebbe? Proprio a nessuna! Non ci vuole molto a capirlo. Questo approccio trasversale, costruttivo, tranquillo e insieme consapevole delle urgenze, è quello che va applicato anzitutto al la Capitale. Roma dovrà essere una priorità nel Recovery fund e in ogni altro tipo di discorso e di interventi. La rinascita dell’Urbe ha bisogno di provvedimenti basati su un consenso generale sia delle forze politiche sia della nazione».
Ma se non siete capaci, né voi del centrodestra né quelli del centrosinistra, di avere programmi e candidati per le elezioni a Roma!
«Presto avremo sia gli uni sia gli altri. Quel che è certo è che la nostra coalizione è unita sui vari dossier».
Forza Italia però molto unita non parrebbe. Davvero a gennaio Toti e Carfagna lanciano un nuovo movimento e alcuni parlamentari azzurri andranno con loro?
«Non lo so. Ma nel caso, auguri».

«Forza Italia dirà NO al Mes. Non fa gli interessi del Paese» – Intervista a ‘LaVerità’

Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, è stato lei a convincere Silvio Berlusconi a schierarsi per il no alla riforma del Mes?
«In realtà Berlusconi ha sempre respinto questa riforma, perché non l`ha mai reputata vantaggiosa per gli interessi italiani. Esattamente un anno fa disse testualmente che questo trattato “potrebbe avere ricadute molto pesanti per l`Italia. Rischiamo di dover finanziare un fondo sul quale non abbiamo in pratica nessuna possibilità di controllo”. Quindi, sia chiaro: non c`è stato nessun cambio di direzione da parte nostra».
Ieri eravate «responsabili», oggi vi accusano di essere diventati improvvisamente antieuropeisti.
«Niente di più falso. Ho addirittura letto che io sarei quello che “guida la rivolta”. Ma quale rivolta? lo resto un convinto europeista e non certo un sovranista. Anzi, questa riforma non ci piace perché non è abbastanza europea. Piuttosto mi pare troppo tedesca, o troppo francese…».
Perché?
«Perché all`Europa serve un fondo che sia uguale per tutti, simile al Fondo monetario internazionale, al fine tutelare l`interesse generale senza far prevalere l`interesse di uno Stato sull`altro. E non lo dico io: Io dice il Parlamento europeo».
Invece?
«Con questo piano gli Stati più forti, come Francia e Germania, possono porre il veto su molte questioni, a differenza nostra».
Insomma, saremmo succubi di potenze straniere?
«Rischiamo di non essere protagonisti, di non essere determinanti. La Commissione europea perderebbe potere, e avrebbe il solo compito di supervisionare il risanamento del debito in caso di finanziamenti. Il che significa una cosa sola: troika».
Cioè rischieremmo un finale «alla greca»?
«Sì. E poi non dimentichiamo il problema principale: il Mes, immaginato così, non sarebbe controllato da nessuno. Continuerà a essere guidato da un direttore generale esente da controlli. Perché il presidente della Bce, Christine Lagarde, deve riferire ogni mese al Parlamento europeo, e il direttore generale del Mes invece no?».
Non apprezza l`anticipazione del backstop per le banche?
«No, se non è accompagnata dal sistema europeo di garanzia dei depositi, auspicato anche da Mario Draghi. Altrimenti, in caso di crisi, le banche italiane vedrebbero i propri clienti cadere preda di altri Paesi. Un po` quello che è successo alle banche irlandesi, che sono state svuotate da quelle britanniche».
Insomma, la trattativa sul Mes riformato andava condotta diversamente?
«Adesso puntano il dito contro Forza Italia, ma la colpa è dei vari ministri dell`Economia che si sono succeduti. Se avessero intavolato una trattativa soddisfacente, facendo pesare la propria presenza a Bruxelles e presentando un piano nella giusta direzione, non avremmo avuto problemi ad accettarlo».
Avete votato con la maggioranza lo scostamento di bilancio, ma tra due giorni bocce- rete la riforma del Mes. Non è un controsenso?
«Forza Italia vota in base ai contenuti: promuoviamo tutto ciò che reputiamo utile al Paese. Anche sullo scostamento di bilancio abbiamo adottato un atteggiamento pragmatico, portando a casa misure utili a tutela delle partite Iva e delle categorie più colpite dalla pandemia».
E adesso non vi state piegando a Matteo Salvini?
«Ci saremmo piegati se avessimo cambiato idea, ma abbiamo sempre portato avanti la stessa linea. Certa propaganda cerca di condannarci a prescindere: se votiamo in un modo pieghiamo la testa al governo, se votiamo in un altro pieghiamo la testa a Salvini. Mi sembra un modo di ragionare ridicolo. La verità è che dal 1994 votiamo con la nostra testa e le nostre idee».
Dopo la telefonata tra Berlusconi e Salvini cosa è cambiato?
«Siamo sempre stati compatti. Abbiamo la stessa visione su ciò che è necessario fare per ammodernare la sanità, la burocrazia, la giustizia, il fisco. Su alcuni punti ci sono delle differenze? È un arricchimento. Il centrodestra non è un monolite, abbiamo sensibilità diverse, come anche i nostri elettori».
Però Forza Italia è in subbuglio. Un gruppo di parlamentari sembra deciso a smarcarsi. Mercoledì rischiate di spaccarvi?
«Ma no. Lo escludo. Le indicazioni del leader sono precise. Noi siamo favorevoli all`utilizzo della linea sanitaria del Mes, che è vantaggiosa per l`Italia, e siamo contrari al trattato di riforma».
E l`ipotesi di una soluzione di compromesso, come l`astensione?
«Impossibile. Silvio Berlusconi è stato chiaro: votiamo no, no, no. Tanto più che prenderemo posizione con un documento comune del centro-destra, sia al Senato sia alla Camera».
Quindi chi vota contro la linea del partito è fuori?
«Non credo che ci saranno senatori o deputati che voteranno contro la linea di Berlusconi».
Se ci fossero?
«Non siamo una caserma. Facciamo ragionamenti politici: chi accetta la riforma del Mes commetterebbe un errore politico, e farebbe un regalo immeritato al governo Conte, e a una maggioranza che continua a litigare su tutto».
È vero che le cancellerie europee stanno telefonando a Berlusconi per convincerlo a un ripensamento?
«Quello che so per certo è che il Ppe non ha fatto nessuna interferenza. Poi sono sicuro che ai tedeschi farebbe piacere che votassimo sì, ma questo è legittimo interesse dei tedeschi. Nell`ambiente europeo intrattengo rapporti con tutti, a cominciare da Angela Merkel: nessuno ci ha mai condizionato o peggio ancora minacciato».
Se naufraga la riforma del Mes, si consumerà una catastrofe internazionale?
«L`Italia resta un solido Paese industriale, i cui interessi però vanno difesi. Non ci sarà nessuna catastrofe, non cambierà nulla. Votando contro la riforma, il Mes resta in piedi così com`è, con la parte “sanitaria” che rimarrà intoccata».
Però rischia di essere una catastrofe per la tenuta del governo.
«Questi sono problemi della maggioranza. Non tocca a noi salvarla. Noi rispondiamo alla nostra coscienza secondo i nostri ragionamenti politici».
Se Conte non avesse i numeri in Parlamento dovrebbe dimettersi la sera stessa?
«Se va sotto, è finita l`esperienza del governo».
A quel punto diventa un problema anche vostro. O no?
«Lo scioglimento delle Camere dipende dal capo dello Stato. In base ai segnali che sono arrivati, se salta il governo si va a votare».
Meglio il voto che un rimpasto, o un governo di unità nazionale?
«Siamo contro i rimpasti e non vedo le condizioni per governi di unità nazionale. Ma siamo disponibili a lavorare per l`Italia, ed è quello che stiamo facendo dall`inizio di questa crisi».
Beppe Grillo ha rilanciato la patrimoniale: un ritorno al Movimento delle origini?
«La patrimoniale è una iattura da regime comunista. Colpirebbe al cuore il ceto medio. La nostra idea è diversa: fiat tax, e sanzioni più dure per chi evade».
L`ultimo dpcm del governo ci rovinerà il Natale?
«Tutelare la salute è fondamentale. Ma vedo troppa confusione. E lecito farsi due ore in macchina per attraversare tutta Roma, diciamo da Ostia a Cesano, ma non puoi andare da un paesino all`altro, anche se occorrono cinque minuti. Dov`è la logica?».
Se non altro la Commissione europea ha cancellato dalle linee guida antipandemia il consiglio di non celebrare le messe.
«Me ne sono interessato personalmente, e ringrazio Ursula von der Leyen per avermi dato retta. Ci siamo battuti, e abbiamo vinto».
Continuerete a fare le barricate, con gli alleati di centrodestra, contro il nuovo decreto sicurezza del governo?
«Siamo convinti che si debba continuare a combattere contro l`immigrazione clandestina, e garantire gli immigrati che rispettano le regole. Il guaio è che il governo non ha un briciolo di strategia, né sulla gestione dei flussi, né sulla cooperazione internazionale. Dovrebbe prendere esempio da Berlusconi, che riuscì a siglare accordi cruciali con la Libia».
Insomma, Giuseppe Conte mangerà il panettone oppure no?
«lo lo mangerò in famiglia, senza violare le regole. Lui, non saprei».

NO ALLA RIFORMA DEL MES. SI’ AI 37 MILIARDI PER LA SANITA’ – INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA

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Antonio Tajani, quindi sul Mes Salvini detta la linea e voi scattate sull’attenti?
«Ma quale attenti? Non obbediamo ai diktat di nessuno e non siamo sudditi né di Conte né di Salvini. Noi ci muoviamo e votiamo in base alle nostre convinzioni».
Avete cambiato idea dopo aver detto per mesi che sul Mes non avreste sentito ragioni.
«Ma continuiamo a dirlo: eravamo e restiamo favorevoli a ricorrere ai 37 miliardi del Mes, ma siamo contrari a questa riforma che non fa gli interessi del Paese».
Una riforma che ha il sì di tutti i governi europei, compresi quelli a guida Ppe, e il no dei sovranisti.
«Qui non è questione di famiglie europee ma di Stati. Perché in questa trattativa hanno prevalso interessi degli Stati e non dell’Unione Europea come la intendiamo noi».
Ma può un ex presidente del Parlamento europeo votare no ad una riforma che tutti sostengono?
«Proprio perché sono stato presidente del Parlamento europeo dico che questa riforma non risponde affatto alle richieste che dal Parlamento erano arrivate, cioè un maggior controllo sul Mes. Perché oggi al Parlamento europeo è venuta la Lagarde a riferire e il direttore generale del Mes no? Forse perché ha troppo potere, perché non si vuole sottostare al controllo delle istituzioni Ue».
Non sembrava aveste tutti questi dubbi fino a ieri mattina, quando Salvini vi ha dato un aut aut.
«Io, come Berlusconi, i dubbi su questa riforma li ho espressi per la prima volta nel dicembre del 2019, altro che diktat di Salvini. La nostra è una posizione meditata e basata sui fatti».
Che rischia di portare alla bocciatura della riforma, se il M5S non sarà compatto.
«Sono problemi della maggioranza, non nostri. Se il ministro degli Esteri Di Maio parla di una riforma “peggiorativa” che può danneggiare l’Italia, se sconfessa il ministro dell’Economia, dobbiamo essere noi a risolvere i loro problemi? Non siamo il tappo della barca della maggioranza che affonda».
Siete voi che avete sempre parlato di doveroso «atteggiamento responsabile», convincendo anche Lega e Fratelli d’Italia a votare sì allo scostamento di bilancio.
«Certo, perché i contenuti ci convincevano. Oggi no».
Cosa c’è nella riforma che vi impedisce di votarla?
«Come ho già detto, non si accoglie la proposta del Parlamento. Poi, nella riforma si prevede che ci siano tre diverse maggioranze: una per approvare le decisioni di emergenza (85%), una per le speciali (8o%) e una per le semplici (maggioranza semplice). Su quelle di emergenze l’Italia potrebbe mettere il veto, ma sulle altre no perché sono sotto l’85%. Ed è pericoloso».
C’è però il cosiddetto «backstop» per le banche, che garantirebbe i risparmiatori in caso di fallimenti.
«Ma non è accompagnato da un fondo europeo di garanzia dei depositi, non può funzionare. Perché l’Italia non l’ha preteso? Il fondo di garanzia era necessario per impedire che per esempio se due-tre banche italiane vanno in crisi, non siano le tedesche o le francesi a portarsi via i clienti. La nostra posizione è a garanzia degli interessi italiani e dell’Ue».
Ma se Malia boccia la riforma si blocca tutto il percorso, con effetti gravissimi. Non lo teme?
«C’è ancora il tempo per cambiare, lo facciano e noi ci saremo. Fino al voto si può sempre cambiare».
Nel frattempo rischiate che FI vada in frantumi.
«Lo si dice ad ogni passaggio… Non siamo succubi né di Salvini né del Pd. Decidiamo secondo le nostre convinzioni. Io so che seguirò la linea di Berlusconi, il migliore di tutti».

“I transfughi finiscono male. Serve il vincolo di mandato” – Intervista a ‘Il Messaggero’

Presidente Tajani, è sotto gli occhi di tutti l’esplosione nucleare del centrodestra. La vede anche lei?
«Non è questa la realtà. Non siamo mica un partito unico. Siamo una coalizione nella quale ognuno ha la sua sensibilità e il suo linguaggio. Forza Italia ha nel suo Dna l’essere una opposizione responsabile, sempre e ancora di più in questa fase di emergenza nazionale. Noi lavoriamo per l’Italia. Non ci interessano né i giochi politici né le polemiche».

Ma Salvini dice che siete degli inciucisti.
«Lasciamo perdere le battute. La sostanza è che ci sono posizioni diverse tra di noi e questo è fisiologico, non significa divisione o guerra. Anzi rappresenta la nostra ricchezza. Guai a cadere nel gioco di chi vuole spaccare la nostra coalizione. Se emerge l’identità delle singole forze politiche, non significa che non c’è più unità. Forza Italia è un partito cristiano, europeista, riformista, liberale, garantista».

E’ garantista anche Salvini che inneggia al giudice Gratteri, perché ha arrestato il presidente forzista del consiglio regionale in Calabria?
«Salvini può essere ciò che vuole. Noi siamo garantisti con tutti, con noi stessi, con gli avversari e con gli alleati».

Ma la coabitazione tra voi e la Lega non diventerà sempre più impossibile, se Berlusconi continua a mandare messaggi a Conte e riceverne?
«Noi abbiamo soltanto risposto positivamente all’ennesimo appello del Capo dello Stato. E ci siamo detti disponibili a lavorare per l’Italia, senza minimamente avere intenzione di entrare nella maggioranza e nel governo».

Intanto Brunetta, a dispetto delle aspettative, non sarà il co-relatore della legge di bilancio.
«L’importante è scrivere insieme la manovra. Il che significa che la maggioranza deve accettare le nostre proposte. Tenendo ben distinti i campi, noi nel nostro e la sinistra nel suo. Del resto tutto il centrodestra finora ha votato i precedenti scostamenti di bilancio».

Lo farete anche mercoledì al Senato?
«Vedremo i contenuti e le proposte. Noi chiediamo che lo scostamento sia di almeno 50 miliardi. Avere proposte per difendere il lavoro, salvare le imprese, tutelare i liberi professionisti e partite Iva non significare affatto fare accordi sottobanco».

Salvini non la vede così.
«L’inciucio non c’è e non ci sarà mai. Siamo alternativi alla sinistra e non possiamo andare insieme a chi ha una visione opposta alla nostra».

Sulla norma salva Mediaset però la visione del governo coincide con la vostra.
«Tutelare le aziende italiane dalle scalate delle imprese straniere è stato chiesto dall’ultimo documento del Copasir, del 5 novembre. I rischi ci sono anche per le banche e per le assicurazioni».

La Lega vede solo fantasmi, allora?
«Noi non accettiamo polemiche su cose che non esistono».

Sulla base di questo però Salvini vi ruba parlamentari. Come reagire?
«Chi vuole andare vada. Io sono favorevole al vincolo di mandato. E poi cambiare casacca non ha mai portato bene a chi lo ha fatto».

Ma perché pezzi di Forza Italia vanno sul Carroccio, perché il vostro partito sta affondando?
«Macché affondando! Chi cambia partito in questo momento è preoccupato solo del taglio dei parlamentari».

Le tensioni nel centrodestra sembrano portare altro stallo nello stallo sulla scelta del candidato sindaco di Roma. E’ così?
«I tempi li stiamo rispettando. A fine novembre avremo il nome giusto».

Su Bertolaso si registrano raffreddamenti nei vostri alleati.
«Veti non ce n’erano prima e non ce ne sono ora. Ci rivedremo per decidere. Roma naturalmente è una priorità per l’Italia. Dovrà essere il simbolo della ripresa industriale, turistica, commerciale dell’intero Paese. Vedere il centro di Roma così svuotato dà una profonda tristezza. Ma anche la forza per dirsi che proprio da qui, appena la pandemia sarà superata, deve ricominciare tutto per tutti».