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«Temo un’ondata di contagi dall’Africa, serve un piano di protezione per il Sud» – Intervista su ‘Il Mattino’​

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«A preoccuparmi è lo scenario che si prevede tra qualche mese: tra gennaio e febbraio prossimi».

A cosa si riferisce?

«Abbiamo commissionato uno studio a Tecné e c’è il rischio che ad inizio del prossimo anno ci sia un’ondata di ritorno del Coronavirus proveniente dai paesi dell’Africa e dell’Asia», avverte Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia.

Presidente cosa teme?

«Una nuova ondata. Di portata inferiore, spero, ma un’altra ondata. Da quei Paesi ci sono flussi verso l’Europa e in particolare quelli che si affacciano sul Mediterraneo. Per questo dobbiamo mettere in atto tutte le contromisure sin da ora ed evitare che ad essere colpito sia il Mezzogiorno che, in questa fase ha avuto un numero di contagi contenuto. Anche grazie al buon lavoro di alcuni ospedali e medici: come Ascierto del Cotugno. Sono necessari quindi maggiori controlli e che sin da ora si stipulino accordi con questi Paesi per mettere in atto tutte le strategie contro il Covid. Abbiamo visto cosa è accaduto in Italia e in Europa e dobbiamo aiutare gli altri per curare e identificare la malattia».

Si riferisce all’immigrazione clandestina?

«A tutto, anche agli scambi commerciali. Serve un’operazione attenta ed il Sud deve essere molto attento: c’è tutto il tempo di continuare il buon lavoro fatto sinora e occorre potenziare la medicina del territorio perché abbiamo capito come gli ospedali possono essere i veicoli del contagio. Per questo non mi stancherò di ripetere che non va sottovalutato il Covid sinché non ci sarà il vaccino».

Oltre all’emergenza sanitaria, c’è quella economica. Non si sta aspettando troppo per far ripartire alcune filiere?

«Prima salvare le vite umane, poi riprendere l’attività produttiva. Ma è indubbio che alcuni settori possono e devono riprendere subito. Penso all’agricoltura, all’edilizia dove i contatti tra i lavoratori non sono così ravvicinati. Sono due comparti nevralgici. Nel primo addirittura non abbiamo nessuno che raccolga frutta e verdura e i prodotti vanno al macero».

Come uscirne?

«In agricoltura, in questa fase di emergenza, si potrebbero rimettere in piedi i voucher. Ma penso anche a chi percepisce il reddito di cittadinanza: se sa guidare un trattore o lavorare per una vendemmia perché non dovrebbe farlo? E anche i sindacati devono dare una mano: su uno strumento come i voucher devono essere d’accordo in questa fase. Una misura temporanea in alcuni settori molto danneggiati: come l’agricoltura o il turismo che avrà una batosta enorme quest’anno».

Il governo ha messo misure enormi per l’economia. Si poteva fare di più?

«Servono più risorse e meglio strutturate. Le banche in questi giorni sono intasate di lavoro e costrette a dimenarsi da troppa burocrazia. E quando arriveranno i soldi, che andrebbero ripagati almeno su 10-15 anni altro che sei, serviranno solo per pagare le tasse. Servono sforzi per evitare che alla ripresa molte aziende chiudano e bisogna che non sia danneggiata nessuna area del Paese».

A cosa si riferisce?

«I Fondi Ue del Sud non devono essere assolutamente toccati: sono per il Mezzogiorno e per la sua ripartenza. Nessuno scippo».

Lei è favorevole al Mes?

«È chiaro che il Mes vecchio stile, con le vecchie condizionalità è inaccettabile. La nuova proposta prevede che si possano utilizzare con periodi lunghi per la restituzione e tassi d’interesse pari quasi a zero. In questo caso non vedo perché l’Italia non dovrebbe utilizzare questi 37 miliardi. Speriamo che il governo alla fine sappia far prevalere l’interesse nazionale rispetto a quello dei partiti».

I governatori, intanto, si muovono alla rinfusa: tra chi corre per riaprire e chi non vuole allentare la morsa.

«Serve un piano strategico nazionale con un’analisi dal punto vista medico ed economico per decidere. Ma basta confusioni perché si genera altro caos e non ce lo possiamo più permettere».

Il governo italiano, isolato a Bruxelles, non baratti più flessibilità con una delega di serie B.

Presidente Tajani, come giudica il governo italiano nella trattativa in corso per la nuova Commissione europea?

«L’Italia è completamente isolata in Europa. Lo scontro con tutti non giova. Soprattutto le polemiche sterili con la Francia e la Germania che non hanno portato da nessuna parte. Poi c’è ora il problema della manovra correttiva che la Commissione ha chiesto. Anche questo non aiuta certamente il nostro Paese nella trattativa in corso. Il rischio è di rimanere isolati mentre a Bruxelles si compiono scelte importanti».

Il profilo un po’ defilato di Giuseppe Conte non può aiutare la trattativa?

«Ma in Europa sanno chi conta, e sono i due vicepremier. Sono loro che decidono e l’atteggiamento nei confronti dell’Italia si può dire che dopo il 26 maggio è peggiorato».

Perché?

«C’è troppa aggressività nelle affermazioni. Inoltre i francesi il feeling di Di Maio per i gilet gialli non lo hanno certo dimenticato».

L’Italia nella scorsa legislatura occupava cariche importanti. Lei presidente del Parlamento, la Mogherini rappresentante della politica estera Ue e Draghi alla Bce. E ora?

«Dipende da come verrà condotta la trattativa, ma peserà molto il recente passato».

Di Maio e Salvini spingono per un commissario economico, ci riusciranno?

«Per l’Italia sarebbe molto importante. Anche perché siamo la seconda manifattura europea e un nostro commissario potrebbe portare competenze importanti oltre che tutelare l’economia reale».

Ma sarà possibile?

«Occorre vedere se Conte sarà in grado di dare rassicurazioni. e credo che un passaggio importante sarà ciò che il governo farà per evitare la procedura d’infrazione. Mi auguro comunque che riescano ad assicurare al Paese almeno una delega nella Commissione all’altezza della storia del nostro Paese e che non facciano come Renzi».

Ovvero?

«Renzi scambiò il via libera all’operazione Sophia, e relativo arrivo dei migranti nei nostri porti, con un po’ di flessibilità. Spero che altrettanto non faccia Conte accontentandosi di una delega minore nella Commissione pur di aver un atteggiamento più morbido sulla procedura d’infrazione».

Pesa non avere nessuno dei due partiti di governo nelle due principali famiglie europee?

«Certamente, è una conferma dell’isolamento. Il M5S non ha al momento un gruppo politico e la Lega è ai margini. Conte non può contare sulle sponde dei due partiti perché a Bruxelles sono fuori da ogni trattativa. Vediamo se riuscirà ad avere interlocutori, ma per ora vedo dilettanti allo sbaraglio messi ai margini e con loro, purtroppo, il nostro Paese».

Salvini non va ai vertici con i suoi colleghi europei e Di Maio fa altrettanto. Secondo lei è un modo per marcare le distanze dall’Unione?

«Gli assenti hanno sempre torto. L’Italia è il secondo Paese più industrializzato e non si capisce come pensano di cambiare o di incidere se non partecipano a nessuna riunione».

Siamo anche senza ministro per le Politiche Comunitarie. Può essere un problema?

«Il compito principale di quel dicastero è far attuare dal Parlamento le normative comunitarie e seguire da vicino le vicende europee. Può essere certamente un problema per un Paese che deve difendere i suoi interessi».

Che ne pensa dei mini-Bot?

«Sono un argomento che contribuisce a spaventare la Commissione e gli investitori, oltre al fatto che il M5S è alleato con Farage e la Lega con la Le Pen. Il problema dell’Italia e del suo enorme debito pubblico, è l’affidabilità. Se poi ci mettiamo a minacciare di stampare moneta in proprio, i rischi aumentano».

Forse il tema viene agitato per fare pressione?

«E’ dilettantismo, l’Italia è nella zona euro e legata con altri paesi. Pensare che possiamo metterci a stampare altro debito è assurdo».

Il sistema dello spitzenkandidat regge? Weber è ancora il candidato del Ppe alla guida della Commissione?

«Certamente e il Parlamento europeo non credo cederà facilmente al criterio di nominare l’esponente del partito che ha vinto le elezioni».

Il Messaggero – 09/06/2019