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«L’Italia parli alla Ue per chiudere i confini del Mediterraneo» – intervista al Corriere della Sera 14/07/2020

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Tajani: pronti a collaborare, ma no al governo

ROMA –  Non servono i «pieni poteri» del presidente del Consiglio prorogati fino a fine anno per «affrontare l’emergenza e tutelare la salute pubblica». Servono invece «decisioni, non tentennamenti». E Forza Italia, dice il suo vicepresidente Antonio Tajani, è pronta a collaborare «per il bene dell’Italia», ma non ad avallare «metodi che travalicano i confini tra i poteri, esautorando il Parlamento, come ha spiegato bene Cassese sul Corriere della Sera ».

Conte ha spiegato che una proroga dello stato di emergenza può servire per prendere decisioni immediate.
«Ma se fosse necessario il Consiglio dei ministri e il Parlamento ci metterebbero poche ore a decretare e votare un nuovo stato di emergenza. E comunque oggi il pericolo maggiore non viene dal fronte interno ma da quello esterno. Su questo vorrei vedere agire il governo».

Si riferisce agli sbarchi di migranti, alcuni positivi al Covid, in Calabria e Sicilia?
«Esattamente, è un problema serissimo. Il governo dovrebbe porre in Europa il tema di una possibile nuova ondata del virus provocata da arrivi di immigrati clandestini che peraltro causano anche tensioni sociali, proprio per il rischio sanitario che comporta un afflusso incontrollato. Paradossalmente, mentre si bloccano immigrati magari regolari in arrivo dal Bangladesh, i clandestini entrano grazie ai barconi. Bisogna valutare la chiusura delle frontiere del Mediterraneo e dei Balcani almeno fino a quando il mare, in piena estate, favorisce gli arrivi».

Ma voi siete aperti a collaborare col governo o no?
«Noi siamo lineari e chiari: sosteniamo il Paese, non il governo. Chiediamo che si facciano cose concrete e giuste, e quindi sul Mes – che ci aiuta ad affrontare l’emergenza sanitaria anche sui grandi temi delle scuole, o dei trasporti – diremo sì. È la nostra posizione».

A costo di rompere il centrodestra?
«Ma il centrodestra non si fonda mica solo sul Mes, che è uno strumento importante certo ma non esaurisce una politica. Il centrodestra ha diverse anime, ma non si divide: è e resta opposizione».

Ma se il governo rischiasse di cadere, voi che fareste?
«Che cada, mica siamo qua a risolvere i loro problemi! Noi collaboriamo facendo proposte, dando idee, anche sostenendo le posizioni favorevoli all’Italia in sede europea a partire dal Recovery fund, ma la nostra disponibilità resta senza risposta. Tutto quello che proponiamo viene respinto. Non possiamo solo avallare le loro decisioni».

Ma c’è la possibilità che FI possa far parte di un governo con una base parlamentare più forte e ampia?
«Non c’è spazio per governissimi o larghe intese. Non potremo mai andare con chi ha una visione dello Stato opposta alla nostra, uno Stato imprenditore come si capisce dall’atteggiamento su Autostrade e le velleità del ritorno alla vecchia Anas, o con chi non critica Maduro, o è tremebondo rispetto alla crisi di Hong Kong. Noi siamo opposizione. Responsabile, ma opposizione».

 

 

 

Paola Di Caro – Corriere della Sera – 14/07/2020 

Antonio Tajani «Berlusconi si candiderà alle politiche. No al governissimo, noi non tradiamo» – intervista a Il Messaggero – 05/07/2020

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«Ora che è candidabile sono sicuro che Berlusconi ci guiderà anche alle prossime politiche. Per adesso si sta battendo in Europa, ma penso che guiderà FI come sempre, non abbiamo un altro leader, è insostituibile».
Antonio Tajani, vicepresidente di FI, ieri era in piazza insieme a Matteo Salvini e Giorgia Meloni per chiedere il voto.

 

Ma lei sul serio crede che questo governo possa cadere?
«Non ha vita lunga. Noi pensiamo che la strada sia quella delle urne. Non siamo per l’unità nazionale o per il governissimo. Poi se una parte del M5S vorrà appoggiare un governo di centrodestra ben venga».

In realtà in tanti in FI gradirebbero un esecutivo istituzionale, guidato da una personalità come Draghi…
«In un momento in cui c’è una crisi economica senza precedenti non possiamo perdere tempo in alchimie. Se dovesse cadere il governo sarà il Quirinale a fare le valutazioni e noi del centrodestra ci riuniremmo per valutare il da farsi».

Centrodestra unito ora e anche in futuro?
«Assolutamente sì. E’ una coalizione poliedrica. FI ha altri toni ma non pensiamo di poter tradire la coalizione. L’alleanza non si spaccherà mai».

Torniamo a Berlusconi, lei ieri a piazza del Popolo ha rilanciato la battaglia sulla giustizia.
«Il plotone di esecuzione che c’è stato contro di lui poteva esserci contro chiunque. Senza quella sentenza pilotata il centrodestra sarebbe al governo. Hanno cambiato la storia dell’Italia».

Ma ora che cosa chiedete?
«Una commissione d’inchiesta che accerti la verità. Non faccio nomi, ma bisogna capire se c’è stato un regista nel disegno costruito per far fuori Berlusconi. La verità è che nel 1946 Togliatti ha pensato di occupare la giustizia, infilando tutti i magistrati di sinistra. Nel tempo è cambiata la regia ma la trama è sempre la stessa. C’è stata Magistratura Democratica, ci sono state le correnti. Basti pensare che il giudice Esposito è uno che scrive sul Fatto quotidiano, non è certo un indipendente».

Anche Renzi ha espresso solidarietà a Berlusconi.
«Sono contento che abbia cambiato idea e si sia ravveduto, evidentemente è stato toccato dal punto di vista personale dalle vicende giudiziarie. Mi preoccupa il silenzio di Pd e M5S. Chi tace acconsente… Il ‘caso Berlusconi’ riguarda tutti, innanzitutto la magistratura visto che tanti giudici si impegnano con grande correttezza».

Salvini ha ricordato ieri la vicenda del Cavaliere durante la manifestazione. E’ pronto secondo lei a fare il leader e il candidato premier dell’alleanza?
«Da lui e dalla Meloni sono arrivati dei segnali importanti di vicinanza. Per quanto riguarda il candidato premier della coalizione sarà scelto dal partito che prenderà più voti. Tra FI, Fdi e Lega c’è un comune denominatore».

C’è differenza nell’atteggiamento nei confronti della Ue…
«Per noi il Mes è una questione contabile, non politica. Pensiamo che utilizzarlo sia conveniente ma il centrodestra non si fonda sul Mes. Ne parleremo tra di noi, ma la questione fondamentale è che la pensiamo allo stesso modo sulla necessità di tagliare le tasse, la burocrazia, sulla centralità della persona, sulla politica estera. In piazza abbiamo presentato il nostro programma per l’Italia, le nostre proposte».

Il Pd però vi tende la mano, vuole un dialogo soprattutto sulla legge elettorale.
«Sulla legge elettorale è prematuro parlarne, i problemi sono all’interno della loro maggioranza. Noi siamo alternativi alla sinistra, non c’è possibilità di interloquire. La nostra disponibilità al confronto è per gli italiani. ma non siamo certo subalterni. Loro vogliono lo Stato imprenditore, noi siamo per un economia di mercato. In Italia non c’è la possibilità di una ‘maggioranza Ursula’. E comunque vogliono ridurre le tasse oppure no? Vogliono tagliare la burocrazia? Per ora vedo solo dichiarazioni d’intenti».

Conte però ha detto di volervi incontrare.
«Per ora non vedo un clima di collaborazione. Il premier non fissa la data perché non sa cosa dirci e cosa dire alla sua maggioranza. Ci hanno bocciato tutti gli emendamenti, anche quello sulla golden share per sostenere l’italianità delle nostre imprese. Voteremo lo scostamento di bilancio solo se ci ci sarà una riduzione delle tasse».

Intanto anche in FI c’è chi ha paura di una deriva sovranista.
«Non siamo appiattiti nei confronti di nessuno. Manteniamo orgogliosi la nostra identità».

 

 

Emilio Pucci – Il Messaggero – 05/07/2020

Tajani «In piazza per dare un segnale a Conte» – intervista a Il Tempo – 03/07/2020

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«Al governo manca una visione strategica, non può risolvere i gravi problemi del nostro Paese». Il vicepresidente di Forza Italia ed eurodeputato, Antonio Tajani, ribadisce di essere pronto a collaborare con il premier Conte ma, sottolinea, «collaborare significa “lavorare con” e non parlare tanto senza decidere niente».

Onorevole Tajani, il 4 luglio Forza Italia sarà a Piazza del Popolo, con FdI e Lega, per manifestare contro il governo, soprattutto per chiedere interventi urgenti per il lavoro. Non salva niente dei provvedimenti del premier Conte?
«Non c’è stata alcuna soluzione ai problemi che ci troviamo di fronte e peraltro il governo e la maggioranza che lo sostiene non ci hanno mai coinvolti. Ora ci chiedono di votare un altro scostamento di bilancio, vogliamo sapere cosa vogliono fare con questi soldi. La manifestazione di sabato serve per dare un segnale chiaro, per ribadire la necessità delle riforme, partendo dalla giustizia. Ovviamente la nostra iniziativa di protesta rispetterà tutte le regole previste e avrà una partecipazione limitata».

Il centrodestra ha già autorizzato uno scostamento di bilancio di 80 miliardi. Come crede siano stati impegnati quei fondi?
«Molto male. Non c’è una visione strategica né una politica industriale o a favore delle imprese ma soltanto interventi assistenzialistici e bonus inutili. Dall’inizio dell’anno sono stati persi 500 mila posti di lavoro, la disoccupazione giovanile è quasi al 24 per cento, questi problemi non si risolvono con i bonus o con l’entrata dello Stato nelle società private. Serve una riforma fiscale e della burocrazia, bisogna ristrutturare la sanità, lanciare un altro piano casa e un vasto programma di infrastrutture».

Il premier Conte ha annunciato una riforma fiscale proprio pochi giorni fa. Non ci crede?
«Questo governo parla tanto ma fa pochi fatti. In questi mesi non si è visto nulla. Basta sentire gli imprenditori. Ma se il bonus turismo è accettato da quattro alberghi su cento significa che è sbagliato. L’avevamo detto a Conte ma non ci ha ascoltato. Era meglio dare la possibilità di detrarre dalle tasse le spese per le vacanze».

Il lavoro è l’emergenza principale.
«Se non c’è un intervento adeguato, settembre, ottobre e novembre saranno mesi difficili. Bisogna mettere le imprese nelle condizioni di lavorare invece la maggioranza continua a litigare su tutto e i prestiti garantiti dallo Stato, che avevamo proposto anche noi, sono arrivati con grandi ritardi e in modo molto complicato».

Pensa che la maggioranza non riuscirà a trovare compromessi e a portare avanti un piano comune?
«Sono quattro partiti diversi, Conte cerca di mediare per tentare di rimanere quanto più possibile presidente del Consiglio ma non risolve i problemi. Basta girare per la strada o vedere le condizioni di tante imprese, c’è un enorme scontento. Per non parlare poi della scuola, un disastro. Stanno anche distruggendo gli istituti paritari. Del resto nella maggioranza non potranno mai andare d’accordo, sono troppo distanti».

Siete sempre disponibili a dare una mano o ci avete ripensato?
«Disponibili, ma con le proposte non con i voti per salvare il governo. Anche se restiamo convinti di approvare il Mes perché avremo subito tanti soldi con interessi bassissimi».

Il premier ha detto che per ora l’Italia non ne ha bisogno, anche se la maggioranza è spaccata: il Pd lo vorrebbe, il M5S no.
«Peraltro se non prende questi soldi, rischia pure di non avere nemmeno quelli del Recovery Fund».

Che idea si sono fatti in Europa dell’atteggiamento del governo italiano?
«Non capiscono. Prima chiediamo aiuto e poi non lo prendiamo, pensano che non ne abbiamo bisogno».

Però sul Mes è diviso anche il centrodestra. Forza Italia spinge per utilizzare questi 36 miliardi mentre Lega e Fratelli d’Italia sono contrari.
«Dico anche a loro di valutare bene, è una questione contabile non politica».

La strategia di Berlusconi della distinzione di Forza Italia rispetto a Lega e FdI ha funzionato. Il partito cresce nei sondaggi.
«Non abbiamo mai rinunciato alla nostra identità e ne siamo orgogliosi ed è un vantaggio per tutto il centrodestra».

In un’intervista a «Repubblica» Berlusconi ha detto di essere pronto ad entrare in un governo con una maggioranza diversa da quella che sostiene Conte.
«Intendeva una maggioranza di centrodestra, siamo sempre stati contrari al governissimo».

Eppure Conte ha lodato la «responsabilità» di Forza Italia…
«Non creda in questo modo di dividere il centrodestra».

 

 

 

Alberto Di Majo – Il Tempo – 03/07/2020

Tajani «Il premier sia esplicito sul Salva Stati o Forza Italia non voterà lo scostamento» – intervista a Il Messaggero 30/06/20

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Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, non voterete lo scostamento di bilancio se Conte non dirà parole chiare e definitive sul Mes?
«Certo, noi vogliamo capire cosa intenda fare il governo. Abbiamo votato due volte lo scostamento di bilancio, la seconda volta siamo stati determinanti. Ora non diremo sì a scatola chiusa, senza una visione».

Che passa dall’adozione del Mes in Italia?
«Non è una faccenda ideologica. Si tratta di tutelare la salute degli italiani. E’ una priorità: abbiamo 37 miliardi a costo zero, qualsiasi ricerca di denaro costa di più. Rispetto ai titoli di Stato c’è un risparmio di 5 miliardi. Di cosa stiamo parlando? Così facendo potremo spostare i fondi per la sanità, previsti già nel nostro bilancio, sulle infrastrutture di cui ha bisogno il Paese».

Ma ci sono una serie di problemi. Il primo è rappresentato dal premier: il Mes per Conte è un tema divisivo, il M5S non lo vuole.
«Cercherò di essere più esplicito. Siccome Conte chiede che l’opposizione collabori per il bene del Paese, e non del governo, noi siamo pronti. Ma vogliamo conoscere la strategia dell’esecutivo per la ripresa. E il Mes rientra in questa visione complessiva».

Ma il centrodestra è spaccato: come pensa di convincere Salvini e Meloni?
«A Matteo e Giorgia dico: il Mes è utile per sistemare la sanità del nostro Paese e delle regioni che governiamo insieme. Dalla Lombardia all’Umbria, passando per quelle che andremo a vincere a settembre. Qui non c’è la Troika, come con la Grecia e né è un capriccio della Germania. Bisogna che gli esperti di Lega e Fratelli d’Italia facciano una studio serio su questi fondi».

Punta sulla spinta governatori di centrodestra per portare i suoi alleati verso il sì?
«La Lega è per l’autonomia?Bene, quei soldi servono agli ospedali, ai reparti, a potenziare le università, a non farci trovare impreparati se dovesse ritornare il coronavirus. Confido nel pragmatismo dei governatori che si sono trovati in prima linea a gestire l’emergenza».

Ma Forza Italia è responsabile nei confronti degli italiani o potrebbe diventare Responsabile anche in Senato se servissero voti alla maggioranza?
«Siamo pronti a sostenere il Mes, ma se il governo è arrivato al capolinea deve rendersi conto che davanti agli interessi dei partiti c’è quello degli italiani. Noi continuiamo, dall’opposizione, a fare la nostra parte. Come con la proposta di un credito d’imposta per i territori colpiti dal virus e dal terremoto: Lazio, Umbria e Marche».

Tra Forza Italia e il resto della coalizione ci sono delle differenze insanabili sull’Europa: alla fine non emergeranno in maniera dirompente?
«Se parliamo di Mes parliamo un’operazione bancabile. Non è un dogma. Non sto dicendo che voglio lo Stato nelle imprese. Se parlo di euro credo che nessuno possa negarne l’imprescindibilità. Altrimenti il nostro Paese colerebbe a picco».

Anche sulla cancelliera Merkel avete idee molto diverse.
«Merkel ha una visione politica, se l’Italia va in crisi va a picco l’industria dell’auto tedesca. Stesso discorso per i nostri rapporti con la Francia».

Passiamo a Roma: c’è il nome del candidato sindaco?
«Noi di Forza Italia abbiamo un’idea: serve una persona che non sia un politico di professione, un uomo, o una donna, che abbia capacità di fare e di decidere. Roma non può essere un luogo di mediazione della politica».

Ha in testa Guido Bertolaso?
«Non ho parlato con Guido, ho in testa però un “modello Bertolaso”. Un sindaco che non usi Roma come un trampolino per la politica e che intervenga con vigore su trasporti e rifiuti, sanando le piaghe lasciate da Raggi».

Sembra però non esserci la fila per candidarsi a Roma.
«Su 3 milioni di abitanti, come centrodestra, troveremo la figura giusta: che sia un prefetto, un amministratore, un manager poco importa. L’importante è che sia forte, autorevole e operativo. In grado di riportare la Capitale ai vertici del mondo: perché Londra e Parigi hanno più turisti di noi? Perché non si riesce ancora a dare i giusti poteri a Roma mentre si parla di autonomia regionale?».

Ma quando inizierete a lanciare il nome del candidato sindaco?
«Dopo le regionali di settembre».

L’addio di Berlusconi a Palazzo Grazioli è il segno dei tempi per FI?
«No, la nostra sede rimane in centro. Il Presidente cambierà residenza, ma rimarrà più attivo che mai».

Il suo ricordo più bello a Palazzo Grazioli?
«Quando vi entrai, dopo essere stato eletto presidente del Parlamento europeo: fu una grande gioia per tutti. Una delle tante vissute insieme a Berlusconi. A proposito: ha visto che anche i suoi detrattori si stanno ricredendo su di lui?».

 

 

Simone Canettieri – Il Messaggero – 30/06/2020

“Serve un processo. L’Italia lo pretenda senza colpire i nostri interessi industriali” – Intervista a ‘La Repubblica’

«Io credo che sull’omicidio Regeni non si possano avere tentennamenti: l’Italia deve pretendere che i colpevoli vengano processati e condannati, in un tribunale italiano o egiziano poco conta, l’importante è arrivare alla verità sulla morte di Giulio». Il vicepresidente del Ppe, Antonio Tajani, numero 2 di Forza Italia, non ha dubbi su quale posizione debba assumere Roma nei confronti del Cairo. «Badando però», avverte, «a non compromettere gli interessi nazionali. Una cosa sono i rapporti commerciali con un Paese amico e strategico per la nostra economia e gli equilibri geopolitici, altro la necessaria cooperazione giudiziaria».

Finora Al Sisi si è mostrato tutt’altro che collaborativo. Quali armi ha l’Italia per convincerlo a processare i suoi uomini?

«Le anni della politica e della diplomazia, facendo leva sul ruolo fondamentale che l’Italia ha nel Mediterraneo come fattore di stabilità e di pace, a dispetto dei recenti errori commessi dal nostro governo, anche sulla Libia. L’Italia ha tutto il diritto di ottenere un regolare processo».

Ma senza questa certezza i rapporti bilaterali con l’Egitto vanno riconsiderati, a partire dalla vendita delle due Fregate Fremm?

«Io credo che le due cose debbano essere tenute separate. L’Italia deve essere così abile politicamente da far capire ad Al Sisi che non consentiremo che l’omicidio di un nostro connazionale resti impunito e al tempo stesso difendere i nostri interessi industriali. Esigere verità e giustizia non può essere barattato con i rapporti commerciali, ma nemmeno li deve ostacolare».

A proposito di interessi nazionali, sulla Libia l’Italia ormai gioca da comprimario rispetto a Russia e Turchia. Di chi è la colpa?

«La Libia è la dimostrazione che senza una politica estera a livello europeo rischia di perdere l’Europa tutta, non solo noi. Nel continuo braccio di ferro fra italiani e francesi, con gli inglesi che hanno interferito, ora in quell’area non conta né l’Italia né la Francia. Ma la Libia è fondamentale per coprire il nostro fabbisogno energetico, per il controllo delle rotte migratorie… In politica non esistono spazi vuoti: se tu li lasci, li riempiono gli altri. E gli interessi turchi confliggono, per tante ragioni, con quelli italiani».

Dove sbaglia il governo Conte?

«L’Italia non può avere una politica estera altalenante. Non si può accettare, per esempio, che attraverso la Via della Seta i cinesi colonizzino il meglio dell’impresa italiana. Guai a vendergli i porti di Taranto e Trieste, diventerebbero le teste di ponte per fagocitare asset e tessuto produttivo. Già fanno dumping su tanti settori, dalla ceramica all’acciaio, comprano per allargare la loro sfera di influenza. Ed esportare un modello che non rispetta i diritti umani».

Ce l’ha col ministro Di Maio?

«Il M5S sta facendo danni all’Italia perché ideologizza la politica estera. Senza un legame forte con l’Europa, un’alleanza con gli Usa, un ruolo nel Mediterraneo l’Italia si indebolisce. C’è uno strabismo verso tutta la filiera cinese: penso al Venezuela. Quando la stragrande maggioranza dei paesi europei riconobbe Guaidò presidente ad interim, noi rifiutammo. In America latina ci si schiera con le dittature chaviste e terzomondiste, mentre il popolo muore di fame e subisce violenze».

Però pure Salvini guarda più a Putin che a Trump ed è ostile all’Europa. Come fate ad andare avanti se la pensate all’opposto?

«La Russia dev’essere un interlocutore. E comunque noi siamo una coalizione, non un partito unico, determinata anche dall’attuale legge elettorale. Fi fa parte del Ppe e non ha intenzione di rinunciare alla sua identità. Il Coronavirus dimostra che sarebbe un suicidio politico uscire dall’Europa».

Intanto FI sostiene il governo e Lega e Fdl alzano le barricate…

«Noi non sosteniamo il governo, sosteniamo l’Italia. E voteremo a favore del Mes se serve per risistemare la sanità, Così come abbiamo votato, e siamo stati determinanti, sullo scostamento di bilancio».

TAJANI: «Governo senza visione ora misure concrete» – intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno

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Tajani boccia la kermesse romana e bacchetta i 5S: Di Maio chiarisca la politica estera dell’Italia.

Antonio Tajani, europarlamentare e vicepresidente di Forza Italia, il premier Conte è pronto a ricevervi. E vi ha chiesto di scegliere il luogo.
«Non devo essere io a ricordargli che le opposizioni si incontrano a Palazzo Chigi o in Parlamento. Non siamo una task force o un’associazione di categoria, dovrebbe rendersene conto».

Ma la mano tesa è già qualcosa o no?
«Guardi, in questi mesi Forza Italia ha messo sul tavolo proposte utili, concrete. Eravamo pronti a discuterne dal primo momento ma siamo stati ignorati. Ricordo, inoltre, che senza il nostro voto non sarebbe stato possibile attuare gli scostamenti di bilancio necessari a sbloccare le risorse. Dunque, c’è sempre stata, da parte nostra, massima collaborazione. È mancata la volontà di coinvolgerci».

E gli Stati generali? Ancora certi di aver fatto bene a non partecipare?
«Sembra un ricevimento a corte in cui c’è tutto tranne i risultati tangibili che sarebbe necessario portare a casa al più presto. Si prenda la relazione di Vittorio Colao, un documento favorevole alla crescita e per un buon 70% vicino alle nostre proposte. Ebbene, è stato già accantonato».

Quindi è una bocciatura completa?
«Senza dubbio. Il governo non ha visione, non è pragmatico e soprattutto continua ad essere ostaggio del Movimento 5 Stelle».

Si riferisce alla vicenda del Venezuela?
«Spero si faccia chiarezza al più presto, sulla sovranità dell’Italia non devono esserci ombre, ma il nodo è innanzitutto politico. Il ministro Di Maio deve spiegare quale sia la nostra attuale politica estera. Politica estera che, per vocazione storica, dovrebbe essere occidentale e filoatlantica».

Cosa temete?
«Che l’asse delle alleanze si sposti altrove. Verso Venezuela, Cuba, Iran e Cina. E questo sarebbe un tragico errore».

Lo è stato anche divenire il primo Paese europeo partner della Via della Seta?
«Senza dubbio. Non bisogna combattere la Cina ma prendere semplicemente atto della realtà. I cinesi stanno arrivando nel porto di Taranto. Sa cosa vuol dire? Che arriveranno container pieni di roba contraffatta. I piccoli investimenti del momento dovrebbero cedere il passo a una visione lungimirante. E a proposito di Taranto, quali idee ci sono per l’Ilva? Il ritorno dello Stato? Ripeto, ciò che manca è la progettualità di lungo periodo in ogni campo, dal turismo all’agricoltura».

Rimanendo sulla politica estera, Palazzo Chigi vi chiede di convincere il gruppo di Visegrad a non ostacolare il piano europeo di aiuti. Siete disposti a intercedere?
«Che sciocchezza, la politica estera la fa il ministro degli Esteri. Noi abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per aiutare l’Itala. E continueremo a farlo anche oggi durante il vertice del Ppe cui parteciperà il presidente Berlusconi».

Chiudiamo sulle Regionali. Sono in ballo i nomi per il candidato governatore del centrodestra in Puglia e Campania. Come procede la trattativa?
«Non si ragiona per territori singoli, ma con una visione di insieme. La posizione di Forza Italia è chiara e ricalca gli accordi pregressi: Caldoro in Campania e Fitto in Puglia. Possiamo vincere. La paura dei governatori De Luca ed Emiliano per il voto a settembre è figlia della consapevolezza che, passata la sovraesposizione mediatica dovuta al Covid e tornati i problemi di sempre, la loro possibilità di trionfare crollerà».

D’accordo, ma la trattativa va per le lunghe. C’è il rischio di una scissione?
«L’unità della coalizione non è in discussione. Ognuno darà il suo contributo e Forza Italia sarà trainante proprio nel Sud»

 

 

Leonardo Petrocelli – La Gazzetta del Mezzogiorno – 17/06/2020

Tajani: “No al prelievo forzoso. Conte non faccia lo sceriffo di Nottingham” – intervista a Interris.it

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Nell’intervista a Interris.it il vicepresidente di Forza Italia racconta la battaglia in Europa per il Recovery fund e chiede al governo di sospendere tutte le imposte fino a dicembre.

“I titoli del Tesoro collocati sul mercato in queste ore hanno fatto scendere lo spread di ben venti punti: è la strada giusta“. Non vuole neppure sentir parlare di prelievo forzoso e di patrimoniale. Un occhio a ciò che accade a Palazzo Chigi e l’altro alla battaglia europea sugli aiuti in tempo di pandemia, Antonio Tajani, già presidente del Parlamento Europeo e vicepresidente di Forza Italia, parte da un “caposaldo liberale” non negoziabile: stop al ricorso alla leva fiscale.”Mettere le mani nelle tasche dei ciitadini non è buona idea fin dai tempi dello sceriffo di Nottingham”, afferma Tajani facendo riferimento all’antagonista di Robin Hood che vessava la popolazione imponendo tasse esorbitanti. “Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte non provi a scaricare sulle famiglie e sulle imprese il peso economico dell’emergenza sanitaria”, sottolinea a Interris.it analizzando la situzione determinata nel Paese dall’avvio, tra luci ed ombre, della fase 2 dell’emergenza sanitaria.

Nello stato di crisi in cui la pandemia ha fatto precipitare le risorse pubbliche, si torna a evocare il prelievo forzoso sui conti correnti degli italiani attuato dal governo Amato nel ’92. E’ un’ipotesi reale?

“E’ un pessimo esempio, assolutamente da non seguire. Il risparmio dei cittadini deve essere valorizzato non depredato o coercito. Altro che prelievi forzosi o patrimoniali da far scattare come una mannaia senza preavviso, qui si tratta di dire chiaro e tondo che vanno sospese tutte le tasse. E’ una follia pensare di applicare imposte straordinarie quando già non sono più sostenibili quelle ordinarie”.

L’Italia, però, è in testa alle classifiche mondiali del risparmio privato…

“Se noi valorizziamo i risparmi degli italiani come sta accadendo con le emissioni che in questi giorni trovano il gradimento dei mercati, è un fatto positivo. Se, invece, si obbliga i cittadini ad acquistare titoli pubblici o si tassano i conti correnti si fa l’esatto contrario dell’interesse degli italiani. Un governo che agisce in questo modo viola la proprietà privata e commette un vero e proprio furto. Valorizzare il risparmio privato è sacrosanto, metterci le mani sopra con la coercizione è totalmente inaccettabile”.

In termini economici quale strada è più utile imboccare per uscire dalla pandemia?

“Sul Recovery fund ci sono due vie. Una è quella, al ribasso, che nasce dall’accordo franco-tedesco e l’altra è quella, per noi molto più vantaggiosa, elaborata al Parlamento Europeo. Ma c’è una questione da chiarire preliminarmente in Italia prima di negoziare in Europa”.

Quale?

“Se il governo non è capace di affrontare le conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria non si avventuri in scorciatoie a danno degli italiani. Bisogna abbondare l’idea, profondamente ingiusta e sbagliata, di poter ricorrere irresponsabilmente alla leva fiscale, come se le famiglie e le imprese fossero il bancomat della macchina amministativa centrale e locale e della burocrazia. L’approccio va completamente ribaltato. C’è bisogno di rinviare le tasse alla fine dell’anno, abbiamo l’urgenza di fare debito per mettere subito i soldi in mano ai cittadini. Altri che saccheggiare il risparmio privato e dissanguare i cittadini con imposte insostenibili”.

Poi, dopo aver “fatto chiarezza sulla linea” in Italia, cosa bisogna andare a chiedere in Europa?

“Si deve trattare ai tavoli comunitari per portare a casa tutto ciò che è possibile ottenere in ragione della solidarietà europea. Ma è ovvio che in questa solidarietà dobbiamo metterci impegno, sapendo che una parte dei soldi andrà restituita. Per uscire dalla crisi Covid, non ci saranno solo aiuti sotto forma di sovvenzioni, ma anche di prestiti. Per questo, come Paese, dobbiamo essere consapevole di quanto il testo che abbiamo dato al Parlamento Europeo sia davvero la proposta più solidale ed efficace”.

Nella difficile partita del Recovery fund, quale ruolo ha avuto Forza Italia all’interno del Partito Popolare Europeo?

“Tra i moderati ci siamo impegnati per far prevale una posizione solidale, pur in tutta complessità della situazione. Nel Partito Popolare Europeo, infatti, ci sono anche gli esponenti dei Paesi del Nord Europa sostenitori delle poiitiche di rigore e anche lì dentro abbiamo dovuto combattere”.

 

 

Giacomo Galeazzi – 20/05/2020 – www.interris.it

 

Risoluzione del Parlamento europeo sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2021/2027

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Oggi il Parlamento europeo ha approvato la propria risoluzione sul prossimo bilancio Ue, presentata dai principali gruppi politici (PPE, S&D, Renew, Verdi e ECR).

Abbiamo chiesto un bilancio europeo ambizioso, che metta i cittadini al centro della strategia di ripresa. Considerando la crisi economica causata dal Covid-19, abbiamo chiesto un Recovery Fund da inserire nel bilancio europeo.

Dobbiamo tutelare i posti di lavoro, limitare l’impatto della crisi su lavoratori, imprese e famiglie e servono investimenti strategici a sostegno delle PMI.

Vogliamo che il Fondo faccia parte di un pacchetto globale da 2 mila miliardi di euro per dare impulso agli investimenti.

Questo fondo deve essere finanziato con l’emissione di obbligazioni a lungo termine garantite dal bilancio Ue (Recovery Bonds).

Considerando la crisi, questo fondo, collegato al bilancio europeo, deve diventare operativo entro quest’anno.

È fondamentale, inoltre, che la maggior parte dei finanziamenti sia erogata soprattutto attraverso sovvenzioni e pagamenti diretti per investimenti.

Per fare questo, non possiamo chiedere ai governi nazionali maggiori contributi al bilancio: servono risorse proprie dell’Ue. Il Parlamento europeo ha indicato altri strumenti capaci di generare gettito fiscale. Per esempio, una tassa sulle attività svolte dai giganti del web, un’imposta sulle transazioni finanziarie, gli introiti derivanti dal sistema di scambio delle quote di emissione.

Questo nuovo Fondo non deve andare a discapito delle tradizionali politiche Ue, dalla PAC ai programmi per la ricerca e le PMI. Devono essere finanziamenti aggiuntivi per agenda digitale e per una forte politica industriale che riaffermi la leadership europea in settori strategici. Abbiamo anche chiesto un nuovo programma sanitario europeo autonomo.

Solo così si fa ripartire l’Europa, come chiedono i nostri cittadini.

«Sì ai fondi del Mes: servono a rafforzare la sanità pubblica soprattutto nel Mezzogiorno» – Intervista su ‘Il Mattino’​

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Onorevole Antonio Tajani, perché Forza Italia giudica inadeguato il decreto Rilancio?

«Perché manca una strategia di vero rilancio economico; perché arriva in ritardo e perché dispensa risorse qua e là senza affrontare i veri nodi. È come se si volesse rifare una strada tappando solo le buche».

Quali sono a suo giudizio gli aspetti più critici?

«Non ci sono misure reali per il turismo».

Ma c’è il bonus…

«Lasci stare: serve a ben poco. Bisogna dare soldi veri a tutte le famiglie perché davvero trascorrano le vacanze in Italia e non semplici e complicatissime detrazioni».

Lei cosa avrebbe fatto?

«Semplice: un meccanismo per scalare dalle tasse le somme spese negli hotel, nelle strutture, nei ristoranti italiani. Se non si interviene in questo senso non si riesce a competere con gli altri grandi Paesi europei. Sa una cosa?».

Cioè? «Prendiamo la Francia: il turismo rappresenta il 9,7 per cento del Pil mentre in Italia è il 13. Solo che in Italia il governo stanzia 4 miliardi, in Francia 18».

E l’agricoltura?

«La sanatoria non serve a nulla».

Perché?

«È un provvedimento di marca ideologica e questo settore, vitale per l’economia italiana e per il Sud, non si sostiene con l’ideologia».

Cosa propone?

«Meno burocrazia, i voucher, misure a favore di manodopera qualificata perché in agricoltura non servono solo braccianti e non si può pensare che tutti gli imprenditori siano caporali. Il governo ha soltanto esteso a questo settore la sua miope visione assistenziale».

A breve arriveranno al pettine i nodi del Mes…

«Abbiamo già espresso il nostro assenso per accedere ai fondi previsti dal Mes. Si tratta di 36-37 miliardi a cui l’Italia non può rinunciare. Servono per rafforzare la nostra sanità, specie al Sud, a investire in apparecchiature, dotazioni, strutture. La posizione di Forza Italia è chiara».

E se il governo e la maggioranza rischiassero di implodere proprio sul Mes, FI farà da stampella al Senato?

«Abbiamo detto che siamo favorevoli, in Italia e in Europa, al Mes. Questo non vuol dire che sosteniamo il governo».

Eppure spezzoni della maggioranza guarderebbero con interesse a un sostegno eventuale da parte di Forza Italia…

«Il governo Conte si sta dimostrando assolutamente inadeguato e impreparato ad affrontare una crisi senza precedenti. La Fase 1 non è ancora del tutto esaurita, sulla Fase 2 non ci sono né certezze né chiarezza».

Dunque, darete una mano?

«Questo non è il momento di fare giochi di palazzo. A noi interessa salvare vite umane e offrire prospettive alle imprese. Qui ci sono fabbriche e attività che resteranno chiuse, a Napoli un imprenditore in difficoltà si è tolto la vita. E come pensa il governo di sostenere l’economia? Con il credito d’imposta?».

È stata cancellata l’Irap…

«Ma è soltanto la cancellazione della rata di giugno».

Voterete la mozione di sfiducia al ministro dell’Economia Gualtieri?

«No, ci sembra un’iniziativa non pertinente».

E al ministro della Giustizia Bonafede, la prossima settimana?

«Quella la voteremo. Non si tratta di un giudizio, negativo, soltanto sull’operato del ministro ma riguarda una gestione non all’altezza dell’intero settore Giustizia su cui il governo ha fallito su tutta la linea».

Lei è stato presidente dell’Europarlamento: come giudica l’atteggiamento dell’Europa nei confronti dell’Italia?

«L’Ue si è mossa in ritardo e con lentezza ma ha operato in maniera forte: 1100 miliardi messi a disposizione contro la crisi, le misure di Bei e Bce».

Non nota in Italia una disaffezione crescente nei confronti dell’Europa, dall’economia alle politiche sull’immigrazione?

«Ma senza Europa il nostro Paese è ancora più debole, più isolato e meno protetto. Da questa crisi l’Ue dovrà dimostrare di uscire rafforzata. Gli strumenti ci sono, confido molto nel “bazooka” messo in atto per rilanciare l’economia. Non dimentichiamo che il mercato interno europeo è un segmento irrinunciabile per l’export delle nostre aziende , vale 200 miliardi».

Quando si voterà per le Regionali?

«In autunno: impensabile fare una campagna elettorale in estate e con ancora i problemi legati all’emergenza sanitaria».

E in Campania su chi punterà il centrodestra?

«Il nostro nome resta Caldoro. Ma questo non è il momento di infilarci in beghe elettorali. Dobbiamo aiutare la Campania a ripartire. Resta il giudizio negativo sui cinque anni di amministrazione De Luca. Ma in questo momento sono altre le priorità. E non ci interessano i toni da campagna elettorale». 

 

Il Mattino – 15/05/2020
Lorenzo Calò

Fase 2, Tajani “D’accordo con Confcommercio: a rischio imprese e lavoro”

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Quanto affermato dal Presidente di Confcommercio Sangalli trova il mio accordo totale, la fase 2 rinvia l’apertura di tante attività nel settore del commercio, del turismo e dei servizi mettendo a rischio imprese e lavoro. Bisogna mettere in campo indennizzi e contributi per le imprese. Il Governo non può ignorare le associazioni di categoria che rappresentano milioni di cittadini italiani. Serve una strategia, questo Governo non ce l’ha.

Antonio Tajani