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Tajani: «In Puglia vinciamo noi. A Fi la presidenza del Consiglio» – La Gazzetta del Mezzogiorno – 29/08/2020

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ll n. 2 azzurro «vede» Il «cappotto» con Campania e Toscana.

Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, ieri era a Bari per la presentazione delle liste azzurre alle elezioni regionali.

Quante Regioni ritenete di poter strappare al centrosinistra?
Siamo certi di poter vincere in Puglia e nella Marche, oltre che naturalmente in Veneto e Liguria. Ma stiamo assistendo ad un crollo dei consensi per gli avversari, De Luca su tutti, in Campania e in Toscana. Siamo in campo per vincere ovunque.

In Puglia il candidato unitario del centrodestra è Raffaele Fitto, ex Forza Italia fino alla clamorosa rottura con Berlusconi. Pace fatta?
Pace fatta da tempo. Lo stesso presidente Berlusconi ha più volte sottolineato che Raffaele Fitto è il candidato migliore. E ieri gli ha anche donato una torta per il suo compleanno. Le ferite sono ricucite, lo sosterremo con lealtà, certi di essere protagonisti della vittoria e punti di riferimento di tutti i moderati e riformisti pugliesi. Abbiamo delle liste straordinariamente competitive, dove tutti sono eleggibili e pronti a dare un forte contributo per rimediare ai danni fatti dalle sinistre negli ultimi 15 anni.

Però Fitto ha rimarcato che in caso di vittoria la vicepresidenza andrà alla Lega. Ci tenevate?
No, vicepresidenza alla Lega e presidenza del Consiglio regionale a Forza Italia. Abbiamo un’ampia rosa di nomi pronti a rivestire con successo quel ruolo.

Esclude colpi bassi all’interno della coalizione?
Salvini ha compreso che su Fitto e Caldoro, aveva ragione Berlusconi. Noi di Forza Italia sappiamo come bisogna governare al Sud. Non dimentichi che il Cavaliere è un meridionale che parla milanese. Nessun colpo basso e noi a garanzia per tutto il centrodestra.

Forza Italia negli ultimi anni ha perso in Puglia potenti portatori di voti. Massimo Cassano e Simeone Di Cagno Abbrescia ora sono con il «nemico». Errore strategico?
Ho un ottimo rapporto personale con entrambi. Ed è stato un peccato averli politicamente persi. In politica contano il consenso e la capacità di aggregarlo, mai le vendette. Le nostre porte restano aperte al contributo di tutti coloro i quali vogliono collaborare al nostro progetto nazionale e locale.

Secondo lei, i più grossi fallimenti di Michele Emiliano?
Che Emiliano non abbia governato è sotto gli occhi di tutti. Penso alla Xylella, alla Sanità ormai distrutta, ad una regione in cui il coronavirus ha colpito poco rispetto al Nord, ma molto e con danni enormi rispetto alle altre regioni del Sud. L’incapacità di Emiliano del resto è certificata dalla presenza di altri due candidati nell’ambito di quella che è la maggioranza al governo nel Paese. Mi riferisco alla Laricchia e a Scalfarotto. Ovvero, Emiliano non piace neanche agli alleati di sinistra.

Tajani, dopo il voto regionale, con la crisi che sta colpendo famiglie e aziende e il Covid che rialza la testa, sarebbe favorevole ad un governo di unità nazionale?
No. Abbiamo offerto la massima collaborazione e ci hanno boicottato, andando avanti a voti di fiducia e bocciando i nostri emendamenti. Siamo e faremo opposizione, con responsabilità.

Il 20 e 22 si vota anche il referendum sul taglio dei parlamentari. Forza Italia che indicazioni darà?
Deciderà il comitato di presidenza, sebbene giudichiamo l’attuale riforma fatta male. Siamo favorevoli ad una rivisitazione del numero dei parlamentari, ma solo in un contesto ampio di riforme, come già proposto da noi.

A proposito di Coronavirus, cosa pensa dei negazionisti e di chi ha minimizzato il pericolo contribuendo all’attuale forte aumento dei casi? A Briatore vorrebbe dire qualcosa?
Personalmente uso sempre la mascherina e cerco di mantenere le distanze di sicurezza. Negare o non vedere è inutile e pericoloso perché la malattia c’è, anche se è sbagliato sfruttarla per fini politici come vorrebbe fare chi pensa ad un rinvio delle elezioni regionali: bisogna andare a votare, lo Stato deve fare tutto il possibile, il Governo deve fare tutto ciò che è possibile per tutelare la salute dei cittadini, far rispettare le regole e fare in modo che si possa andare a votare e poi si possa anche ripartire con la scuola. Detto questo, a Flavio Briatore, e a tutti coloro che al momento sono colpiti dal virus, faccio gli auguri di una pronta guarigione.

Roberto Calpista – La Gazzetta del Mezzogiorno – 29/08/2020

Tajani «Subito più poteri per Roma. Il nostro candidato sarà civico» – intervista a Il Messaggero – 29/08/2020

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Onorevole Tajani, a sinistra si sta pensando a un sottosegretario a Palazzo Chigi che si occupi di Roma. E voi del centrodestra state a guardare?
«Pd e grillini usano Roma per i loro giochi. Un sottosegretario nuovo sarebbe l’ennesima mossa propagandistica. La Capitale ha bisogno di serietà».

Non è che invece avete paura che Conte e i rossogialli prendano finalmente per le corna il toro della questione romana, e magari vi sconfiggano poi alle elezioni del 2021?
«Tutta questa loro dedizione ai problemi della Capitale non la vedo affatto. Al massimo, sottosegretario sì o sottosegretario no, faranno una task force, tanto ormai non si nega a nessuno e non serve a niente».

Anche voi del centrodestra però non state brillando.
«Noi però, liberi da ipoteche, senza avere il problema della Raggi che è una zavorra per i nostri avversari, abbiamo un’idea chiarissima di ciò che vogliamo fare per Roma».

E cioé?
«Ci batteremo, da qui a prima del voto del 2021, per far approvare la legge costituzionale su poteri e risorse per la Capitale, che abbiamo presentato alla Camera, a firma di tutti i parlamentari di Roma e del Lazio, con cui si porta a termine il percorso di rafforzamento inaugurato da Berlusconi nel 2009 con la legge per Roma Capitale. Prevede per la Capitale italiana uno status simile a quello che hanno Parigi, Berlino, Madrid. Non si può trattare l’Urbe come una città normale».

La legge Berlusconi è stata abbandonata per colpa della Lega, ma la Lega c’è ancora nella vostra coalizione.
«C’è però anche una consapevolezza diversa del fatto che l’immagine e la forza dell’Italia, senza il pieno riconoscimento legislativo e politico della sua città guida, non potranno crescere. C’è un discorso patriottico da fare su Roma e nel centrodestra questa sensibilità ormai è pienamente acquisita».

Guardi però che dare attuazione alla legge di Berlusconi 2009 è anche quello che dovrebbe fare il sottosegretario giallorosso.
«Li voglio vedere. Litigano su tutto, e non credo proprio che Roma rappresenterà il loro miracolo di pragmatismo e operosità. Non ci sono proprio i presupposti».

Il problema, anche per voi, non è che Roma è indebitata fino al collo?
«Bisogna ristrutturare il debito del Campidoglio, non facendo più spendere soldi ai cittadini per gli interessi. Ma facendo intervenire lo Stato. L’importante è che questa città capitale non deve essere messa sotto tutela né della Regione né dal governo e non può essere oggetto dei loro capricci. Se Zingaretti ha a cuore Roma, ceda i poteri ma la Raggi non li ha chiesti e lui non li vuole cedere».

La prima cosa da fare?
«La smettano con i balletti. La sindaca si dimetta per manifesta incapacità e tutte le forze politiche presentino al più presto candidati non improbabili».

Voi perché non avete ancora il candidato?
«Lo stiamo cercando e non è facile da trovare. Dev’essere una figura modello Bertolaso. Un uomo del fare».

Ma esiste a Roma una figura del genere?
«Fuori dal mondo della politica va individuato. E dev’esser uno, o una, capace di volare alto per quanto riguarda le ambizioni di Roma e il suo sviluppo al servizio anche dell’Italia e allo stesso tempo in grado di garantire il funzionamento ordinario di questa metropoli. L’importante è che tuteli l’interesse generale e non quello di un partito o di un altro».

Nomi?
«Siamo per ora all’identikit. Un sindaco manager. Che sia espressione larga della città, trasversale e non autoreferenziale. L’importante è che abbia solo Roma come sua ambizione. E non, come accade agli esponenti della sinistra e alla Raggi, che pensi poi a come riposizionarsi. I danni che la Raggi ha fatto alla città non possono essere ripetibili perché Roma e già allo stremo e ha pagato fin troppo per colpa dell’incapacità al potere in questi anni umilianti».

Il programma qual è?
«C’è per esempio da sburocratizzare. Da velocizzare ogni processo decisionale. Non possiamo bloccare i lavori pubblici perché lo vuole una soprintendenza. Si faccia un museo se si scoprono area archeologiche e si vada avanti. C’è una cultura del vincolo che è diventata immobilismo e Roma invece ha bisogno, nel rispetto delle regole, di sviluppo e di futuro. Occorre un salto di qualità, un surplus di ambizione, fantasia e creatività. E, appunto, l’attuazione di quelle leggi che possano garantire alla Capitale una svolta nel campo dei trasporti, della viabilità, della pulizia e del decoro, e anche nella sicurezza pur non dipendendo solo dal sindaco».

 

Mario Ajello – Il Messaggero – 29/08/2020

«Ora basta dialogo. Sulle elezioni locali l’esecutivo rischia» – Intervista al Corriere della Sera

 

Con il patto «anti-inciucio» siglato due giorni fa dai tre leader del centrodestra «parte un’azione e assieme un cammino per portare la nostra coalizione al governo». Lo dice Antonio Tajani, vice presidente di Forza Italia, spazzando via ogni dubbio su un eventuale appoggio al governo, ipotesi di cui a lungo si è a ragionato: «Noi abbiamo offerto il nostro aiuto per il bene dell’Italia, non del governo. Non ci hanno mai ascoltati, nemmeno invitati a palazzo Chigi come Conte aveva promesso. Il nostro spirito di servizio è stato scambiato per appoggio politico, che non è mai esistito».

Quindi si chiude ogni capitolo per una futura collaborazione?
«Certo, ma non era un capitolo aperto. Noi abbiamo fatto proposte, eravamo pronti a un confronto. Ma il governo non si è mosso. Perché non hanno alcuna visione strategica. Vanno avanti con misure assistenzialiste, stataliste, che non porteranno a nulla. Anche Draghi lo ha detto: una cosa è fare debito buono, altra debito cattivo».

Draghi possibile premier in caso di necessità come lo vedrebbe?
«Non credo proprio che sia interessato. Lui da economista serio fa analisi serie, e noi le condividiamo».

Ma voi vi sentite pronti ad essere alternativa al governo per far uscire il Paese dalla crisi solo perché avete siglato un patto?
«Ci sentiamo pronti perché quel patto si basa su contenuti e su una visione strategica del Paese. Infrastrutture per rilanciare il Paese, presidenzialismo per un governo stabile e forte, riforma della giustizia che significa anche efficienza e Pil. I soldi che l’Europa è disposta a dare arrivano se i piani su come spenderli sono credibili. E noi sappiamo cosa fare».

In concreto significa che siete pronti a chiedere le elezioni se le Regionali dovessero vedervi vincenti?
«Le Regionali diranno molto su quello che pensano gli italiani, visto che si vota in maniera omogenea in tutto il territorio. Inoltre è evidente che il solo fatto che noi ci presentiamo uniti ovunque e che loro sono divisi quasi dappertutto, addirittura con ministri che già si appellano al voto disgiunto, significa molto e può avere conseguenze. Certo, il loro attaccamento al potere non renderà le cose facili. Sarà il presidente Mattarella a valutare la situazione».

Giorgia Meloni è pronta a scendere in piazza per ottenere il voto.
«Ne parleremo, siamo forze diverse con diversi approcci e FI è centrale, essenziale, trainante quindi decideremo assieme. Ma in ogni caso, il governo è a rischio, perché prima o poi i nodi vengono al pettine, le contraddizioni esplodono».

Teme un rinvio delle Regionali?
«Hanno una gran paura, è un altro segnale di debolezza. Noi vogliamo si voti, rispettando le regole di sicurezza. E come giustamente ha chiesto il nostro candidato in Campania Caldoro, vorremmo che i presidenti di Regione fossero commissariati sull’emergenza, perché non possano usare il Covid a fini elettorali».

Tajani: «Ora Fi impari dal Napoli di Gattuso, si vince di squadra» – Il Mattino 18/08/2020

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«Ora tutti devono correre, non è più il tempo delle polemiche. Dobbiamo farlo per Forza Italia, per Stefano Caldoro e soprattutto per i cittadini campani che vivono in una Regione mal governata».
Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, prova a dare la scossa, da settimane è impegnato sul dossier delle regionali in Campania: un compito complesso, affidatogli direttamente da Silvio Berlusconi, soprattutto nel provare a depotenziare e far rientrare tutti i dissidi interni al partito in Campania. La pace di Ferragosto siglata in Fi secondo l’ex presidente del Parlamento europeo riesce a tenere, anche se le dichiarazioni contro Caldoro da parte di Armando Cesaro nell’intervista di ieri al Mattino fanno ancora discutere.

Cesaro junior ha ammesso che rispetterà gli accordi e si impegnerà per le elezioni, ma dice pure che si aspettava di essere difeso da Caldoro e dal partito. Come ne esce Fi dopo essersi fatta imporre da Salvini il suo passo indietro?

«Lei vorrebbe che in un partito, in vista di elezioni importanti, non ci fossero fibrillazioni? Utopia. Il nostro è un partito vivace, ma analoghe discussioni ci sono ovunque, è un gioco delle parti. Smettiamola però di dire che Salvini impone scelte a Fi, è stato Cesaro stesso a ritirare la propria candidatura. Noi siamo in una coalizione e non siamo succubi di nessuno».

Il diktat di Salvini ha però colto nel segno.

«C’era un diktat pure sulla ricandidatura di Caldoro, poi alla fine ha prevalso la linea di Berlusconi e l’ha spuntata. Non per ragioni di simpatia, ma perché Stefano ha già dimostrato di essere un ottimo amministratore ed è quello che serve alla Campania. Del resto quando Berlusconi scende in campo arrivano solo vittorie e siamo una risorsa per l’intera coalizione: abbiamo presentato tre candidati in Molise, Calabria e Basilicata e vinto tutte le competizioni. Proprio in Basilicata tutti davano il nostro candidato, Vito Bardi, per spacciato. Poi alla fine ha vinto, chissà che non accada anche con Caldoro, ce la possiamo fare».

La poltrona di coordinatore di Mimmo De Siano regge dopo le liti sulle liste?

«De Siano è stato responsabile, serio, affidabile. Tutta la classe dirigente lo è stata proprio perché si è arrivati ad un accordo. Saranno tutti candidati ad espressione di tutte le anime del partito. Ora però basta discussioni, bisogna lavorare tutti per il simbolo: da Paolo Russo a Fulvio Martusciello, da Mimmo De Siano a Luigi e Armando Cesaro e ai deputati di Salerno come Luigi Casciello e Enzo Fasano. Facciamo come il Napoli di Gattuso in Coppa Italia, si vince di squadra, non facendo la conta tra vinti e vincitori».

Non crede sia complesso battere De Luca?

«De Luca è un buon attore, ma in questo campo Napoli ha avuto di meglio se pensiamo a Troisi o Totò. Qui di attori non ne servono, ma ci vuole gente seria e capace. Se i 5 Stelle, sulla scorta degli accordi di Palazzo con il Pd, fanno già desistenza nella battaglia alla sinistra, allora noi dobbiamo essere la vera alternativa, quella che dà soluzioni, non che specula sui problemi».

Confida nelle inchieste sulla sanità in Campania sulle spese per l’emergenza Covid?

«Neppure per scherzo, noi siamo garantisti e la magistratura farà il suo corso. La questione non è giudiziaria. Al di là del Coronavirus dove si è svelato il bluff di De Luca visto che i contagi risalgono, la vicenda riguarda come gestire la sanità e i cittadini campani le vedono ancora oggi le barelle in mezzo ai corridoi degli ospedali. Parliamo di un governatore che non si batte neppure per usare i soldi del Mes che l’Europa ha stanziato, in Campania sarebbero diversi milioni».

Caldoro ha scritto al presidente Mattarella chiedendo di commissariare De Luca per l’emergenza Covid. Intravede anche lei un pericolo di conflitto di interessi per chi è sia candidato che amministratore in questo momento? Le elezioni andrebbero rinviate?

«Trovo giustissime le perplessità di Caldoro che sono anche mie. Non so se le elezioni si svolgeranno, ma servirà un’attenta riflessione su questa sovrapposizione di ruoli e funzioni del governatore che possono pregiudicare lo svolgimento democratico del voto. Soprattutto se parliamo di un personaggio come De Luca che ama giocare a fare il John Wayne e a emettere e ritirare ordinanze. Non è un caso se in Calabria e Basilicata, Regioni dove ci sono nostri governatori, le discoteche siano state chiuse prima che lo decidesse il governo».

Avrà pure un giudizio critico su De Luca, ma un bel po’ di esponenti di Fi sono andati a rimpolpare le sue liste. È un caso?

«Un conto sono i candidati, un altro gli elettori e queste scelte, di solito, sono sempre punite nelle urne».

Giorgia Meloni ha svolto un’iniziativa elettorale con Caldoro, Berlusconi ci sarà. Salvini come mai non viene a tirare la volata?

«Tutti i leader sono impegnati ovunque si vota. Berlusconi è un napoletano che parla milanese, di certo sarà con noi per dare la scossa per una vittoria che non è impossibile. Da cittadino onorario di Vietri sul Mare, da dove viene la mia famiglia, conosco bene la Campania e so che ce la giocheremo fino alla fine questa partita».

 

Valentino Di Giacomo – Il Mattino – 18/08/2020

Tajani «Così è il Venezuela. Il governo ha perso la sua credibilità» – intervista a Il Messaggero 9/8/20

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«Il punto è chiaro: il governo ha perso la sua credibilità. Per mesi ha fatto credere a milioni di italiani che contro il Covid si muoveva sulla base delle indicazioni degli scienziati. Indicazioni tenute segrete. Ora emerge invece che ha attuato scelte politiche. La prima cosa che viene in mente di fronte a un comportamento simile è che le scelte degli scienziati siano state tenute segrete perché così era più facile tenere in piedi il governo e allargarne i poteri. Ma scelte di questo genere non sono da paese Occidentale, fanno pensare a un clima venezuelano».

Al telefono, dal suo fresco buon retiro di Fiuggi, il numero due di Forza Italia Antonio Tajani attacca a fondo il governo Conte.

Onorevole Tajani ma non le pare di esagerare?

«Ma neanche un po’. Non capisco come sia possibile che una relazione riservata, anzi segreta, del Comitato Tecnico Scientifico stilata il 3 marzo arrivi al presidente del Consiglio il giorno 5. Non era uno studio filosofico ma una relazione su un argomento caldissimo, come l’istituzione di nuove zone rosse in Lombardia, che in quei giorni preoccupava tutti i 60 milioni di italiani».

Lei non crede alla versione fornita dal premier?

«Non è questo il punto. Come minimo, stando proprio alle dichiarazione di Conte, mi pare che quella relazione sia stata sottovalutata dallo staff di Palazzo Chigi. O forse non è stata letta e comunque non è stata consegnata al premier con la doverosa solerzia. Chi e quanto ha sbagliato?».

Sta chiedendo ulteriori dettagli a Conte?

«Nello stesso interesse del presidente del Consiglio è doveroso che si presenti alle Camere per un chiarimento. Un chiarimento che non può essere limitato alla cronologia degli avvenimenti ma che dovrà allargarsi alle stesse scelte politiche del governo».

E normale che l’opposizione definisca sbagliate le scelte del governo.

«Ma qui c’è molto di più».

E cosa?

«lo pur essendo un esponente di una forza di opposizione riconosco al governo di aver dovuto affrontare un tornante brutto e imprevisto. Ne sono usciti dicendo che tutte le forzature, termine improprio, che facevano erano dettate dalle indicazioni degli scienziati e dall’emergenza sanitaria. Ebbene ora scopriamo che le indicazioni della scienza non venivano rispettate. E allora la storia cambia completamente».

il governo ha agito in malafede? 

«Non credo sia stato travolto dagli avvenimenti. Ha fatto scelte non dettate dalla scienza dicendo di farlo e dunque ha sbagliato due volte. Non posso dimenticare i provvedimenti frontali adottati contro una timidissima riapertura varata dalla presidente della Calabria, loie Santelli, in nome delle indicazioni degli scienziati. Era un confronto sulla salute pubblica o uno scontro che aveva l’obiettivo di assicurare i pieni poteri all’esecutivo?».

Conte ha superato i limiti costituzionali?

«Avverto i segnali di un clima venezuelano. Lo vedo nell’esautorazione del ruolo del Parlamento, nella scelta sbagliata di chiudere tutto danneggiando economicamente il Sud ma anche nell’assistenzialismo diffuso che caratterizza i provvedimenti economici dell’esecutivo e nell’espansione del ruolo dello Stato».

E la gestione della pandemia ha favorito questo disegno?

«Il governo Conte è un esecutivo debole per mille ragioni, non ultima i numeri ballerini in Senato. La gestione accentrata della crisi e la scelta di usare strumenti amministrativi come i Dpcm non controllati dal Parlamento, la strana secretazione di atti tecnici sono tutti strumenti utili a tenere in piedi un governo non all’altezza. Di questo Conte dovrà rispondere al parlamento e agli italiani».

 

 

Il MessaggeroDiodato Pirone – 09/08/2020

«L’Italia parli alla Ue per chiudere i confini del Mediterraneo» – intervista al Corriere della Sera 14/07/2020

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Tajani: pronti a collaborare, ma no al governo

ROMA –  Non servono i «pieni poteri» del presidente del Consiglio prorogati fino a fine anno per «affrontare l’emergenza e tutelare la salute pubblica». Servono invece «decisioni, non tentennamenti». E Forza Italia, dice il suo vicepresidente Antonio Tajani, è pronta a collaborare «per il bene dell’Italia», ma non ad avallare «metodi che travalicano i confini tra i poteri, esautorando il Parlamento, come ha spiegato bene Cassese sul Corriere della Sera ».

Conte ha spiegato che una proroga dello stato di emergenza può servire per prendere decisioni immediate.
«Ma se fosse necessario il Consiglio dei ministri e il Parlamento ci metterebbero poche ore a decretare e votare un nuovo stato di emergenza. E comunque oggi il pericolo maggiore non viene dal fronte interno ma da quello esterno. Su questo vorrei vedere agire il governo».

Si riferisce agli sbarchi di migranti, alcuni positivi al Covid, in Calabria e Sicilia?
«Esattamente, è un problema serissimo. Il governo dovrebbe porre in Europa il tema di una possibile nuova ondata del virus provocata da arrivi di immigrati clandestini che peraltro causano anche tensioni sociali, proprio per il rischio sanitario che comporta un afflusso incontrollato. Paradossalmente, mentre si bloccano immigrati magari regolari in arrivo dal Bangladesh, i clandestini entrano grazie ai barconi. Bisogna valutare la chiusura delle frontiere del Mediterraneo e dei Balcani almeno fino a quando il mare, in piena estate, favorisce gli arrivi».

Ma voi siete aperti a collaborare col governo o no?
«Noi siamo lineari e chiari: sosteniamo il Paese, non il governo. Chiediamo che si facciano cose concrete e giuste, e quindi sul Mes – che ci aiuta ad affrontare l’emergenza sanitaria anche sui grandi temi delle scuole, o dei trasporti – diremo sì. È la nostra posizione».

A costo di rompere il centrodestra?
«Ma il centrodestra non si fonda mica solo sul Mes, che è uno strumento importante certo ma non esaurisce una politica. Il centrodestra ha diverse anime, ma non si divide: è e resta opposizione».

Ma se il governo rischiasse di cadere, voi che fareste?
«Che cada, mica siamo qua a risolvere i loro problemi! Noi collaboriamo facendo proposte, dando idee, anche sostenendo le posizioni favorevoli all’Italia in sede europea a partire dal Recovery fund, ma la nostra disponibilità resta senza risposta. Tutto quello che proponiamo viene respinto. Non possiamo solo avallare le loro decisioni».

Ma c’è la possibilità che FI possa far parte di un governo con una base parlamentare più forte e ampia?
«Non c’è spazio per governissimi o larghe intese. Non potremo mai andare con chi ha una visione dello Stato opposta alla nostra, uno Stato imprenditore come si capisce dall’atteggiamento su Autostrade e le velleità del ritorno alla vecchia Anas, o con chi non critica Maduro, o è tremebondo rispetto alla crisi di Hong Kong. Noi siamo opposizione. Responsabile, ma opposizione».

 

 

 

Paola Di Caro – Corriere della Sera – 14/07/2020 

Antonio Tajani «Berlusconi si candiderà alle politiche. No al governissimo, noi non tradiamo» – intervista a Il Messaggero – 05/07/2020

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«Ora che è candidabile sono sicuro che Berlusconi ci guiderà anche alle prossime politiche. Per adesso si sta battendo in Europa, ma penso che guiderà FI come sempre, non abbiamo un altro leader, è insostituibile».
Antonio Tajani, vicepresidente di FI, ieri era in piazza insieme a Matteo Salvini e Giorgia Meloni per chiedere il voto.

 

Ma lei sul serio crede che questo governo possa cadere?
«Non ha vita lunga. Noi pensiamo che la strada sia quella delle urne. Non siamo per l’unità nazionale o per il governissimo. Poi se una parte del M5S vorrà appoggiare un governo di centrodestra ben venga».

In realtà in tanti in FI gradirebbero un esecutivo istituzionale, guidato da una personalità come Draghi…
«In un momento in cui c’è una crisi economica senza precedenti non possiamo perdere tempo in alchimie. Se dovesse cadere il governo sarà il Quirinale a fare le valutazioni e noi del centrodestra ci riuniremmo per valutare il da farsi».

Centrodestra unito ora e anche in futuro?
«Assolutamente sì. E’ una coalizione poliedrica. FI ha altri toni ma non pensiamo di poter tradire la coalizione. L’alleanza non si spaccherà mai».

Torniamo a Berlusconi, lei ieri a piazza del Popolo ha rilanciato la battaglia sulla giustizia.
«Il plotone di esecuzione che c’è stato contro di lui poteva esserci contro chiunque. Senza quella sentenza pilotata il centrodestra sarebbe al governo. Hanno cambiato la storia dell’Italia».

Ma ora che cosa chiedete?
«Una commissione d’inchiesta che accerti la verità. Non faccio nomi, ma bisogna capire se c’è stato un regista nel disegno costruito per far fuori Berlusconi. La verità è che nel 1946 Togliatti ha pensato di occupare la giustizia, infilando tutti i magistrati di sinistra. Nel tempo è cambiata la regia ma la trama è sempre la stessa. C’è stata Magistratura Democratica, ci sono state le correnti. Basti pensare che il giudice Esposito è uno che scrive sul Fatto quotidiano, non è certo un indipendente».

Anche Renzi ha espresso solidarietà a Berlusconi.
«Sono contento che abbia cambiato idea e si sia ravveduto, evidentemente è stato toccato dal punto di vista personale dalle vicende giudiziarie. Mi preoccupa il silenzio di Pd e M5S. Chi tace acconsente… Il ‘caso Berlusconi’ riguarda tutti, innanzitutto la magistratura visto che tanti giudici si impegnano con grande correttezza».

Salvini ha ricordato ieri la vicenda del Cavaliere durante la manifestazione. E’ pronto secondo lei a fare il leader e il candidato premier dell’alleanza?
«Da lui e dalla Meloni sono arrivati dei segnali importanti di vicinanza. Per quanto riguarda il candidato premier della coalizione sarà scelto dal partito che prenderà più voti. Tra FI, Fdi e Lega c’è un comune denominatore».

C’è differenza nell’atteggiamento nei confronti della Ue…
«Per noi il Mes è una questione contabile, non politica. Pensiamo che utilizzarlo sia conveniente ma il centrodestra non si fonda sul Mes. Ne parleremo tra di noi, ma la questione fondamentale è che la pensiamo allo stesso modo sulla necessità di tagliare le tasse, la burocrazia, sulla centralità della persona, sulla politica estera. In piazza abbiamo presentato il nostro programma per l’Italia, le nostre proposte».

Il Pd però vi tende la mano, vuole un dialogo soprattutto sulla legge elettorale.
«Sulla legge elettorale è prematuro parlarne, i problemi sono all’interno della loro maggioranza. Noi siamo alternativi alla sinistra, non c’è possibilità di interloquire. La nostra disponibilità al confronto è per gli italiani. ma non siamo certo subalterni. Loro vogliono lo Stato imprenditore, noi siamo per un economia di mercato. In Italia non c’è la possibilità di una ‘maggioranza Ursula’. E comunque vogliono ridurre le tasse oppure no? Vogliono tagliare la burocrazia? Per ora vedo solo dichiarazioni d’intenti».

Conte però ha detto di volervi incontrare.
«Per ora non vedo un clima di collaborazione. Il premier non fissa la data perché non sa cosa dirci e cosa dire alla sua maggioranza. Ci hanno bocciato tutti gli emendamenti, anche quello sulla golden share per sostenere l’italianità delle nostre imprese. Voteremo lo scostamento di bilancio solo se ci ci sarà una riduzione delle tasse».

Intanto anche in FI c’è chi ha paura di una deriva sovranista.
«Non siamo appiattiti nei confronti di nessuno. Manteniamo orgogliosi la nostra identità».

 

 

Emilio Pucci – Il Messaggero – 05/07/2020

Tajani «In piazza per dare un segnale a Conte» – intervista a Il Tempo – 03/07/2020

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«Al governo manca una visione strategica, non può risolvere i gravi problemi del nostro Paese». Il vicepresidente di Forza Italia ed eurodeputato, Antonio Tajani, ribadisce di essere pronto a collaborare con il premier Conte ma, sottolinea, «collaborare significa “lavorare con” e non parlare tanto senza decidere niente».

Onorevole Tajani, il 4 luglio Forza Italia sarà a Piazza del Popolo, con FdI e Lega, per manifestare contro il governo, soprattutto per chiedere interventi urgenti per il lavoro. Non salva niente dei provvedimenti del premier Conte?
«Non c’è stata alcuna soluzione ai problemi che ci troviamo di fronte e peraltro il governo e la maggioranza che lo sostiene non ci hanno mai coinvolti. Ora ci chiedono di votare un altro scostamento di bilancio, vogliamo sapere cosa vogliono fare con questi soldi. La manifestazione di sabato serve per dare un segnale chiaro, per ribadire la necessità delle riforme, partendo dalla giustizia. Ovviamente la nostra iniziativa di protesta rispetterà tutte le regole previste e avrà una partecipazione limitata».

Il centrodestra ha già autorizzato uno scostamento di bilancio di 80 miliardi. Come crede siano stati impegnati quei fondi?
«Molto male. Non c’è una visione strategica né una politica industriale o a favore delle imprese ma soltanto interventi assistenzialistici e bonus inutili. Dall’inizio dell’anno sono stati persi 500 mila posti di lavoro, la disoccupazione giovanile è quasi al 24 per cento, questi problemi non si risolvono con i bonus o con l’entrata dello Stato nelle società private. Serve una riforma fiscale e della burocrazia, bisogna ristrutturare la sanità, lanciare un altro piano casa e un vasto programma di infrastrutture».

Il premier Conte ha annunciato una riforma fiscale proprio pochi giorni fa. Non ci crede?
«Questo governo parla tanto ma fa pochi fatti. In questi mesi non si è visto nulla. Basta sentire gli imprenditori. Ma se il bonus turismo è accettato da quattro alberghi su cento significa che è sbagliato. L’avevamo detto a Conte ma non ci ha ascoltato. Era meglio dare la possibilità di detrarre dalle tasse le spese per le vacanze».

Il lavoro è l’emergenza principale.
«Se non c’è un intervento adeguato, settembre, ottobre e novembre saranno mesi difficili. Bisogna mettere le imprese nelle condizioni di lavorare invece la maggioranza continua a litigare su tutto e i prestiti garantiti dallo Stato, che avevamo proposto anche noi, sono arrivati con grandi ritardi e in modo molto complicato».

Pensa che la maggioranza non riuscirà a trovare compromessi e a portare avanti un piano comune?
«Sono quattro partiti diversi, Conte cerca di mediare per tentare di rimanere quanto più possibile presidente del Consiglio ma non risolve i problemi. Basta girare per la strada o vedere le condizioni di tante imprese, c’è un enorme scontento. Per non parlare poi della scuola, un disastro. Stanno anche distruggendo gli istituti paritari. Del resto nella maggioranza non potranno mai andare d’accordo, sono troppo distanti».

Siete sempre disponibili a dare una mano o ci avete ripensato?
«Disponibili, ma con le proposte non con i voti per salvare il governo. Anche se restiamo convinti di approvare il Mes perché avremo subito tanti soldi con interessi bassissimi».

Il premier ha detto che per ora l’Italia non ne ha bisogno, anche se la maggioranza è spaccata: il Pd lo vorrebbe, il M5S no.
«Peraltro se non prende questi soldi, rischia pure di non avere nemmeno quelli del Recovery Fund».

Che idea si sono fatti in Europa dell’atteggiamento del governo italiano?
«Non capiscono. Prima chiediamo aiuto e poi non lo prendiamo, pensano che non ne abbiamo bisogno».

Però sul Mes è diviso anche il centrodestra. Forza Italia spinge per utilizzare questi 36 miliardi mentre Lega e Fratelli d’Italia sono contrari.
«Dico anche a loro di valutare bene, è una questione contabile non politica».

La strategia di Berlusconi della distinzione di Forza Italia rispetto a Lega e FdI ha funzionato. Il partito cresce nei sondaggi.
«Non abbiamo mai rinunciato alla nostra identità e ne siamo orgogliosi ed è un vantaggio per tutto il centrodestra».

In un’intervista a «Repubblica» Berlusconi ha detto di essere pronto ad entrare in un governo con una maggioranza diversa da quella che sostiene Conte.
«Intendeva una maggioranza di centrodestra, siamo sempre stati contrari al governissimo».

Eppure Conte ha lodato la «responsabilità» di Forza Italia…
«Non creda in questo modo di dividere il centrodestra».

 

 

 

Alberto Di Majo – Il Tempo – 03/07/2020

Tajani «Il premier sia esplicito sul Salva Stati o Forza Italia non voterà lo scostamento» – intervista a Il Messaggero 30/06/20

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Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, non voterete lo scostamento di bilancio se Conte non dirà parole chiare e definitive sul Mes?
«Certo, noi vogliamo capire cosa intenda fare il governo. Abbiamo votato due volte lo scostamento di bilancio, la seconda volta siamo stati determinanti. Ora non diremo sì a scatola chiusa, senza una visione».

Che passa dall’adozione del Mes in Italia?
«Non è una faccenda ideologica. Si tratta di tutelare la salute degli italiani. E’ una priorità: abbiamo 37 miliardi a costo zero, qualsiasi ricerca di denaro costa di più. Rispetto ai titoli di Stato c’è un risparmio di 5 miliardi. Di cosa stiamo parlando? Così facendo potremo spostare i fondi per la sanità, previsti già nel nostro bilancio, sulle infrastrutture di cui ha bisogno il Paese».

Ma ci sono una serie di problemi. Il primo è rappresentato dal premier: il Mes per Conte è un tema divisivo, il M5S non lo vuole.
«Cercherò di essere più esplicito. Siccome Conte chiede che l’opposizione collabori per il bene del Paese, e non del governo, noi siamo pronti. Ma vogliamo conoscere la strategia dell’esecutivo per la ripresa. E il Mes rientra in questa visione complessiva».

Ma il centrodestra è spaccato: come pensa di convincere Salvini e Meloni?
«A Matteo e Giorgia dico: il Mes è utile per sistemare la sanità del nostro Paese e delle regioni che governiamo insieme. Dalla Lombardia all’Umbria, passando per quelle che andremo a vincere a settembre. Qui non c’è la Troika, come con la Grecia e né è un capriccio della Germania. Bisogna che gli esperti di Lega e Fratelli d’Italia facciano una studio serio su questi fondi».

Punta sulla spinta governatori di centrodestra per portare i suoi alleati verso il sì?
«La Lega è per l’autonomia?Bene, quei soldi servono agli ospedali, ai reparti, a potenziare le università, a non farci trovare impreparati se dovesse ritornare il coronavirus. Confido nel pragmatismo dei governatori che si sono trovati in prima linea a gestire l’emergenza».

Ma Forza Italia è responsabile nei confronti degli italiani o potrebbe diventare Responsabile anche in Senato se servissero voti alla maggioranza?
«Siamo pronti a sostenere il Mes, ma se il governo è arrivato al capolinea deve rendersi conto che davanti agli interessi dei partiti c’è quello degli italiani. Noi continuiamo, dall’opposizione, a fare la nostra parte. Come con la proposta di un credito d’imposta per i territori colpiti dal virus e dal terremoto: Lazio, Umbria e Marche».

Tra Forza Italia e il resto della coalizione ci sono delle differenze insanabili sull’Europa: alla fine non emergeranno in maniera dirompente?
«Se parliamo di Mes parliamo un’operazione bancabile. Non è un dogma. Non sto dicendo che voglio lo Stato nelle imprese. Se parlo di euro credo che nessuno possa negarne l’imprescindibilità. Altrimenti il nostro Paese colerebbe a picco».

Anche sulla cancelliera Merkel avete idee molto diverse.
«Merkel ha una visione politica, se l’Italia va in crisi va a picco l’industria dell’auto tedesca. Stesso discorso per i nostri rapporti con la Francia».

Passiamo a Roma: c’è il nome del candidato sindaco?
«Noi di Forza Italia abbiamo un’idea: serve una persona che non sia un politico di professione, un uomo, o una donna, che abbia capacità di fare e di decidere. Roma non può essere un luogo di mediazione della politica».

Ha in testa Guido Bertolaso?
«Non ho parlato con Guido, ho in testa però un “modello Bertolaso”. Un sindaco che non usi Roma come un trampolino per la politica e che intervenga con vigore su trasporti e rifiuti, sanando le piaghe lasciate da Raggi».

Sembra però non esserci la fila per candidarsi a Roma.
«Su 3 milioni di abitanti, come centrodestra, troveremo la figura giusta: che sia un prefetto, un amministratore, un manager poco importa. L’importante è che sia forte, autorevole e operativo. In grado di riportare la Capitale ai vertici del mondo: perché Londra e Parigi hanno più turisti di noi? Perché non si riesce ancora a dare i giusti poteri a Roma mentre si parla di autonomia regionale?».

Ma quando inizierete a lanciare il nome del candidato sindaco?
«Dopo le regionali di settembre».

L’addio di Berlusconi a Palazzo Grazioli è il segno dei tempi per FI?
«No, la nostra sede rimane in centro. Il Presidente cambierà residenza, ma rimarrà più attivo che mai».

Il suo ricordo più bello a Palazzo Grazioli?
«Quando vi entrai, dopo essere stato eletto presidente del Parlamento europeo: fu una grande gioia per tutti. Una delle tante vissute insieme a Berlusconi. A proposito: ha visto che anche i suoi detrattori si stanno ricredendo su di lui?».

 

 

Simone Canettieri – Il Messaggero – 30/06/2020

“Serve un processo. L’Italia lo pretenda senza colpire i nostri interessi industriali” – Intervista a ‘La Repubblica’

«Io credo che sull’omicidio Regeni non si possano avere tentennamenti: l’Italia deve pretendere che i colpevoli vengano processati e condannati, in un tribunale italiano o egiziano poco conta, l’importante è arrivare alla verità sulla morte di Giulio». Il vicepresidente del Ppe, Antonio Tajani, numero 2 di Forza Italia, non ha dubbi su quale posizione debba assumere Roma nei confronti del Cairo. «Badando però», avverte, «a non compromettere gli interessi nazionali. Una cosa sono i rapporti commerciali con un Paese amico e strategico per la nostra economia e gli equilibri geopolitici, altro la necessaria cooperazione giudiziaria».

Finora Al Sisi si è mostrato tutt’altro che collaborativo. Quali armi ha l’Italia per convincerlo a processare i suoi uomini?

«Le anni della politica e della diplomazia, facendo leva sul ruolo fondamentale che l’Italia ha nel Mediterraneo come fattore di stabilità e di pace, a dispetto dei recenti errori commessi dal nostro governo, anche sulla Libia. L’Italia ha tutto il diritto di ottenere un regolare processo».

Ma senza questa certezza i rapporti bilaterali con l’Egitto vanno riconsiderati, a partire dalla vendita delle due Fregate Fremm?

«Io credo che le due cose debbano essere tenute separate. L’Italia deve essere così abile politicamente da far capire ad Al Sisi che non consentiremo che l’omicidio di un nostro connazionale resti impunito e al tempo stesso difendere i nostri interessi industriali. Esigere verità e giustizia non può essere barattato con i rapporti commerciali, ma nemmeno li deve ostacolare».

A proposito di interessi nazionali, sulla Libia l’Italia ormai gioca da comprimario rispetto a Russia e Turchia. Di chi è la colpa?

«La Libia è la dimostrazione che senza una politica estera a livello europeo rischia di perdere l’Europa tutta, non solo noi. Nel continuo braccio di ferro fra italiani e francesi, con gli inglesi che hanno interferito, ora in quell’area non conta né l’Italia né la Francia. Ma la Libia è fondamentale per coprire il nostro fabbisogno energetico, per il controllo delle rotte migratorie… In politica non esistono spazi vuoti: se tu li lasci, li riempiono gli altri. E gli interessi turchi confliggono, per tante ragioni, con quelli italiani».

Dove sbaglia il governo Conte?

«L’Italia non può avere una politica estera altalenante. Non si può accettare, per esempio, che attraverso la Via della Seta i cinesi colonizzino il meglio dell’impresa italiana. Guai a vendergli i porti di Taranto e Trieste, diventerebbero le teste di ponte per fagocitare asset e tessuto produttivo. Già fanno dumping su tanti settori, dalla ceramica all’acciaio, comprano per allargare la loro sfera di influenza. Ed esportare un modello che non rispetta i diritti umani».

Ce l’ha col ministro Di Maio?

«Il M5S sta facendo danni all’Italia perché ideologizza la politica estera. Senza un legame forte con l’Europa, un’alleanza con gli Usa, un ruolo nel Mediterraneo l’Italia si indebolisce. C’è uno strabismo verso tutta la filiera cinese: penso al Venezuela. Quando la stragrande maggioranza dei paesi europei riconobbe Guaidò presidente ad interim, noi rifiutammo. In America latina ci si schiera con le dittature chaviste e terzomondiste, mentre il popolo muore di fame e subisce violenze».

Però pure Salvini guarda più a Putin che a Trump ed è ostile all’Europa. Come fate ad andare avanti se la pensate all’opposto?

«La Russia dev’essere un interlocutore. E comunque noi siamo una coalizione, non un partito unico, determinata anche dall’attuale legge elettorale. Fi fa parte del Ppe e non ha intenzione di rinunciare alla sua identità. Il Coronavirus dimostra che sarebbe un suicidio politico uscire dall’Europa».

Intanto FI sostiene il governo e Lega e Fdl alzano le barricate…

«Noi non sosteniamo il governo, sosteniamo l’Italia. E voteremo a favore del Mes se serve per risistemare la sanità, Così come abbiamo votato, e siamo stati determinanti, sullo scostamento di bilancio».