«Nessun soccorso a Conte. Se si vota, siamo pronti» – Intervista a ‘Il Mattino’

Onorevole Antonio Tajani, pensa che il governo Conte 2 sia al capolinea? 
«Gli italiani stanno assistendo a questo scontro nella maggioranza mentre il Paese sta attraversando una drammatica crisi sanitaria in cui è necessario programmare le risorse europee del Recovery fund e porre in atto tutte le procedure per evitare la terza fase dell’epidemia. Qui la gente si ammala e muore, le imprese chiudono, l’economia ristagna e loro parlano di poltrone. E non si rendono conto che rischiamo di perdere le risorse di Bruxelles».

E se Italia Viva uscisse dalla maggioranza? 
«È una questione del tutto interna all’alleanza di governo. Loro l’hanno creata e loro devono risolverla. A noi interessa il bene del Paese e offrire il nostro contributo per migliorare la vita degli italiani».

Dunque sareste disponibili a sostenere un altro governo? 
«Il centrodestra è unito. Ma una cosa è certa: non faremo da stampella a nessuno, non ci saranno soccorsi azzurri, azzurrini e di altra tinta, né potremmo mai sostenere governi con forze di sinistra. Poi deciderà il capo dello Stato. Se si dovesse andare al voto, noi siamo pronti. E lavoreremo sempre insieme a tutto il centrodestra».

Ma crede che le questioni poste da Renzi siano fondate o strumentali per disarcionare Conte e modificare gli equilibri nella maggioranza? 
«Sul Mes e sul ponte sullo stretto di Messina siamo d’accordo. Ma a noi non interessa cosa pensa Renzi. A noi preme offrire al Paese un contributo in termini di idee, progetti e capacità operativa».

E lo avete fatto? 
«Abbiamo presentato un documento di 250 pagine nel quale affrontiamo e definiamo le nostre priorità sui fondi del Recovery plan che senza riforme reali l’Europa non ci darà».

E che risposte avete avuto? 
«Nessuno dal governo ci ha chiamato o consultato. Eppure di Unione europea capiamo qualcosa, no?».

Quali riforme ritenete prioritarie? 
«Fisco, giustizia, snellimento degli apparati burocratici, mercato del lavoro, procedure degli appalti. Se il Paese non si riforma e non aggancia questa fase di rinnovamento a progetti seri i finanziamenti Europei non arriveranno. Del resto: se il Paese non cresce e non produce, come potrà un domani estinguere il debito maturato sui prestiti dell’Europa?».

Dal vertice di maggioranza emergono posizioni ancora distanti: è preoccupato? 
«Vedo che si continua a perdere tempo. Del resto, stanno venendo a galla tutti i limiti di un governo frutto di un compromesso di potere, di scissioni, di accordi fra forze politiche che si sono sempre combattute, con Conte che prima guidava un governo con la Lega e oggi è alleato di Pd e M5s contro la Lega. Sono preoccupato perché questa situazione danneggia l’Italia. Se nel governo stanno sempre a litigare, quando lavorano?».

L’opposizione è immune da ogni responsabilità? 
«Noi abbiamo sempre fatto una opposizione responsabile: abbiamo votato gli scostamenti di bilancio non per fare un favore a Conte ma per consentire il pagamento delle casse integrazioni, dei ristori per le categorie in difficoltà, dei fondi per le famiglie e la sanità. È stato un atto di coerenza verso l’Italia e il Mezzogiorno che rischia di pagare il prezzo più alto di questa drammatica crisi».

Quali scenari prevede? 
«E chi può dirlo?».

Quali scenari si augura? 
«Mi auguro un governo di centrodestra a guida liberaldemocratica, che punti sulla crescita economica del Paese, sulla sua credibilità internazionale, con un’anima liberale, cattolica, moderata ed europeista».

E se ci fosse l’ipotesi di un governo istituzionale? 
«Non credo che sia la soluzione migliore».

E se ci fosse l’ipotesi di un governo Conte-ter sareste disposti a sostenerlo? 
«È un periodo ipotetico dell’irrealtà».

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