«Per un seggio con FI conta la meritocrazia. Al centro non c’è posto per fare altri partitini» – Intervista al Corriere della Sera

È vicepresidente di una Forza Italia spaventata e confusa, uscita con poche soddisfazioni dal voto delle Regionali. Ma Antonio Tajani non si butta giù e lancia un appello che è quasi una sfida ai suoi: «Siamo noi la garanzia per il nostro futuro, nessun altro può darcela. Abbiamo un grande leader, Berlusconi, che a causa del Covid ci è mancato molto in questa campagna elettorale, ma che c’è e che deve ispirarci non solo con le sue decisioni, ma con quello che rappresenta e incarna, che ci mette e ci ha sempre messo a disposizione ed è nelle nostre mani».

Significa che non ci sono novità in vista ai vertici di FI?
«Abbiamo un leader indiscusso, apprezzato, una figura di riferimento nel panorama nazionale e internazionale. Che ci guida e continuerà a farlo rappresentando con la sua stessa figura, per l’oggi e il domani, i nostri valori e le nostre idee. Saper creare, fare impresa, lottare per uno Stato liberale, un fisco più giusto, una giustizia che sia centrale nell’equilibrio dei poteri, un’Europa solidale e forte, la capacità di governare e non solo di opporsi, sono il patrimonio che Berlusconi rappresenta. Sta a noi impegnarci per farlo contare».

I suoi parlamentari sembrano però spaventati: calo dei consensi, taglio dei parlamentari, mettono a rischio la loro rielezione
«Non esistono scorciatoie, nessuno regala seggi e posti in nessun partito. Vale solo la meritocrazia e c’è solo una strada: combattere pancia a terra per conquistare i voti, il proprio seggio, e dare una prospettiva non solo a se stessi ma soprattutto al Paese».

Insomma, inutile parlare di nuove formule come un centro autonomo o guardare fuori da FI?
«Esattamente. Non c’è posto per centrini autonomi. Siamo stabilmente nel centrodestra e al suo interno vogliamo avere un ruolo sempre maggiore: serve anche agli alleati per vincere e governare».

Ma come si riconquistano i voti? Toti propone una costituente di centro.
«FI questo percorso lo fa da tempo, aprendo ai moderati, allargandosi a forze civiche. Abbiamo grandi risorse sul territorio, da sindaci come Brugnaro come i nostri 4 presidenti di Regione Santelli, Cirio, Bardi, Torna uno dei quali potrebbe guidare la Conferenza Stato-Regioni».

Intanto però gli alleati si muovono, come Giorgia Meloni eletta presidente dei Conservatori europei.
«Siamo felici se gli alleati crescono. Noi però siamo protagonisti nel Ppe, abbiamo rapporti consolidati con tutti i leader, Berlusconi ha una credibilità internazionale che si traduce in fatti: le sue posizioni sono spesso rappresentate in sede di Ppe, l’ultima sulla Cina. Poi è bene che la Meloni sia a capo dei Conservatori europei, anche perché il Ppe deve avere alla propria destra forze credibili, per non subire uno schiacciamento a sinistra».

Voi però siete molto più disponibili vero il governo e chiedete il Mes.
«Noi abbiamo sempre detto che siamo a disposizione del Paese, non del governo, e ci aspetteremmo di essere ascoltati, perché arrivano parole e non fatti. Sul Mes: va assolutamente sfruttata un’occasione come questa, sono 35 miliardi senza condizionalità e a tassi più bassi di quelli del mercato per affrontare l’emergenza sanitaria. Non prenderli sarebbe visto negativamente dall’Europa».

Perché?
«Perché sono fondi facilmente accessibili, ed è serio utilizzarli in vista delle decisioni sul Recovery fund. Speriamo che il governo ci ascolti come invece spesso non fa, a partire da temi come il reddito di cittadinanza, che sapevamo sarebbe stato un fallimento. Vedo che ora ci sono arrivati anche loro».

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