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Tajani «In piazza per dare un segnale a Conte» – intervista a Il Tempo – 03/07/2020

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«Al governo manca una visione strategica, non può risolvere i gravi problemi del nostro Paese». Il vicepresidente di Forza Italia ed eurodeputato, Antonio Tajani, ribadisce di essere pronto a collaborare con il premier Conte ma, sottolinea, «collaborare significa “lavorare con” e non parlare tanto senza decidere niente».

Onorevole Tajani, il 4 luglio Forza Italia sarà a Piazza del Popolo, con FdI e Lega, per manifestare contro il governo, soprattutto per chiedere interventi urgenti per il lavoro. Non salva niente dei provvedimenti del premier Conte?
«Non c’è stata alcuna soluzione ai problemi che ci troviamo di fronte e peraltro il governo e la maggioranza che lo sostiene non ci hanno mai coinvolti. Ora ci chiedono di votare un altro scostamento di bilancio, vogliamo sapere cosa vogliono fare con questi soldi. La manifestazione di sabato serve per dare un segnale chiaro, per ribadire la necessità delle riforme, partendo dalla giustizia. Ovviamente la nostra iniziativa di protesta rispetterà tutte le regole previste e avrà una partecipazione limitata».

Il centrodestra ha già autorizzato uno scostamento di bilancio di 80 miliardi. Come crede siano stati impegnati quei fondi?
«Molto male. Non c’è una visione strategica né una politica industriale o a favore delle imprese ma soltanto interventi assistenzialistici e bonus inutili. Dall’inizio dell’anno sono stati persi 500 mila posti di lavoro, la disoccupazione giovanile è quasi al 24 per cento, questi problemi non si risolvono con i bonus o con l’entrata dello Stato nelle società private. Serve una riforma fiscale e della burocrazia, bisogna ristrutturare la sanità, lanciare un altro piano casa e un vasto programma di infrastrutture».

Il premier Conte ha annunciato una riforma fiscale proprio pochi giorni fa. Non ci crede?
«Questo governo parla tanto ma fa pochi fatti. In questi mesi non si è visto nulla. Basta sentire gli imprenditori. Ma se il bonus turismo è accettato da quattro alberghi su cento significa che è sbagliato. L’avevamo detto a Conte ma non ci ha ascoltato. Era meglio dare la possibilità di detrarre dalle tasse le spese per le vacanze».

Il lavoro è l’emergenza principale.
«Se non c’è un intervento adeguato, settembre, ottobre e novembre saranno mesi difficili. Bisogna mettere le imprese nelle condizioni di lavorare invece la maggioranza continua a litigare su tutto e i prestiti garantiti dallo Stato, che avevamo proposto anche noi, sono arrivati con grandi ritardi e in modo molto complicato».

Pensa che la maggioranza non riuscirà a trovare compromessi e a portare avanti un piano comune?
«Sono quattro partiti diversi, Conte cerca di mediare per tentare di rimanere quanto più possibile presidente del Consiglio ma non risolve i problemi. Basta girare per la strada o vedere le condizioni di tante imprese, c’è un enorme scontento. Per non parlare poi della scuola, un disastro. Stanno anche distruggendo gli istituti paritari. Del resto nella maggioranza non potranno mai andare d’accordo, sono troppo distanti».

Siete sempre disponibili a dare una mano o ci avete ripensato?
«Disponibili, ma con le proposte non con i voti per salvare il governo. Anche se restiamo convinti di approvare il Mes perché avremo subito tanti soldi con interessi bassissimi».

Il premier ha detto che per ora l’Italia non ne ha bisogno, anche se la maggioranza è spaccata: il Pd lo vorrebbe, il M5S no.
«Peraltro se non prende questi soldi, rischia pure di non avere nemmeno quelli del Recovery Fund».

Che idea si sono fatti in Europa dell’atteggiamento del governo italiano?
«Non capiscono. Prima chiediamo aiuto e poi non lo prendiamo, pensano che non ne abbiamo bisogno».

Però sul Mes è diviso anche il centrodestra. Forza Italia spinge per utilizzare questi 36 miliardi mentre Lega e Fratelli d’Italia sono contrari.
«Dico anche a loro di valutare bene, è una questione contabile non politica».

La strategia di Berlusconi della distinzione di Forza Italia rispetto a Lega e FdI ha funzionato. Il partito cresce nei sondaggi.
«Non abbiamo mai rinunciato alla nostra identità e ne siamo orgogliosi ed è un vantaggio per tutto il centrodestra».

In un’intervista a «Repubblica» Berlusconi ha detto di essere pronto ad entrare in un governo con una maggioranza diversa da quella che sostiene Conte.
«Intendeva una maggioranza di centrodestra, siamo sempre stati contrari al governissimo».

Eppure Conte ha lodato la «responsabilità» di Forza Italia…
«Non creda in questo modo di dividere il centrodestra».

 

 

 

Alberto Di Majo – Il Tempo – 03/07/2020

Tajani «Il premier sia esplicito sul Salva Stati o Forza Italia non voterà lo scostamento» – intervista a Il Messaggero 30/06/20

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Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, non voterete lo scostamento di bilancio se Conte non dirà parole chiare e definitive sul Mes?
«Certo, noi vogliamo capire cosa intenda fare il governo. Abbiamo votato due volte lo scostamento di bilancio, la seconda volta siamo stati determinanti. Ora non diremo sì a scatola chiusa, senza una visione».

Che passa dall’adozione del Mes in Italia?
«Non è una faccenda ideologica. Si tratta di tutelare la salute degli italiani. E’ una priorità: abbiamo 37 miliardi a costo zero, qualsiasi ricerca di denaro costa di più. Rispetto ai titoli di Stato c’è un risparmio di 5 miliardi. Di cosa stiamo parlando? Così facendo potremo spostare i fondi per la sanità, previsti già nel nostro bilancio, sulle infrastrutture di cui ha bisogno il Paese».

Ma ci sono una serie di problemi. Il primo è rappresentato dal premier: il Mes per Conte è un tema divisivo, il M5S non lo vuole.
«Cercherò di essere più esplicito. Siccome Conte chiede che l’opposizione collabori per il bene del Paese, e non del governo, noi siamo pronti. Ma vogliamo conoscere la strategia dell’esecutivo per la ripresa. E il Mes rientra in questa visione complessiva».

Ma il centrodestra è spaccato: come pensa di convincere Salvini e Meloni?
«A Matteo e Giorgia dico: il Mes è utile per sistemare la sanità del nostro Paese e delle regioni che governiamo insieme. Dalla Lombardia all’Umbria, passando per quelle che andremo a vincere a settembre. Qui non c’è la Troika, come con la Grecia e né è un capriccio della Germania. Bisogna che gli esperti di Lega e Fratelli d’Italia facciano una studio serio su questi fondi».

Punta sulla spinta governatori di centrodestra per portare i suoi alleati verso il sì?
«La Lega è per l’autonomia?Bene, quei soldi servono agli ospedali, ai reparti, a potenziare le università, a non farci trovare impreparati se dovesse ritornare il coronavirus. Confido nel pragmatismo dei governatori che si sono trovati in prima linea a gestire l’emergenza».

Ma Forza Italia è responsabile nei confronti degli italiani o potrebbe diventare Responsabile anche in Senato se servissero voti alla maggioranza?
«Siamo pronti a sostenere il Mes, ma se il governo è arrivato al capolinea deve rendersi conto che davanti agli interessi dei partiti c’è quello degli italiani. Noi continuiamo, dall’opposizione, a fare la nostra parte. Come con la proposta di un credito d’imposta per i territori colpiti dal virus e dal terremoto: Lazio, Umbria e Marche».

Tra Forza Italia e il resto della coalizione ci sono delle differenze insanabili sull’Europa: alla fine non emergeranno in maniera dirompente?
«Se parliamo di Mes parliamo un’operazione bancabile. Non è un dogma. Non sto dicendo che voglio lo Stato nelle imprese. Se parlo di euro credo che nessuno possa negarne l’imprescindibilità. Altrimenti il nostro Paese colerebbe a picco».

Anche sulla cancelliera Merkel avete idee molto diverse.
«Merkel ha una visione politica, se l’Italia va in crisi va a picco l’industria dell’auto tedesca. Stesso discorso per i nostri rapporti con la Francia».

Passiamo a Roma: c’è il nome del candidato sindaco?
«Noi di Forza Italia abbiamo un’idea: serve una persona che non sia un politico di professione, un uomo, o una donna, che abbia capacità di fare e di decidere. Roma non può essere un luogo di mediazione della politica».

Ha in testa Guido Bertolaso?
«Non ho parlato con Guido, ho in testa però un “modello Bertolaso”. Un sindaco che non usi Roma come un trampolino per la politica e che intervenga con vigore su trasporti e rifiuti, sanando le piaghe lasciate da Raggi».

Sembra però non esserci la fila per candidarsi a Roma.
«Su 3 milioni di abitanti, come centrodestra, troveremo la figura giusta: che sia un prefetto, un amministratore, un manager poco importa. L’importante è che sia forte, autorevole e operativo. In grado di riportare la Capitale ai vertici del mondo: perché Londra e Parigi hanno più turisti di noi? Perché non si riesce ancora a dare i giusti poteri a Roma mentre si parla di autonomia regionale?».

Ma quando inizierete a lanciare il nome del candidato sindaco?
«Dopo le regionali di settembre».

L’addio di Berlusconi a Palazzo Grazioli è il segno dei tempi per FI?
«No, la nostra sede rimane in centro. Il Presidente cambierà residenza, ma rimarrà più attivo che mai».

Il suo ricordo più bello a Palazzo Grazioli?
«Quando vi entrai, dopo essere stato eletto presidente del Parlamento europeo: fu una grande gioia per tutti. Una delle tante vissute insieme a Berlusconi. A proposito: ha visto che anche i suoi detrattori si stanno ricredendo su di lui?».

 

 

Simone Canettieri – Il Messaggero – 30/06/2020

Tajani: “No al prelievo forzoso. Conte non faccia lo sceriffo di Nottingham” – intervista a Interris.it

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Nell’intervista a Interris.it il vicepresidente di Forza Italia racconta la battaglia in Europa per il Recovery fund e chiede al governo di sospendere tutte le imposte fino a dicembre.

“I titoli del Tesoro collocati sul mercato in queste ore hanno fatto scendere lo spread di ben venti punti: è la strada giusta“. Non vuole neppure sentir parlare di prelievo forzoso e di patrimoniale. Un occhio a ciò che accade a Palazzo Chigi e l’altro alla battaglia europea sugli aiuti in tempo di pandemia, Antonio Tajani, già presidente del Parlamento Europeo e vicepresidente di Forza Italia, parte da un “caposaldo liberale” non negoziabile: stop al ricorso alla leva fiscale.”Mettere le mani nelle tasche dei ciitadini non è buona idea fin dai tempi dello sceriffo di Nottingham”, afferma Tajani facendo riferimento all’antagonista di Robin Hood che vessava la popolazione imponendo tasse esorbitanti. “Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte non provi a scaricare sulle famiglie e sulle imprese il peso economico dell’emergenza sanitaria”, sottolinea a Interris.it analizzando la situzione determinata nel Paese dall’avvio, tra luci ed ombre, della fase 2 dell’emergenza sanitaria.

Nello stato di crisi in cui la pandemia ha fatto precipitare le risorse pubbliche, si torna a evocare il prelievo forzoso sui conti correnti degli italiani attuato dal governo Amato nel ’92. E’ un’ipotesi reale?

“E’ un pessimo esempio, assolutamente da non seguire. Il risparmio dei cittadini deve essere valorizzato non depredato o coercito. Altro che prelievi forzosi o patrimoniali da far scattare come una mannaia senza preavviso, qui si tratta di dire chiaro e tondo che vanno sospese tutte le tasse. E’ una follia pensare di applicare imposte straordinarie quando già non sono più sostenibili quelle ordinarie”.

L’Italia, però, è in testa alle classifiche mondiali del risparmio privato…

“Se noi valorizziamo i risparmi degli italiani come sta accadendo con le emissioni che in questi giorni trovano il gradimento dei mercati, è un fatto positivo. Se, invece, si obbliga i cittadini ad acquistare titoli pubblici o si tassano i conti correnti si fa l’esatto contrario dell’interesse degli italiani. Un governo che agisce in questo modo viola la proprietà privata e commette un vero e proprio furto. Valorizzare il risparmio privato è sacrosanto, metterci le mani sopra con la coercizione è totalmente inaccettabile”.

In termini economici quale strada è più utile imboccare per uscire dalla pandemia?

“Sul Recovery fund ci sono due vie. Una è quella, al ribasso, che nasce dall’accordo franco-tedesco e l’altra è quella, per noi molto più vantaggiosa, elaborata al Parlamento Europeo. Ma c’è una questione da chiarire preliminarmente in Italia prima di negoziare in Europa”.

Quale?

“Se il governo non è capace di affrontare le conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria non si avventuri in scorciatoie a danno degli italiani. Bisogna abbondare l’idea, profondamente ingiusta e sbagliata, di poter ricorrere irresponsabilmente alla leva fiscale, come se le famiglie e le imprese fossero il bancomat della macchina amministativa centrale e locale e della burocrazia. L’approccio va completamente ribaltato. C’è bisogno di rinviare le tasse alla fine dell’anno, abbiamo l’urgenza di fare debito per mettere subito i soldi in mano ai cittadini. Altri che saccheggiare il risparmio privato e dissanguare i cittadini con imposte insostenibili”.

Poi, dopo aver “fatto chiarezza sulla linea” in Italia, cosa bisogna andare a chiedere in Europa?

“Si deve trattare ai tavoli comunitari per portare a casa tutto ciò che è possibile ottenere in ragione della solidarietà europea. Ma è ovvio che in questa solidarietà dobbiamo metterci impegno, sapendo che una parte dei soldi andrà restituita. Per uscire dalla crisi Covid, non ci saranno solo aiuti sotto forma di sovvenzioni, ma anche di prestiti. Per questo, come Paese, dobbiamo essere consapevole di quanto il testo che abbiamo dato al Parlamento Europeo sia davvero la proposta più solidale ed efficace”.

Nella difficile partita del Recovery fund, quale ruolo ha avuto Forza Italia all’interno del Partito Popolare Europeo?

“Tra i moderati ci siamo impegnati per far prevale una posizione solidale, pur in tutta complessità della situazione. Nel Partito Popolare Europeo, infatti, ci sono anche gli esponenti dei Paesi del Nord Europa sostenitori delle poiitiche di rigore e anche lì dentro abbiamo dovuto combattere”.

 

 

Giacomo Galeazzi – 20/05/2020 – www.interris.it

 

Risoluzione del Parlamento europeo sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2021/2027

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Oggi il Parlamento europeo ha approvato la propria risoluzione sul prossimo bilancio Ue, presentata dai principali gruppi politici (PPE, S&D, Renew, Verdi e ECR).

Abbiamo chiesto un bilancio europeo ambizioso, che metta i cittadini al centro della strategia di ripresa. Considerando la crisi economica causata dal Covid-19, abbiamo chiesto un Recovery Fund da inserire nel bilancio europeo.

Dobbiamo tutelare i posti di lavoro, limitare l’impatto della crisi su lavoratori, imprese e famiglie e servono investimenti strategici a sostegno delle PMI.

Vogliamo che il Fondo faccia parte di un pacchetto globale da 2 mila miliardi di euro per dare impulso agli investimenti.

Questo fondo deve essere finanziato con l’emissione di obbligazioni a lungo termine garantite dal bilancio Ue (Recovery Bonds).

Considerando la crisi, questo fondo, collegato al bilancio europeo, deve diventare operativo entro quest’anno.

È fondamentale, inoltre, che la maggior parte dei finanziamenti sia erogata soprattutto attraverso sovvenzioni e pagamenti diretti per investimenti.

Per fare questo, non possiamo chiedere ai governi nazionali maggiori contributi al bilancio: servono risorse proprie dell’Ue. Il Parlamento europeo ha indicato altri strumenti capaci di generare gettito fiscale. Per esempio, una tassa sulle attività svolte dai giganti del web, un’imposta sulle transazioni finanziarie, gli introiti derivanti dal sistema di scambio delle quote di emissione.

Questo nuovo Fondo non deve andare a discapito delle tradizionali politiche Ue, dalla PAC ai programmi per la ricerca e le PMI. Devono essere finanziamenti aggiuntivi per agenda digitale e per una forte politica industriale che riaffermi la leadership europea in settori strategici. Abbiamo anche chiesto un nuovo programma sanitario europeo autonomo.

Solo così si fa ripartire l’Europa, come chiedono i nostri cittadini.

«Sì ai fondi del Mes: servono a rafforzare la sanità pubblica soprattutto nel Mezzogiorno» – Intervista su ‘Il Mattino’​

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Onorevole Antonio Tajani, perché Forza Italia giudica inadeguato il decreto Rilancio?

«Perché manca una strategia di vero rilancio economico; perché arriva in ritardo e perché dispensa risorse qua e là senza affrontare i veri nodi. È come se si volesse rifare una strada tappando solo le buche».

Quali sono a suo giudizio gli aspetti più critici?

«Non ci sono misure reali per il turismo».

Ma c’è il bonus…

«Lasci stare: serve a ben poco. Bisogna dare soldi veri a tutte le famiglie perché davvero trascorrano le vacanze in Italia e non semplici e complicatissime detrazioni».

Lei cosa avrebbe fatto?

«Semplice: un meccanismo per scalare dalle tasse le somme spese negli hotel, nelle strutture, nei ristoranti italiani. Se non si interviene in questo senso non si riesce a competere con gli altri grandi Paesi europei. Sa una cosa?».

Cioè? «Prendiamo la Francia: il turismo rappresenta il 9,7 per cento del Pil mentre in Italia è il 13. Solo che in Italia il governo stanzia 4 miliardi, in Francia 18».

E l’agricoltura?

«La sanatoria non serve a nulla».

Perché?

«È un provvedimento di marca ideologica e questo settore, vitale per l’economia italiana e per il Sud, non si sostiene con l’ideologia».

Cosa propone?

«Meno burocrazia, i voucher, misure a favore di manodopera qualificata perché in agricoltura non servono solo braccianti e non si può pensare che tutti gli imprenditori siano caporali. Il governo ha soltanto esteso a questo settore la sua miope visione assistenziale».

A breve arriveranno al pettine i nodi del Mes…

«Abbiamo già espresso il nostro assenso per accedere ai fondi previsti dal Mes. Si tratta di 36-37 miliardi a cui l’Italia non può rinunciare. Servono per rafforzare la nostra sanità, specie al Sud, a investire in apparecchiature, dotazioni, strutture. La posizione di Forza Italia è chiara».

E se il governo e la maggioranza rischiassero di implodere proprio sul Mes, FI farà da stampella al Senato?

«Abbiamo detto che siamo favorevoli, in Italia e in Europa, al Mes. Questo non vuol dire che sosteniamo il governo».

Eppure spezzoni della maggioranza guarderebbero con interesse a un sostegno eventuale da parte di Forza Italia…

«Il governo Conte si sta dimostrando assolutamente inadeguato e impreparato ad affrontare una crisi senza precedenti. La Fase 1 non è ancora del tutto esaurita, sulla Fase 2 non ci sono né certezze né chiarezza».

Dunque, darete una mano?

«Questo non è il momento di fare giochi di palazzo. A noi interessa salvare vite umane e offrire prospettive alle imprese. Qui ci sono fabbriche e attività che resteranno chiuse, a Napoli un imprenditore in difficoltà si è tolto la vita. E come pensa il governo di sostenere l’economia? Con il credito d’imposta?».

È stata cancellata l’Irap…

«Ma è soltanto la cancellazione della rata di giugno».

Voterete la mozione di sfiducia al ministro dell’Economia Gualtieri?

«No, ci sembra un’iniziativa non pertinente».

E al ministro della Giustizia Bonafede, la prossima settimana?

«Quella la voteremo. Non si tratta di un giudizio, negativo, soltanto sull’operato del ministro ma riguarda una gestione non all’altezza dell’intero settore Giustizia su cui il governo ha fallito su tutta la linea».

Lei è stato presidente dell’Europarlamento: come giudica l’atteggiamento dell’Europa nei confronti dell’Italia?

«L’Ue si è mossa in ritardo e con lentezza ma ha operato in maniera forte: 1100 miliardi messi a disposizione contro la crisi, le misure di Bei e Bce».

Non nota in Italia una disaffezione crescente nei confronti dell’Europa, dall’economia alle politiche sull’immigrazione?

«Ma senza Europa il nostro Paese è ancora più debole, più isolato e meno protetto. Da questa crisi l’Ue dovrà dimostrare di uscire rafforzata. Gli strumenti ci sono, confido molto nel “bazooka” messo in atto per rilanciare l’economia. Non dimentichiamo che il mercato interno europeo è un segmento irrinunciabile per l’export delle nostre aziende , vale 200 miliardi».

Quando si voterà per le Regionali?

«In autunno: impensabile fare una campagna elettorale in estate e con ancora i problemi legati all’emergenza sanitaria».

E in Campania su chi punterà il centrodestra?

«Il nostro nome resta Caldoro. Ma questo non è il momento di infilarci in beghe elettorali. Dobbiamo aiutare la Campania a ripartire. Resta il giudizio negativo sui cinque anni di amministrazione De Luca. Ma in questo momento sono altre le priorità. E non ci interessano i toni da campagna elettorale». 

 

Il Mattino – 15/05/2020
Lorenzo Calò

Fase 2, Tajani: “Non è il momento del risparmio, servono investimenti” – Intervista su ‘In Terris’​

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Il vicepresidente di Forza Italia e del Partito popolare europeo a Interris.it: “Sarebbe assurdo non accettare il Mes. Il Sud ha lavorato bene”

 

Lockdown allentato, Fase 2 iniziata ma con ancora più di qualche incognita. Legata alla presenza ancora incombente del coronavirus, certo, ma anche connessa alle tante incertezze che accompagneranno la risalita dall’abisso. Il governo ci prova, mette in campo i primi provvedimenti del dopo-crisi, cercando di imprimere la giusta sterzata al nostro Paese, facendo appello al senso di responsabilità, così come al buonsenso dei cittadini. Il premier Conte ha richiamato alla vigilanza e alla concretezza anche la sua squadra di governo ma, come più volte ribadito dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la ripartenza dell’Italia dovrà coinvolgere tutte le forze politiche, che avranno il dovere di remare nella stessa direzione. Degli step necessari alla ripartenza, Interris.it ne ha parlato con l’ex presidente del Parlamento europeo, nonché vicepresidente di Forza Italia e del Partito popolare europeo Antonio Tajani: “Per ripartire servono investimenti”.

 

Antonio Tajani, l’allentamento del lockdown significherà anche la prima, parziale ripartenza per il nostro Paese dopo l’ondata coronavirus. Come combinare il riavvio delle attività con la tutela della salute? E, soprattutto, come incentivare le imprese in una fase sostanzialmente incerta sia da un punto di vista degli spostamenti che dei consumi?
“Serve un piano nazionale, strategico, che sia chiaro per tutti e che preveda una ripartenza ordinata che non pregiudichi la salute e un’ondata di ritorno del coronavirus. Non possono ripartire tutti i settori e i territori contemporaneamente, ma bisogna ripartire. Con una strategia che aiuti anche le imprese. Intanto bisogna dare certezza, perché finora c’è stata molta confusione. Troppe task force, composte da persone esperte teorici ma non in ruoli di azienda o territorio. E poi serve mettere nelle condizioni le imprese di ripartire. Ci sono settori che sono a forte rischio, penso al turismo. Come s’intende aiutare la ripartenza? C’è un problema che riguarda la tenuta economica del nostro Paese, la strategia dev’essere collegata non solo ai tempi ma anche ai modi e ai sostegni. Bisogna assolutamente prevedere come aiutare questi settori. Serve poi una strategia che punti sugli investimenti: non è il momento di fare risparmio ma bisogna fare debiti, mettere denaro sul mercato, lavorare su infrastrutture piccole, medie e grandi, dar vita a un piano casa e ridurre la pressione fiscale, ed usare gli strumenti che ci darà l’Europa, perché senza liquidità non si riparte in nulla”.

Al di là dello stanziamento dei fondi, quali misure potrebbero incentivare il turismo in una fase in cui, anche in ripartenza, spostamenti e accessi saranno fortemente limitati, perlomeno nel primo periodo?
“Noi abbiamo fatto delle proposte concrete, ad esempio quella di detrarre dalle tasse degli italiani le spese fatte durante la vacanza. E bisognerà dare incentivi a fondo perduto ad alcuni settori, permettere di fare i voucher. E’ un settore che va assolutamente sostenuto con una vera strategia. Abbiamo parlato con tanti operatori, è un settore che rischia molto e dobbiamo valorizzarlo e difenderlo”.

La crisi Covid-19 ha colpito tutti, assestando in particolare un colpo imprevisto per la fascia più debole della popolazione. C’è il rischio che per parte della piccola imprenditoria sia troppo difficile risollevarsi? Così come per le famiglie che hanno visto rallentare le loro attività lavorative…
“Bisogna vedere quali saranno gli strumenti. Noi chiediamo che lo scostamento di bilancio arrivi ad almeno 75 miliardi, perché bisogna immettere denaro sul mercato. Ci sono le famiglie più deboli ma anche le imprese che danno loro lavoro. Le partite Iva sono state abbandonate, 600 euro non sono nulla. Anche il settore dello sport è in difficoltà. C’è molto da recuperare, utilizzare tutti i fondi che di può offrire l’unione europea. Quando sento dire che non bisogna accettare il Mes mi sembra veramente assurdo, quando questi soldi possiamo prenderli a tasso più basso degli altri che prendiamo e che possono essere utilizzati per risistemare i nostri ospedali, assumere infermieri, fare mascherine, perché dobbiamo anche pensare che finché non c’è il vaccino c’è sempre il rischio di un’ondata di ritorno”.

Il Mes, però, continua a non convincere fino in fondo…
“Sono condizionati da quello che era stato il vecchio Mes, da come è stato utilizzato in Grecia. Ma qui si tratta di una cosa completamente diversa, è una linea di credito che viene da quei soldi ma con regole completamente diverse. Criticano un sistema che anche a noi non piaceva ma che, se verrà formulato come dicono, sarebbe positivo e potrebbe permetterci di sistemare i nostri ospedali, di formare medici, fare della ricerca. Si possono utilizzare 37 miliardi e non sono pochi”.

Il Mes sarà la misura definitiva o l’Europa metterà in campo altri strumenti?
“No, c’è molto altro. La Banca centrale ha immesso 1.100 miliardi per tutta l’Europa. Ci sono i soldi per la cassa integrazione, quelli per le infrastrutture e ora vedremo questo Recovery Fund, quanti soldi ci saranno e come verrà utilizzato. Noi pensiamo che servano tra i 500 e i 1.000 miliardi, metà per fare Recovery Bond, quindi garantiti dal bilancio dell’Unione europea e metà potrebbe essere destinata a fondo perduto, quindi mettendo insieme la politica a favore dell’economia reale comune”.

La temuta ondata di contagi al Sud Italia sembra sia stata contenuta rispetto ad altre zone d’Italia. A fronte di un’economia fortemente rallentata e di territori che ricavano buona parte del proprio indotto dal turismo, ritiene saranno necessarie misure ulteriori per le Regioni meridionali?
“Innanzitutto al Sud Italia non vanno tolti i fondi europei destinati a loro. Ma poi il Sud ha lavorato bene, non a caso il New York Times ha citato il lavoro svolto dal governatore della Calabria Jole Santelli ma anche in Basilicata c’è quasi contagio zero, è la prima pronta a partire. Anche lì c’è un bravo presidente che ha lavorato molto bene. Il Sud ha avuto anche dei bravi amministratori. Ora bisogna stare attenti all’ondata di ritorno, che potrebbe venire dal Sud del mondo e dobbiamo lavorare per impedire che ci sia”.

Pensando al dramma vissuto dalle Rsa e dagli anziani, principali vittime del coronavirus, ritiene che, a emergenza finita, occorrerà ripensare l’intero sistema di assistenza?
“Il sistema è stato debole di fronte all’imprevisto. L’Italia è stato il primo Paese a subire l’attacco del coronavirus, non c’è stata la percezione. Poi ci saranno stati errori ma toccherà alla Magistratura. In tutti i contesti ci sono stati errori, bisognerà vedere quali sono stati e impedire che si ripetano in futuro. Occorrerà migliorare la situazione, certamente ci sono delle cose che non funzionavano. Purtroppo il coronavirus nelle comunità attecchisce molto facilmente”.

 

Damiano Mattana – 27.04.2020