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«L’Italia parli alla Ue per chiudere i confini del Mediterraneo» – intervista al Corriere della Sera 14/07/2020

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Tajani: pronti a collaborare, ma no al governo

ROMA –  Non servono i «pieni poteri» del presidente del Consiglio prorogati fino a fine anno per «affrontare l’emergenza e tutelare la salute pubblica». Servono invece «decisioni, non tentennamenti». E Forza Italia, dice il suo vicepresidente Antonio Tajani, è pronta a collaborare «per il bene dell’Italia», ma non ad avallare «metodi che travalicano i confini tra i poteri, esautorando il Parlamento, come ha spiegato bene Cassese sul Corriere della Sera ».

Conte ha spiegato che una proroga dello stato di emergenza può servire per prendere decisioni immediate.
«Ma se fosse necessario il Consiglio dei ministri e il Parlamento ci metterebbero poche ore a decretare e votare un nuovo stato di emergenza. E comunque oggi il pericolo maggiore non viene dal fronte interno ma da quello esterno. Su questo vorrei vedere agire il governo».

Si riferisce agli sbarchi di migranti, alcuni positivi al Covid, in Calabria e Sicilia?
«Esattamente, è un problema serissimo. Il governo dovrebbe porre in Europa il tema di una possibile nuova ondata del virus provocata da arrivi di immigrati clandestini che peraltro causano anche tensioni sociali, proprio per il rischio sanitario che comporta un afflusso incontrollato. Paradossalmente, mentre si bloccano immigrati magari regolari in arrivo dal Bangladesh, i clandestini entrano grazie ai barconi. Bisogna valutare la chiusura delle frontiere del Mediterraneo e dei Balcani almeno fino a quando il mare, in piena estate, favorisce gli arrivi».

Ma voi siete aperti a collaborare col governo o no?
«Noi siamo lineari e chiari: sosteniamo il Paese, non il governo. Chiediamo che si facciano cose concrete e giuste, e quindi sul Mes – che ci aiuta ad affrontare l’emergenza sanitaria anche sui grandi temi delle scuole, o dei trasporti – diremo sì. È la nostra posizione».

A costo di rompere il centrodestra?
«Ma il centrodestra non si fonda mica solo sul Mes, che è uno strumento importante certo ma non esaurisce una politica. Il centrodestra ha diverse anime, ma non si divide: è e resta opposizione».

Ma se il governo rischiasse di cadere, voi che fareste?
«Che cada, mica siamo qua a risolvere i loro problemi! Noi collaboriamo facendo proposte, dando idee, anche sostenendo le posizioni favorevoli all’Italia in sede europea a partire dal Recovery fund, ma la nostra disponibilità resta senza risposta. Tutto quello che proponiamo viene respinto. Non possiamo solo avallare le loro decisioni».

Ma c’è la possibilità che FI possa far parte di un governo con una base parlamentare più forte e ampia?
«Non c’è spazio per governissimi o larghe intese. Non potremo mai andare con chi ha una visione dello Stato opposta alla nostra, uno Stato imprenditore come si capisce dall’atteggiamento su Autostrade e le velleità del ritorno alla vecchia Anas, o con chi non critica Maduro, o è tremebondo rispetto alla crisi di Hong Kong. Noi siamo opposizione. Responsabile, ma opposizione».

 

 

 

Paola Di Caro – Corriere della Sera – 14/07/2020 

Risoluzione del Parlamento europeo sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2021/2027

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Oggi il Parlamento europeo ha approvato la propria risoluzione sul prossimo bilancio Ue, presentata dai principali gruppi politici (PPE, S&D, Renew, Verdi e ECR).

Abbiamo chiesto un bilancio europeo ambizioso, che metta i cittadini al centro della strategia di ripresa. Considerando la crisi economica causata dal Covid-19, abbiamo chiesto un Recovery Fund da inserire nel bilancio europeo.

Dobbiamo tutelare i posti di lavoro, limitare l’impatto della crisi su lavoratori, imprese e famiglie e servono investimenti strategici a sostegno delle PMI.

Vogliamo che il Fondo faccia parte di un pacchetto globale da 2 mila miliardi di euro per dare impulso agli investimenti.

Questo fondo deve essere finanziato con l’emissione di obbligazioni a lungo termine garantite dal bilancio Ue (Recovery Bonds).

Considerando la crisi, questo fondo, collegato al bilancio europeo, deve diventare operativo entro quest’anno.

È fondamentale, inoltre, che la maggior parte dei finanziamenti sia erogata soprattutto attraverso sovvenzioni e pagamenti diretti per investimenti.

Per fare questo, non possiamo chiedere ai governi nazionali maggiori contributi al bilancio: servono risorse proprie dell’Ue. Il Parlamento europeo ha indicato altri strumenti capaci di generare gettito fiscale. Per esempio, una tassa sulle attività svolte dai giganti del web, un’imposta sulle transazioni finanziarie, gli introiti derivanti dal sistema di scambio delle quote di emissione.

Questo nuovo Fondo non deve andare a discapito delle tradizionali politiche Ue, dalla PAC ai programmi per la ricerca e le PMI. Devono essere finanziamenti aggiuntivi per agenda digitale e per una forte politica industriale che riaffermi la leadership europea in settori strategici. Abbiamo anche chiesto un nuovo programma sanitario europeo autonomo.

Solo così si fa ripartire l’Europa, come chiedono i nostri cittadini.

«Sì ai fondi del Mes: servono a rafforzare la sanità pubblica soprattutto nel Mezzogiorno» – Intervista su ‘Il Mattino’​

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Onorevole Antonio Tajani, perché Forza Italia giudica inadeguato il decreto Rilancio?

«Perché manca una strategia di vero rilancio economico; perché arriva in ritardo e perché dispensa risorse qua e là senza affrontare i veri nodi. È come se si volesse rifare una strada tappando solo le buche».

Quali sono a suo giudizio gli aspetti più critici?

«Non ci sono misure reali per il turismo».

Ma c’è il bonus…

«Lasci stare: serve a ben poco. Bisogna dare soldi veri a tutte le famiglie perché davvero trascorrano le vacanze in Italia e non semplici e complicatissime detrazioni».

Lei cosa avrebbe fatto?

«Semplice: un meccanismo per scalare dalle tasse le somme spese negli hotel, nelle strutture, nei ristoranti italiani. Se non si interviene in questo senso non si riesce a competere con gli altri grandi Paesi europei. Sa una cosa?».

Cioè? «Prendiamo la Francia: il turismo rappresenta il 9,7 per cento del Pil mentre in Italia è il 13. Solo che in Italia il governo stanzia 4 miliardi, in Francia 18».

E l’agricoltura?

«La sanatoria non serve a nulla».

Perché?

«È un provvedimento di marca ideologica e questo settore, vitale per l’economia italiana e per il Sud, non si sostiene con l’ideologia».

Cosa propone?

«Meno burocrazia, i voucher, misure a favore di manodopera qualificata perché in agricoltura non servono solo braccianti e non si può pensare che tutti gli imprenditori siano caporali. Il governo ha soltanto esteso a questo settore la sua miope visione assistenziale».

A breve arriveranno al pettine i nodi del Mes…

«Abbiamo già espresso il nostro assenso per accedere ai fondi previsti dal Mes. Si tratta di 36-37 miliardi a cui l’Italia non può rinunciare. Servono per rafforzare la nostra sanità, specie al Sud, a investire in apparecchiature, dotazioni, strutture. La posizione di Forza Italia è chiara».

E se il governo e la maggioranza rischiassero di implodere proprio sul Mes, FI farà da stampella al Senato?

«Abbiamo detto che siamo favorevoli, in Italia e in Europa, al Mes. Questo non vuol dire che sosteniamo il governo».

Eppure spezzoni della maggioranza guarderebbero con interesse a un sostegno eventuale da parte di Forza Italia…

«Il governo Conte si sta dimostrando assolutamente inadeguato e impreparato ad affrontare una crisi senza precedenti. La Fase 1 non è ancora del tutto esaurita, sulla Fase 2 non ci sono né certezze né chiarezza».

Dunque, darete una mano?

«Questo non è il momento di fare giochi di palazzo. A noi interessa salvare vite umane e offrire prospettive alle imprese. Qui ci sono fabbriche e attività che resteranno chiuse, a Napoli un imprenditore in difficoltà si è tolto la vita. E come pensa il governo di sostenere l’economia? Con il credito d’imposta?».

È stata cancellata l’Irap…

«Ma è soltanto la cancellazione della rata di giugno».

Voterete la mozione di sfiducia al ministro dell’Economia Gualtieri?

«No, ci sembra un’iniziativa non pertinente».

E al ministro della Giustizia Bonafede, la prossima settimana?

«Quella la voteremo. Non si tratta di un giudizio, negativo, soltanto sull’operato del ministro ma riguarda una gestione non all’altezza dell’intero settore Giustizia su cui il governo ha fallito su tutta la linea».

Lei è stato presidente dell’Europarlamento: come giudica l’atteggiamento dell’Europa nei confronti dell’Italia?

«L’Ue si è mossa in ritardo e con lentezza ma ha operato in maniera forte: 1100 miliardi messi a disposizione contro la crisi, le misure di Bei e Bce».

Non nota in Italia una disaffezione crescente nei confronti dell’Europa, dall’economia alle politiche sull’immigrazione?

«Ma senza Europa il nostro Paese è ancora più debole, più isolato e meno protetto. Da questa crisi l’Ue dovrà dimostrare di uscire rafforzata. Gli strumenti ci sono, confido molto nel “bazooka” messo in atto per rilanciare l’economia. Non dimentichiamo che il mercato interno europeo è un segmento irrinunciabile per l’export delle nostre aziende , vale 200 miliardi».

Quando si voterà per le Regionali?

«In autunno: impensabile fare una campagna elettorale in estate e con ancora i problemi legati all’emergenza sanitaria».

E in Campania su chi punterà il centrodestra?

«Il nostro nome resta Caldoro. Ma questo non è il momento di infilarci in beghe elettorali. Dobbiamo aiutare la Campania a ripartire. Resta il giudizio negativo sui cinque anni di amministrazione De Luca. Ma in questo momento sono altre le priorità. E non ci interessano i toni da campagna elettorale». 

 

Il Mattino – 15/05/2020
Lorenzo Calò

Fase 2, Tajani: “Non è il momento del risparmio, servono investimenti” – Intervista su ‘In Terris’​

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Il vicepresidente di Forza Italia e del Partito popolare europeo a Interris.it: “Sarebbe assurdo non accettare il Mes. Il Sud ha lavorato bene”

 

Lockdown allentato, Fase 2 iniziata ma con ancora più di qualche incognita. Legata alla presenza ancora incombente del coronavirus, certo, ma anche connessa alle tante incertezze che accompagneranno la risalita dall’abisso. Il governo ci prova, mette in campo i primi provvedimenti del dopo-crisi, cercando di imprimere la giusta sterzata al nostro Paese, facendo appello al senso di responsabilità, così come al buonsenso dei cittadini. Il premier Conte ha richiamato alla vigilanza e alla concretezza anche la sua squadra di governo ma, come più volte ribadito dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la ripartenza dell’Italia dovrà coinvolgere tutte le forze politiche, che avranno il dovere di remare nella stessa direzione. Degli step necessari alla ripartenza, Interris.it ne ha parlato con l’ex presidente del Parlamento europeo, nonché vicepresidente di Forza Italia e del Partito popolare europeo Antonio Tajani: “Per ripartire servono investimenti”.

 

Antonio Tajani, l’allentamento del lockdown significherà anche la prima, parziale ripartenza per il nostro Paese dopo l’ondata coronavirus. Come combinare il riavvio delle attività con la tutela della salute? E, soprattutto, come incentivare le imprese in una fase sostanzialmente incerta sia da un punto di vista degli spostamenti che dei consumi?
“Serve un piano nazionale, strategico, che sia chiaro per tutti e che preveda una ripartenza ordinata che non pregiudichi la salute e un’ondata di ritorno del coronavirus. Non possono ripartire tutti i settori e i territori contemporaneamente, ma bisogna ripartire. Con una strategia che aiuti anche le imprese. Intanto bisogna dare certezza, perché finora c’è stata molta confusione. Troppe task force, composte da persone esperte teorici ma non in ruoli di azienda o territorio. E poi serve mettere nelle condizioni le imprese di ripartire. Ci sono settori che sono a forte rischio, penso al turismo. Come s’intende aiutare la ripartenza? C’è un problema che riguarda la tenuta economica del nostro Paese, la strategia dev’essere collegata non solo ai tempi ma anche ai modi e ai sostegni. Bisogna assolutamente prevedere come aiutare questi settori. Serve poi una strategia che punti sugli investimenti: non è il momento di fare risparmio ma bisogna fare debiti, mettere denaro sul mercato, lavorare su infrastrutture piccole, medie e grandi, dar vita a un piano casa e ridurre la pressione fiscale, ed usare gli strumenti che ci darà l’Europa, perché senza liquidità non si riparte in nulla”.

Al di là dello stanziamento dei fondi, quali misure potrebbero incentivare il turismo in una fase in cui, anche in ripartenza, spostamenti e accessi saranno fortemente limitati, perlomeno nel primo periodo?
“Noi abbiamo fatto delle proposte concrete, ad esempio quella di detrarre dalle tasse degli italiani le spese fatte durante la vacanza. E bisognerà dare incentivi a fondo perduto ad alcuni settori, permettere di fare i voucher. E’ un settore che va assolutamente sostenuto con una vera strategia. Abbiamo parlato con tanti operatori, è un settore che rischia molto e dobbiamo valorizzarlo e difenderlo”.

La crisi Covid-19 ha colpito tutti, assestando in particolare un colpo imprevisto per la fascia più debole della popolazione. C’è il rischio che per parte della piccola imprenditoria sia troppo difficile risollevarsi? Così come per le famiglie che hanno visto rallentare le loro attività lavorative…
“Bisogna vedere quali saranno gli strumenti. Noi chiediamo che lo scostamento di bilancio arrivi ad almeno 75 miliardi, perché bisogna immettere denaro sul mercato. Ci sono le famiglie più deboli ma anche le imprese che danno loro lavoro. Le partite Iva sono state abbandonate, 600 euro non sono nulla. Anche il settore dello sport è in difficoltà. C’è molto da recuperare, utilizzare tutti i fondi che di può offrire l’unione europea. Quando sento dire che non bisogna accettare il Mes mi sembra veramente assurdo, quando questi soldi possiamo prenderli a tasso più basso degli altri che prendiamo e che possono essere utilizzati per risistemare i nostri ospedali, assumere infermieri, fare mascherine, perché dobbiamo anche pensare che finché non c’è il vaccino c’è sempre il rischio di un’ondata di ritorno”.

Il Mes, però, continua a non convincere fino in fondo…
“Sono condizionati da quello che era stato il vecchio Mes, da come è stato utilizzato in Grecia. Ma qui si tratta di una cosa completamente diversa, è una linea di credito che viene da quei soldi ma con regole completamente diverse. Criticano un sistema che anche a noi non piaceva ma che, se verrà formulato come dicono, sarebbe positivo e potrebbe permetterci di sistemare i nostri ospedali, di formare medici, fare della ricerca. Si possono utilizzare 37 miliardi e non sono pochi”.

Il Mes sarà la misura definitiva o l’Europa metterà in campo altri strumenti?
“No, c’è molto altro. La Banca centrale ha immesso 1.100 miliardi per tutta l’Europa. Ci sono i soldi per la cassa integrazione, quelli per le infrastrutture e ora vedremo questo Recovery Fund, quanti soldi ci saranno e come verrà utilizzato. Noi pensiamo che servano tra i 500 e i 1.000 miliardi, metà per fare Recovery Bond, quindi garantiti dal bilancio dell’Unione europea e metà potrebbe essere destinata a fondo perduto, quindi mettendo insieme la politica a favore dell’economia reale comune”.

La temuta ondata di contagi al Sud Italia sembra sia stata contenuta rispetto ad altre zone d’Italia. A fronte di un’economia fortemente rallentata e di territori che ricavano buona parte del proprio indotto dal turismo, ritiene saranno necessarie misure ulteriori per le Regioni meridionali?
“Innanzitutto al Sud Italia non vanno tolti i fondi europei destinati a loro. Ma poi il Sud ha lavorato bene, non a caso il New York Times ha citato il lavoro svolto dal governatore della Calabria Jole Santelli ma anche in Basilicata c’è quasi contagio zero, è la prima pronta a partire. Anche lì c’è un bravo presidente che ha lavorato molto bene. Il Sud ha avuto anche dei bravi amministratori. Ora bisogna stare attenti all’ondata di ritorno, che potrebbe venire dal Sud del mondo e dobbiamo lavorare per impedire che ci sia”.

Pensando al dramma vissuto dalle Rsa e dagli anziani, principali vittime del coronavirus, ritiene che, a emergenza finita, occorrerà ripensare l’intero sistema di assistenza?
“Il sistema è stato debole di fronte all’imprevisto. L’Italia è stato il primo Paese a subire l’attacco del coronavirus, non c’è stata la percezione. Poi ci saranno stati errori ma toccherà alla Magistratura. In tutti i contesti ci sono stati errori, bisognerà vedere quali sono stati e impedire che si ripetano in futuro. Occorrerà migliorare la situazione, certamente ci sono delle cose che non funzionavano. Purtroppo il coronavirus nelle comunità attecchisce molto facilmente”.

 

Damiano Mattana – 27.04.2020

«Temo un’ondata di contagi dall’Africa, serve un piano di protezione per il Sud» – Intervista su ‘Il Mattino’​

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«A preoccuparmi è lo scenario che si prevede tra qualche mese: tra gennaio e febbraio prossimi».

A cosa si riferisce?

«Abbiamo commissionato uno studio a Tecné e c’è il rischio che ad inizio del prossimo anno ci sia un’ondata di ritorno del Coronavirus proveniente dai paesi dell’Africa e dell’Asia», avverte Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia.

Presidente cosa teme?

«Una nuova ondata. Di portata inferiore, spero, ma un’altra ondata. Da quei Paesi ci sono flussi verso l’Europa e in particolare quelli che si affacciano sul Mediterraneo. Per questo dobbiamo mettere in atto tutte le contromisure sin da ora ed evitare che ad essere colpito sia il Mezzogiorno che, in questa fase ha avuto un numero di contagi contenuto. Anche grazie al buon lavoro di alcuni ospedali e medici: come Ascierto del Cotugno. Sono necessari quindi maggiori controlli e che sin da ora si stipulino accordi con questi Paesi per mettere in atto tutte le strategie contro il Covid. Abbiamo visto cosa è accaduto in Italia e in Europa e dobbiamo aiutare gli altri per curare e identificare la malattia».

Si riferisce all’immigrazione clandestina?

«A tutto, anche agli scambi commerciali. Serve un’operazione attenta ed il Sud deve essere molto attento: c’è tutto il tempo di continuare il buon lavoro fatto sinora e occorre potenziare la medicina del territorio perché abbiamo capito come gli ospedali possono essere i veicoli del contagio. Per questo non mi stancherò di ripetere che non va sottovalutato il Covid sinché non ci sarà il vaccino».

Oltre all’emergenza sanitaria, c’è quella economica. Non si sta aspettando troppo per far ripartire alcune filiere?

«Prima salvare le vite umane, poi riprendere l’attività produttiva. Ma è indubbio che alcuni settori possono e devono riprendere subito. Penso all’agricoltura, all’edilizia dove i contatti tra i lavoratori non sono così ravvicinati. Sono due comparti nevralgici. Nel primo addirittura non abbiamo nessuno che raccolga frutta e verdura e i prodotti vanno al macero».

Come uscirne?

«In agricoltura, in questa fase di emergenza, si potrebbero rimettere in piedi i voucher. Ma penso anche a chi percepisce il reddito di cittadinanza: se sa guidare un trattore o lavorare per una vendemmia perché non dovrebbe farlo? E anche i sindacati devono dare una mano: su uno strumento come i voucher devono essere d’accordo in questa fase. Una misura temporanea in alcuni settori molto danneggiati: come l’agricoltura o il turismo che avrà una batosta enorme quest’anno».

Il governo ha messo misure enormi per l’economia. Si poteva fare di più?

«Servono più risorse e meglio strutturate. Le banche in questi giorni sono intasate di lavoro e costrette a dimenarsi da troppa burocrazia. E quando arriveranno i soldi, che andrebbero ripagati almeno su 10-15 anni altro che sei, serviranno solo per pagare le tasse. Servono sforzi per evitare che alla ripresa molte aziende chiudano e bisogna che non sia danneggiata nessuna area del Paese».

A cosa si riferisce?

«I Fondi Ue del Sud non devono essere assolutamente toccati: sono per il Mezzogiorno e per la sua ripartenza. Nessuno scippo».

Lei è favorevole al Mes?

«È chiaro che il Mes vecchio stile, con le vecchie condizionalità è inaccettabile. La nuova proposta prevede che si possano utilizzare con periodi lunghi per la restituzione e tassi d’interesse pari quasi a zero. In questo caso non vedo perché l’Italia non dovrebbe utilizzare questi 37 miliardi. Speriamo che il governo alla fine sappia far prevalere l’interesse nazionale rispetto a quello dei partiti».

I governatori, intanto, si muovono alla rinfusa: tra chi corre per riaprire e chi non vuole allentare la morsa.

«Serve un piano strategico nazionale con un’analisi dal punto vista medico ed economico per decidere. Ma basta confusioni perché si genera altro caos e non ce lo possiamo più permettere».