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NO ALLA RIFORMA DEL MES. SI’ AI 37 MILIARDI PER LA SANITA’ – INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA

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Antonio Tajani, quindi sul Mes Salvini detta la linea e voi scattate sull’attenti?
«Ma quale attenti? Non obbediamo ai diktat di nessuno e non siamo sudditi né di Conte né di Salvini. Noi ci muoviamo e votiamo in base alle nostre convinzioni».
Avete cambiato idea dopo aver detto per mesi che sul Mes non avreste sentito ragioni.
«Ma continuiamo a dirlo: eravamo e restiamo favorevoli a ricorrere ai 37 miliardi del Mes, ma siamo contrari a questa riforma che non fa gli interessi del Paese».
Una riforma che ha il sì di tutti i governi europei, compresi quelli a guida Ppe, e il no dei sovranisti.
«Qui non è questione di famiglie europee ma di Stati. Perché in questa trattativa hanno prevalso interessi degli Stati e non dell’Unione Europea come la intendiamo noi».
Ma può un ex presidente del Parlamento europeo votare no ad una riforma che tutti sostengono?
«Proprio perché sono stato presidente del Parlamento europeo dico che questa riforma non risponde affatto alle richieste che dal Parlamento erano arrivate, cioè un maggior controllo sul Mes. Perché oggi al Parlamento europeo è venuta la Lagarde a riferire e il direttore generale del Mes no? Forse perché ha troppo potere, perché non si vuole sottostare al controllo delle istituzioni Ue».
Non sembrava aveste tutti questi dubbi fino a ieri mattina, quando Salvini vi ha dato un aut aut.
«Io, come Berlusconi, i dubbi su questa riforma li ho espressi per la prima volta nel dicembre del 2019, altro che diktat di Salvini. La nostra è una posizione meditata e basata sui fatti».
Che rischia di portare alla bocciatura della riforma, se il M5S non sarà compatto.
«Sono problemi della maggioranza, non nostri. Se il ministro degli Esteri Di Maio parla di una riforma “peggiorativa” che può danneggiare l’Italia, se sconfessa il ministro dell’Economia, dobbiamo essere noi a risolvere i loro problemi? Non siamo il tappo della barca della maggioranza che affonda».
Siete voi che avete sempre parlato di doveroso «atteggiamento responsabile», convincendo anche Lega e Fratelli d’Italia a votare sì allo scostamento di bilancio.
«Certo, perché i contenuti ci convincevano. Oggi no».
Cosa c’è nella riforma che vi impedisce di votarla?
«Come ho già detto, non si accoglie la proposta del Parlamento. Poi, nella riforma si prevede che ci siano tre diverse maggioranze: una per approvare le decisioni di emergenza (85%), una per le speciali (8o%) e una per le semplici (maggioranza semplice). Su quelle di emergenze l’Italia potrebbe mettere il veto, ma sulle altre no perché sono sotto l’85%. Ed è pericoloso».
C’è però il cosiddetto «backstop» per le banche, che garantirebbe i risparmiatori in caso di fallimenti.
«Ma non è accompagnato da un fondo europeo di garanzia dei depositi, non può funzionare. Perché l’Italia non l’ha preteso? Il fondo di garanzia era necessario per impedire che per esempio se due-tre banche italiane vanno in crisi, non siano le tedesche o le francesi a portarsi via i clienti. La nostra posizione è a garanzia degli interessi italiani e dell’Ue».
Ma se Malia boccia la riforma si blocca tutto il percorso, con effetti gravissimi. Non lo teme?
«C’è ancora il tempo per cambiare, lo facciano e noi ci saremo. Fino al voto si può sempre cambiare».
Nel frattempo rischiate che FI vada in frantumi.
«Lo si dice ad ogni passaggio… Non siamo succubi né di Salvini né del Pd. Decidiamo secondo le nostre convinzioni. Io so che seguirò la linea di Berlusconi, il migliore di tutti».

«Sì ai fondi del Mes: servono a rafforzare la sanità pubblica soprattutto nel Mezzogiorno» – Intervista su ‘Il Mattino’​

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Onorevole Antonio Tajani, perché Forza Italia giudica inadeguato il decreto Rilancio?

«Perché manca una strategia di vero rilancio economico; perché arriva in ritardo e perché dispensa risorse qua e là senza affrontare i veri nodi. È come se si volesse rifare una strada tappando solo le buche».

Quali sono a suo giudizio gli aspetti più critici?

«Non ci sono misure reali per il turismo».

Ma c’è il bonus…

«Lasci stare: serve a ben poco. Bisogna dare soldi veri a tutte le famiglie perché davvero trascorrano le vacanze in Italia e non semplici e complicatissime detrazioni».

Lei cosa avrebbe fatto?

«Semplice: un meccanismo per scalare dalle tasse le somme spese negli hotel, nelle strutture, nei ristoranti italiani. Se non si interviene in questo senso non si riesce a competere con gli altri grandi Paesi europei. Sa una cosa?».

Cioè? «Prendiamo la Francia: il turismo rappresenta il 9,7 per cento del Pil mentre in Italia è il 13. Solo che in Italia il governo stanzia 4 miliardi, in Francia 18».

E l’agricoltura?

«La sanatoria non serve a nulla».

Perché?

«È un provvedimento di marca ideologica e questo settore, vitale per l’economia italiana e per il Sud, non si sostiene con l’ideologia».

Cosa propone?

«Meno burocrazia, i voucher, misure a favore di manodopera qualificata perché in agricoltura non servono solo braccianti e non si può pensare che tutti gli imprenditori siano caporali. Il governo ha soltanto esteso a questo settore la sua miope visione assistenziale».

A breve arriveranno al pettine i nodi del Mes…

«Abbiamo già espresso il nostro assenso per accedere ai fondi previsti dal Mes. Si tratta di 36-37 miliardi a cui l’Italia non può rinunciare. Servono per rafforzare la nostra sanità, specie al Sud, a investire in apparecchiature, dotazioni, strutture. La posizione di Forza Italia è chiara».

E se il governo e la maggioranza rischiassero di implodere proprio sul Mes, FI farà da stampella al Senato?

«Abbiamo detto che siamo favorevoli, in Italia e in Europa, al Mes. Questo non vuol dire che sosteniamo il governo».

Eppure spezzoni della maggioranza guarderebbero con interesse a un sostegno eventuale da parte di Forza Italia…

«Il governo Conte si sta dimostrando assolutamente inadeguato e impreparato ad affrontare una crisi senza precedenti. La Fase 1 non è ancora del tutto esaurita, sulla Fase 2 non ci sono né certezze né chiarezza».

Dunque, darete una mano?

«Questo non è il momento di fare giochi di palazzo. A noi interessa salvare vite umane e offrire prospettive alle imprese. Qui ci sono fabbriche e attività che resteranno chiuse, a Napoli un imprenditore in difficoltà si è tolto la vita. E come pensa il governo di sostenere l’economia? Con il credito d’imposta?».

È stata cancellata l’Irap…

«Ma è soltanto la cancellazione della rata di giugno».

Voterete la mozione di sfiducia al ministro dell’Economia Gualtieri?

«No, ci sembra un’iniziativa non pertinente».

E al ministro della Giustizia Bonafede, la prossima settimana?

«Quella la voteremo. Non si tratta di un giudizio, negativo, soltanto sull’operato del ministro ma riguarda una gestione non all’altezza dell’intero settore Giustizia su cui il governo ha fallito su tutta la linea».

Lei è stato presidente dell’Europarlamento: come giudica l’atteggiamento dell’Europa nei confronti dell’Italia?

«L’Ue si è mossa in ritardo e con lentezza ma ha operato in maniera forte: 1100 miliardi messi a disposizione contro la crisi, le misure di Bei e Bce».

Non nota in Italia una disaffezione crescente nei confronti dell’Europa, dall’economia alle politiche sull’immigrazione?

«Ma senza Europa il nostro Paese è ancora più debole, più isolato e meno protetto. Da questa crisi l’Ue dovrà dimostrare di uscire rafforzata. Gli strumenti ci sono, confido molto nel “bazooka” messo in atto per rilanciare l’economia. Non dimentichiamo che il mercato interno europeo è un segmento irrinunciabile per l’export delle nostre aziende , vale 200 miliardi».

Quando si voterà per le Regionali?

«In autunno: impensabile fare una campagna elettorale in estate e con ancora i problemi legati all’emergenza sanitaria».

E in Campania su chi punterà il centrodestra?

«Il nostro nome resta Caldoro. Ma questo non è il momento di infilarci in beghe elettorali. Dobbiamo aiutare la Campania a ripartire. Resta il giudizio negativo sui cinque anni di amministrazione De Luca. Ma in questo momento sono altre le priorità. E non ci interessano i toni da campagna elettorale». 

 

Il Mattino – 15/05/2020
Lorenzo Calò