Tajani «Il premier sia esplicito sul Salva Stati o Forza Italia non voterà lo scostamento» – intervista a Il Messaggero 30/06/20

Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, non voterete lo scostamento di bilancio se Conte non dirà parole chiare e definitive sul Mes?
«Certo, noi vogliamo capire cosa intenda fare il governo. Abbiamo votato due volte lo scostamento di bilancio, la seconda volta siamo stati determinanti. Ora non diremo sì a scatola chiusa, senza una visione».

Che passa dall’adozione del Mes in Italia?
«Non è una faccenda ideologica. Si tratta di tutelare la salute degli italiani. E’ una priorità: abbiamo 37 miliardi a costo zero, qualsiasi ricerca di denaro costa di più. Rispetto ai titoli di Stato c’è un risparmio di 5 miliardi. Di cosa stiamo parlando? Così facendo potremo spostare i fondi per la sanità, previsti già nel nostro bilancio, sulle infrastrutture di cui ha bisogno il Paese».

Ma ci sono una serie di problemi. Il primo è rappresentato dal premier: il Mes per Conte è un tema divisivo, il M5S non lo vuole.
«Cercherò di essere più esplicito. Siccome Conte chiede che l’opposizione collabori per il bene del Paese, e non del governo, noi siamo pronti. Ma vogliamo conoscere la strategia dell’esecutivo per la ripresa. E il Mes rientra in questa visione complessiva».

Ma il centrodestra è spaccato: come pensa di convincere Salvini e Meloni?
«A Matteo e Giorgia dico: il Mes è utile per sistemare la sanità del nostro Paese e delle regioni che governiamo insieme. Dalla Lombardia all’Umbria, passando per quelle che andremo a vincere a settembre. Qui non c’è la Troika, come con la Grecia e né è un capriccio della Germania. Bisogna che gli esperti di Lega e Fratelli d’Italia facciano una studio serio su questi fondi».

Punta sulla spinta governatori di centrodestra per portare i suoi alleati verso il sì?
«La Lega è per l’autonomia?Bene, quei soldi servono agli ospedali, ai reparti, a potenziare le università, a non farci trovare impreparati se dovesse ritornare il coronavirus. Confido nel pragmatismo dei governatori che si sono trovati in prima linea a gestire l’emergenza».

Ma Forza Italia è responsabile nei confronti degli italiani o potrebbe diventare Responsabile anche in Senato se servissero voti alla maggioranza?
«Siamo pronti a sostenere il Mes, ma se il governo è arrivato al capolinea deve rendersi conto che davanti agli interessi dei partiti c’è quello degli italiani. Noi continuiamo, dall’opposizione, a fare la nostra parte. Come con la proposta di un credito d’imposta per i territori colpiti dal virus e dal terremoto: Lazio, Umbria e Marche».

Tra Forza Italia e il resto della coalizione ci sono delle differenze insanabili sull’Europa: alla fine non emergeranno in maniera dirompente?
«Se parliamo di Mes parliamo un’operazione bancabile. Non è un dogma. Non sto dicendo che voglio lo Stato nelle imprese. Se parlo di euro credo che nessuno possa negarne l’imprescindibilità. Altrimenti il nostro Paese colerebbe a picco».

Anche sulla cancelliera Merkel avete idee molto diverse.
«Merkel ha una visione politica, se l’Italia va in crisi va a picco l’industria dell’auto tedesca. Stesso discorso per i nostri rapporti con la Francia».

Passiamo a Roma: c’è il nome del candidato sindaco?
«Noi di Forza Italia abbiamo un’idea: serve una persona che non sia un politico di professione, un uomo, o una donna, che abbia capacità di fare e di decidere. Roma non può essere un luogo di mediazione della politica».

Ha in testa Guido Bertolaso?
«Non ho parlato con Guido, ho in testa però un “modello Bertolaso”. Un sindaco che non usi Roma come un trampolino per la politica e che intervenga con vigore su trasporti e rifiuti, sanando le piaghe lasciate da Raggi».

Sembra però non esserci la fila per candidarsi a Roma.
«Su 3 milioni di abitanti, come centrodestra, troveremo la figura giusta: che sia un prefetto, un amministratore, un manager poco importa. L’importante è che sia forte, autorevole e operativo. In grado di riportare la Capitale ai vertici del mondo: perché Londra e Parigi hanno più turisti di noi? Perché non si riesce ancora a dare i giusti poteri a Roma mentre si parla di autonomia regionale?».

Ma quando inizierete a lanciare il nome del candidato sindaco?
«Dopo le regionali di settembre».

L’addio di Berlusconi a Palazzo Grazioli è il segno dei tempi per FI?
«No, la nostra sede rimane in centro. Il Presidente cambierà residenza, ma rimarrà più attivo che mai».

Il suo ricordo più bello a Palazzo Grazioli?
«Quando vi entrai, dopo essere stato eletto presidente del Parlamento europeo: fu una grande gioia per tutti. Una delle tante vissute insieme a Berlusconi. A proposito: ha visto che anche i suoi detrattori si stanno ricredendo su di lui?».

 

 

Simone Canettieri – Il Messaggero – 30/06/2020

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