Trump impresentabile per il centrodestra liberale. Parla Antonio Tajani – Intervista a “Il Foglio”

La notte della democrazia americana, il barbaro supporter trumpiano con le corna che entra a torso nudo al Congresso, gli spari e il coprifuoco quello vero, da guerra. La legge politica di rispetto per l’avversario che si ribalta in guerriglia e la legge del teatro per come la dice l’ex premier Silvio Berlusconi, parlando del Donald Trump recalcitrante all’accettazione del reale: “Bisogna essere capaci di uscire di scena”. E Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia e del Ppe, già presidente del Parlamento europeo, ribadisce: “Trump ha concluso malissimo il suo mandato, aizzando le folle e abdicando alla responsabilità morale di capo dello Stato”. E insomma i contorni di un’impresentabilità di Trump per un centrodestra liberale si delineano: “Il suo comportamento non ha giustificazioni. Si può contestare un risultato, ma questo è inaccettabile”, dice Tajani, rievocando, per ricordare quanto “indigesto sia anche a destra” il presidente uscente, quando John McCain, “eroe di guerra e pilastro dei conservatori, disse, malato, di non volere Trump al suo funerale”. E’ il giorno in cui FI presenta le sue “proposte per il paese” e in cui il Cav. scrive al Corriere per dire “basta alle divergenze in politica estera”, visto il ruolo dell’Italia come presidente del G20. Ed è il giorno in cui gli alleati a destra di FI Matteo Salvini e Giorgia Meloni, trumpiani finora convinti, non potrebbero permettersi l’ambiguità che Trump ha usato nel tweet rivolto ai manifestanti appena incitati in nome del voto rubato: “Andate a casa, vi voglio bene”. E però, la sera dell’assalto dei “vichinghi” trumpiani al Congresso, Matteo Salvini ha scritto parole onnicomprensive, come dire: condanno un tanto al chilo, ma senza fare nomi (“la violenza non è mai la soluzione, mai. Viva la Libertà e la Democrazia, sempre e dovunque”). Parole ieri sera corrette in un “io ero per le idee di Trump, però le armi in Parlamento sono una follia”. Ma dal centrosinistra si levava il coro: quando si dissociano, Salvini e Meloni?”. Perché, sempre la sera dell’assalto, Giorgia Meloni aveva visto in qualche modo il bicchiere mezzo pieno: “Seguo con grande attenzione e apprensione quanto sta accadendo negli Stati Uniti, mi auguro che le violenze cessino subito come chiesto dal Presidente Trump. In questi momenti serve grande prudenza e serietà. Mi auguro che la situazione possa tornare al più presto alla normalità”. Solo che Trump, prima di dire “andate a casa” ai violenti, aveva soffiato su estremismi, complottismi, superstizioni e fake news. Non è abbastanza per dirsi distantissimi, oggi, anche a destra? Non è il momento di buttare le mascherine inneggianti a Trump? Dice Tajani, anche a proposito degli alleati che quelle mascherine le indossavano: “Io penso che la condanna nel centrodestra debba essere unanime e penso lo sia, ma ognuno parla con le sue parole. Siamo diversi, abbiamo visioni diverse anche in Europa, altrimenti saremmo un partito unico”. Della notte di insurrezione il vicepresidente di FI ha in mente “la faccia del vice di Trump, Mike Pence, che con la mimica esprimeva sconcerto. E quella di Joe Biden mentre chiedeva a Trump di andare in tv e fermare l’assedio”. Ora, dice Tajani, “la cosa urgente è ricostruire un Occidente a due facce”, quello che non ha potuto più essere tale durante gli anni trumpiani. “Noi in FI non abbiamo mai considerato Trump il Berlusconi d’America, e, al di là della posizione sulla Cina, condivisibile, penso che il presidente uscente abbia sbagliato riguardo al rapporto con l’Europa. Biden non deve soltanto ricucire con i Repubblicani, per essere presidente di tutti, ma anche ristabilire il dialogo con questo lato dell’Oceano. Dopodiché l’Europa deve rinforzarsi, per non essere più politicamente così debole, e deve farlo con una politica di difesa comune. Anche sul fronte Nato, che va rinsaldata, recuperando lo spirito di Pratica di Mare. E la Russia deve essere riavvicinata. Ricordiamoci che il grande avversario è la Cina. C’è molto lavoro da fare, si può fare”.

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