18 Dicembre 2024

Una giornata in volo con il ministro Tajani: «La nuova cittadinanza per me è una cosa seria» – Intervista a “Vogue”

Il ministro Antonio Tajani vuole cambiare il modo in cui in Italia si intende il concetto di cittadinanza. Me lo ha raccontato in un’intervista speciale, sospesa tra i cieli d’Europa

Un ritorno in Italia, quello che ho compiuto lo scorso novembre, di quelli che capitano raramente. Non che non sia tornata spesso, nel paese in cui sono cresciuta, ma questa volta è stato come chiudere un cerchio: da quando ho ottenuto la cittadinanza del Regno Unito, dove ora vivo, e dopo aver quindi collezionato il mio terzo passaporto, mi sono ulteriormente interrogata su quello che significano l’identità e l’appartenenza a una nazione. E, appunto, il cerchio per me si è chiuso grazie a un incontro del tutto inusuale, quello con Antonio Tajani, leader di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri del governo Meloni. È stato proprio lui, qualche mese fa, a smuovere la discussione sul tema della cittadinanza in Italia: «Svegliamoci, il mondo è cambiato», aveva dichiarato lo scorso agosto. Nel frattempo ci sono stati ulteriori sviluppi, tra i quali la decisione della Corte di Cassazione che a metà dicembre ha dichiarato valida la proposta di referendum per modificare la legge che regola la concessione della cittadinanza italiana agli stranieri.

L’incontro con il Ministro è stato una successione di incastri del destino. Dopo qualche ora a Roma, l’intervista vera e propria è iniziata durante il volo che ci ha portati a Monaco di Baviera. Un viaggio che sembrava un ponte tra il mio passato e il mio presente, un’opportunità di connessione profonda tra le mie esperienze e quelle di un politico impegnato a cambiare le cose in Italia. Ho passato un’intera giornata con lui e il suo team, seguendo un’agenda fittissima: prima un incontro con i giornalisti della stampa tedesca, poi con il partito popolare tedesco PPE guidato da Manfred Weber e infine un incontro con gli italiani di Monaco, organizzato dal Console italiano e dall’Ambasciatore a Berlino. In mezzo anche una visita al Centro ESO Supernova, un luogo di eccellenza ingegneristica e innovazione spaziale, simbolo concreto del contributo degli italiani alla scienza europea e globale.

Il colloquio con Tajani è iniziato appunto in aereo, con un libro dello scrittore di fiabe Mario Lodi tra le mani e il rumore dei motori a fare da sottofondo. Prima di cominciare ci siamo presi un momento per parlare delle mie radici: della mia vita, di mia madre nata in Etiopia e del mio percorso attuale a Londra. Il Ministro, con grande sensibilità, conosceva molto bene Asmara e Addis Abeba, cosa che ha permesso di muoverci come su di una mappa comune, condivisa. Tra i riflessi del sole sui finestrini, ho regalato a Tajani un piccolo volume intitolato Cipì, uno dei miei libri preferiti da bambina, per aprire la conversazione con un simbolo di speranza e appartenenza, proprio come potrebbe essere per quei bambini nati e cresciuti in Italia, che, grazie alla riforma dello Ius Scholae – ora evoluto in Ius Italiae – potrebbero a un certo punto essere riconosciuti come cittadini italiani.

«La cittadinanza italiana è un tema complesso e in evoluzione, la nostra proposta di Ius Italiae coinvolge oltre un milione di giovani di origine straniera», racconta lui con passione: «La definizione di cittadino italiano sta evolvendo in risposta a una società sempre più multiculturale, dove una percentuale significativa di bambini nati in Italia ha origini straniere. Questo cambiamento demografico ci porta a riflettere su come le politiche di cittadinanza e di immigrazione possano cambiare facilitando l’integrazione e riconoscendo il contributo che queste nuove generazioni danno alla nostra società». Tajani, in questo discorso, mette al centro la scuola ed ecco che il pensiero va subito agli anni fondamentali delle mie elementari in viale Brianza a Milano, anni pieni di scoperte, di sogni e di prime sfide: «Chi cresce, studia e vive in Italia per almeno dieci anni, interiorizzando la storia e i modelli di civiltà italiani, ha dimostrato di far parte di questa comunità, molto di più di altri legati solo da un antenato del passato», continua lui: «La scuola è un elemento fondamentale del progetto Ius Scholae, ora evoluto in Ius Italiae, perché pone al centro non solo l’educazione, ma il legame profondo con l’Italia e la sua comunità, riconoscendo come cittadini a pieno titolo quei bambini nati e cresciuti in Italia. È attraverso la scuola che si costruisce il senso di appartenenza alla comunità italiana».

E Tajani che studente è stato? «Sono figlio di una professoressa di latino e greco, e so bene come gli insegnanti siano formatori fondamentali, capaci di trasmettere valori profondi e duraturi. La scuola ha il compito di insegnare la nostra storia, ma anche di far conoscere altre culture», mi racconta mentre dall’altro superiamo confini ormai lontani e invisibili: «Non vedo differenze tra persone di origini diverse: guardo alla persona, senza pregiudizio. Di fronte a un reato, che sia commesso da un immigrato o da un italiano, l’origine non conta: ciò che conta è l’atto compiuto. La cittadinanza deve essere una scelta responsabile, un impegno serio».

Queste parole mi colpiscono e mi toccano da vicino: quando ho scelto di diventare cittadina britannica dopo tanti anni di vita a Londra, l’ho fatto non per un semplice passaggio burocratico ma per sentirmi parte di una comunità, per restituire qualcosa e per condividere diritti e doveri. Mi viene spontaneo allora chiedere cosa si stia facendo, in Italia, per intervenire sulle politiche migratorie e di integrazione: «È importante distinguere chiaramente che una riforma della cittadinanza è diversa dalle politiche sull’immigrazione, spesso su questa sovrapposizione si creano fraintendimenti. La realtà è che i numeri dell’immigrazione irregolare sono già in calo, e affrontare la questione migratoria richiede ben più che un approccio di polizia: serve una strategia globale, come per esempio si sta facendo con il “Piano Mattei” [il progetto di finanziamento di opere e iniziative nei paesi in via di sviluppo, ndr]».

#RaffaellaCarrà verrà ricordata come una delle più grandi stelle dello spettacolo. Conosciuta in tutto il mondo ha rappresentato la cultura e i costumi dell'Italia, il suo talento e la sua contagiosa risata resteranno per sempre scolpiti nella storia dello showbiz. Ci mancherà 🙏

Auguri di pronta guarigione a #PapaFrancesco. Preghiamo tutti per la salute del @Pontifex_it. #Roma e la sua Chiesa hanno bisogno di lui. 🙏

NO AL REATO D'OPINIONE #DDLZan

“We the people” tell the government what to do, it doesn’t tell us. “We the people” are the driver, the government is the car. And we decide where it should go, and by what route, and how fast.“We the people” are free. R.Reagan #Happy4thofJuly to our American partners!
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