19 Settembre 2024

Antonio Tajani: “La stagione Toti si è chiusa, ora bisogna guardare avanti. Con Bucci vinciamo al centro” – Intervista a “Il Secolo XIX”

«La stagione di Toti si è chiusa. Ora bisogna guardare avanti, e con Bucci possiamo vincere». Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, fissa l’obiettivo per gli azzurri alle prossime regionali: «Siamo al 10% ma possiamo arrivare al 13-14%, con più di un assessore nella futura giunta Bucci». Sul patteggiamento dell’ex governatore Giovanni Toti, il vicepremier è glaciale: «Si è sentito lasciato solo? È lui che ha lasciato soli noi, non eravamo in giunta. Il patteggiamento è stato una sua scelta». Ma Tajani, ospite della redazione del Secolo XIX, affronta i principali temi del dibattito politico: le crisi internazionali in Medio Oriente e Ucraina, la formazione della Commissione europea, il processo a Salvini per l’affaire Open Arms, le liti tra alleati sulla proposta di lus scholae.

Ministro Tajani, il 27 e 28 ottobre ci saranno le elezioni regionali. Dal punto di vista di Forza Italia che sfida si attende in Liguria?

«Abbiamo fatto una scelta che rappresenta un guardare in avanti, con un candidato come Bucci che è il sindaco del fare, il sindaco del sì, che ha dimostrato di saper governare Genova. Lo stesso spirito del fare deve governare per i prossimi cinque anni la Liguria. C’è molto da fare».

Cosa, per esempio?

«Penso alla Gronda: se non avesse vinto sempre il partito del no magari non sarebbe caduto il Morandi: al di là delle responsabilità dell’uomo, il peso quotidiano che subiva sarebbe stato alleggerito con la Gronda. Bisogna farla, è indispensabile: il problema della regione è avere un sistema di infrastrutture che permettano a residenti e turisti di spostarsi. Senza infrastrutture e con continui lavori, la Liguria rischia anche danni d’immagine».

Quali sono le altre priorità?

«C’è il lavoro da fare sull’assetto idrogeologico. E penso al porto straordinario di Genova, che va valorizzato non soltanto dal punto di vista turistico ma anche dal punto di vista commerciale: dev’essere un trampolino di lancio per regioni industriali come Piemonte e Lombardia. Il 40% del nostro Pil deriva dall’export, siamo la quarta potenza commerciale mondiale, bisogna andare avanti rinforzando la portualità, che fa parte della nostra strategia di esportazione via mare. Poi c’è il tema della portualità turistica: quando parlavo di privatizzazione dei servizi portuali, ho elogiato il lavoro fatto a Rapallo, perché il servizio è più efficiente. Insomma, ci sono tante risorse da mettere a sistema e infrastrutture da fare, con una Regione che decide. E Bucci non è un burocrate, sarà il presidente del sì, puntando sul sostegno a chi intraprende, con una politica fatta per la crescita».

E rimasto sorpreso dalla decisione dell’ex presidente della Regione, Giovanni Toti, di patteggiare? L’ex governatore ha spiegato di essersi sentito solo.

«Veramente è lui che ha lasciato soli noi, eravamo fuori dalla giunta. Non è mai mancato il nostro sostegno alle battaglie garantiste, ho difeso la posizione garantista nonostante lui avesse rotto in maniera traumatica con Forza Italia. Non so con chi ce l’avesse, a noi non può dire niente».

Ma siete rimasti stupiti dalla sua scelta?

«E una scelta sua: non eravamo in giunta, e di tutte le decisioni che sono state prese non ne sapevamo nulla. Non ci ha informato di questa scelta, non sapevamo nulla né abbiamo chiesto nulla noi. Abbiamo sempre avuto l’idea che dopo Toti bisognava andare su un civico, anche per dire ai liguri che inizia una nuova stagione. Credo che la Liguria non sia stata amministrata male, anzi: però ora guardiamo avanti. Abbiamo individuato il civico più importante della Regione, sentendo sindaci civici come Scaj ola ci hanno detto che il candidato migliore era Bucci».

Avete faticato a convincerlo?

«Un po’ abbiamo faticato, ma non troppo. La sfida credo lo entusiasmi, ci abbiamo messo un giorno, con una raffica di telefonate. Bucci è un sindaco civico e centrista, e la partita politica si vince al centro, anche perché dall’altra parte c’è un candidato molto spostato a sinistra. Ci sono spazi enormi al centro, e Forza Italia vuole occupare l’area che va da Meloni a Schlein. Tanta gente non vuole andare a sinistra».

Da Azione sono usciti esponenti come Costa, Gelmini e Carfagna: il primo è già rientrato in Forza Italia, ci sono contatti con le altre due?

«Costa è rientrato, con Gelmini e Carfagna non ci sono contatti o trattative. Non ho parlato con loro di recente».

In Liguria la campagna acquisti di Forza Italia è iniziata da mesi e procede spedita.

«Noi non promettiamo niente a nessuno, al massimo li mettiamo in lista ma poi l’elezione va conquistata. Qui in Liguria i sondaggi ci danno al 10%, più che alle europee e alle politiche. Tanti elettori centristi che non votavano Forza Italia ma sono contrari a uno slittamento a sinistra dei partiti centristi stanno tornando da noi».

Sarete presenti in un’eventuale giunta regionale guidata da Bucci?

«Assolutamente si, e magari con più di un assessore. Ora siamo al10% ma contiamo di arrivare al 13-14% dei voti».

Le elezioni regionali del prossimo autunno in Liguria, Umbria ed Emilia Romagna avranno un valore politico nazionale?

«Le elezioni regionali hanno un valore nazionale se i partid le pompano… Liguria e Umbria sono due regioni con non hanno molti abitanti, dove ci sono ragioni locali sul voto. E l’Emilia Romagna è una regione particolare, difficile per noi: si può vedere una tendenza, ma non di più. Bucci può vincere, ma qui in Liguria la sinistra è sempre stata forte, non va sottovalutata. Noi punteremo sui contenuti, e ho chiesto a Letizia Moratti di seguire la parte programmatica».

Passiamo alla politica estera: dopo l’attacco a Hezbollah, in Libano, è preoccupato da una possibile escalation in Medio Oriente?

«La svolta in Medio Oriente preoccupa, come Italia ci asterremo sulla risoluzione dell’Onu su Israele, così come faranno Francia, Germania, Regno Unito. Lavoriamo per soluzioni di equilibrio, anche se le situazioni in medio Oriente e Ucraina sono preoccupanti. Abbiamo parlato con tutti gli interlocutori, domani (oggi, ndr) sarò a Parigi a incontrare il segretario di Stato americano, i ministri degli Esteri britannico, francese e probabilmente anche quello tedesco per fare il punto della situazione. La chiave di tutto è il cessate il fuoco, ma le parti sono difficili da convincere. Il Libano non ha né presidente né governatore della Banca centrale, e neanche gli altri Paesi arabi riescono a convincere gli attori in campo. La situazione è complicata. Noi siamo pronti a mandare un contingente italiano in caso di gestione di Gaza da parte delle Nazioni Unite».

In Ucraina che prospettive ci sono?

«Il presidente Zelensky ha parlato di una conferenza di pace, speriamo di riuscire a farla anche con i russi. È chiaro che la pace non può essere la resa dell’Ucraina. Ma sulle scelte che facciamo sulle armi, se passa il principio che si va a colpire in Russia, qual è il limite? Che facciamo, bombardiamo Mosca? Se si alza lo scontro non va bene. Capisco gli ucraini, ma noi come Nato non vogliamo essere coinvolti nella guerra, anche gli Usa non hanno autorizzato anni contro la Russia. Un conto è difendere l’Ucraina, un altro fare la guerra alla Russia, con tutte le conseguenze del caso. Bisogna essere molto prudenti. Noi sosteniamo politicamente e finanziariamente l’Ucraina, faremo la conferenza sulla ricostruzione in Italia l’anno prossimo, mandiamo le armi. Ma anche Biden mi sembra molto prudente. E fa bene».

Qual è il suo giudizio sulla nuova Commissione europea?

«Un buon giudizio. C’è stato rispetto del risultato elettorale e un grande equilibrio, anche sulla lotta al cambiamento climatico: non aver dato tutto il potere a un unico commissario ma aver distribuito le varie competenze a diverse figure permette di avere un’azione più pragmatica e meno ideologica sul tema. Bene aver previsto un commissario al Mediterraneo, così come le attenzioni alle politiche del mare. Il fatto che ci sia un vicepresidente italiano è positivo: siamo un grande Paese e ci va riconosciuto un grande contributo. Al di là delle competenze come commissario, Fitto avrà anche la supervisione su settori chiave come una parte dell’economia, circa 1.000 miliardi, l’agricoltura, la pesca, i trasporti. E un moderato, un europeista che conosce la macchina di Bruxelles. Sarebbe giusto che tutti gli italiani lo votassero, anche il Pd: da parlamentare europeo Berlusconi, per dare un segno di unità, volle sostenere il commissario italiano, Paolo Gentiloni»

In Liguria c’è un elettore e residente affezionato alla regione come Pier Silvio Berlusconi: si è parlato molto di divergenze tra i figli del Cavaliere e la leadership di Forza Italia, e ha fatto discutere l’incontro tra Marina Berlusconi e Mario Draghi.

«Si possono fare tutte le ricostruzioni di questo mondo ma non c’è nessuna strategia politica se Marina Berlusconi incontra Draghi: è ovvio che un grande imprenditore si interessi a una relazione che riguarda la competitività in Europa. I figli di Berlusconi fanno gli imprenditori, hanno detto che non si candidano, ci hanno sempre sostenuto, non hanno mai fatto una critica al governo e non è vero che si sono lamentati di Forza Italia o che condizionano le scelte».

Sullo Ius scholae ci sarà un’iniziativa parlamentare di Forza Italia?

«Certo. Per noi si tratta di un diritto che viene prima della legge, che si conquista dopo dieci annidi studio con profitto, dopo aver frequentato effettivamente e con successo lo studio dell’obbligo fino ai 16 anni. È un sistema più serio, più rigido ma anche più integrante rispetto alla legge attuale, che prevede che arrivato a 18 anni puoi chiedere la cittadinanza anche se non conosci l’italiano. Ci sono 500mi1a giovani che sono italiani, le regole sulla cittadinanza vanno riviste perché è una cosa seria. Per questo non abbiamo votato le tre righe infilate in un emendamento, non si tratta di giochetti per fare dispetti al governo. Non sono diventato di sinistra, come dice Crozza. Sono liberale e credo nei diritti. E nel programma del centrodestra con cui abbiamo vinto le elezioni nel 2022, al punto sei, c’è l’impegno a integrare socialmente ed economicamente gli immigrati regolari. Non c’entra niente con l’immigrazione irregolare».

Però i vostri alleati non sembrano molto d’accordo con voi sul tema.

«Bisogna spiegarlo bene, ma non è un tabù e non c’è alcun lassismo, perché non c’entra nulla con la lotta all’immigrazione clandestina o alla criminalità. Ai figli della filippina o del peruviano integrati e cresciuti qui, cosa diciamo? Di tornare nei Paesi d’origine dei loro genitori? È una questione di buon senso, sono italiani. Non confondiamo un diritto con la violazione dello stesso, qui parliamo di figli di immigrati regolari. Non voglio un centrodestra oscurantista».

Quali sarebbero le conseguenze di un’eventuale condanna del ministro Salvini nel processo Open Arms?

«Sono garantista, e per me una persona è innocente fino a condanna nel terzo grado di giudizio. Sarebbe una sentenza politica, dal punto di vista giuridico ho molti dubbi sul fondamento dell’accusa, mi sembra un tentativo di difendere una posizione politica. I magistrati devono essere al di sopra delle parti, è assurdo che ci siano le correnti».

#RaffaellaCarrà verrà ricordata come una delle più grandi stelle dello spettacolo. Conosciuta in tutto il mondo ha rappresentato la cultura e i costumi dell'Italia, il suo talento e la sua contagiosa risata resteranno per sempre scolpiti nella storia dello showbiz. Ci mancherà 🙏

Auguri di pronta guarigione a #PapaFrancesco. Preghiamo tutti per la salute del @Pontifex_it. #Roma e la sua Chiesa hanno bisogno di lui. 🙏

NO AL REATO D'OPINIONE #DDLZan

“We the people” tell the government what to do, it doesn’t tell us. “We the people” are the driver, the government is the car. And we decide where it should go, and by what route, and how fast.“We the people” are free. R.Reagan #Happy4thofJuly to our American partners!
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