7 Settembre 2026

Missione nel Mercosur per raddoppiare l’export. Così l’Italia anticipa tutti – “Il Messaggero”

Oltre cento imprese volano a Buenos Aires e San Paolo per chiudere nuovi contratti in Sudamerica dopo l’accordo di libero scambio. Tajani vedrà Milei.

In Argentina, grazie a un lontano parente nato nel Belpaese e alle regole dello ius sanguinis, ci sono un milione di persone con passaporto italiano. Stesso status (e stesso meccanismo) per quasi 700mi1a cittadini in Brasile. Ma nel business certi legami naturali non sempre bastano: infatti è la Germania – noi siamo al secondo posto – la prima fornitrice di macchinari in quest’area. Dove Francia e Spagna si sono radicate delocalizzando produzioni ed erogando servizi alle imprese locali. Adesso però Roma – che tra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – esporta beni per un valore di 7,6 miliardi – ha l’occasione per ribaltare il tavolo: sfruttare e andare all’incasso per il suo “sì” all’accordo di libero scambio tra Ue e Mercosur. Senza il quale l’intesa sarebbe ancora impantanata tra i veti francesi e quelli delle principali economie agricole dell’est Europa. 11 nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, non solo si è battuto per anticipare la sua entrata in vigore prima del voto finale dell’Europarlamento, ma indica questo accordo come il miglior esempio per superare il voto a maggioranza e gli altri bizantinismi della governance dell’Eurozona. 

IL SISTEMA ITALIA

Con un centinaio di imprese del made in Italy al seguito, parte oggi la missione a Buenos Aires e San Paolo, organizzata da Con findustria e Ice. Parteciperanno anche il capo della nostra diplomazia (il vicepremier Tajani che vedrà anche il presidente argentino Javier Milei), il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, e i rappresentanti della filiera che sostiene le aziende esportatrici (oltre a Ice, Sace, Simest e Cdp). Viale dell’Astronomia, non a caso, ha sottolineato che proprio dal sistema Italia sia nata la «prima missione business oriented» di un Paese europeo «dopo l’approvazione dell’accordo Ue-Mercosur>>. C’è la volontà di arrivare nella parte più ricca del Sudamerica prima dei diretti concorrenti e rafforzare gli accordi esistenti o firmarne di nuovi, sfruttando l’ombrello del nuovo accordo commerciale. Il quale progressivamente annullerà tutti i dazi e le barriere autorizzative e a regime dovrebbe far raddoppiare il no- stro export, portandolo a un valore di 14 miliardi. Roma, parallelamente e seguendo il modello spagnolo e francese, vuole aumentare la sua produzione di beni in loco, fornire a questi Paesi le attrezzature e le soluzioni per facilitare la doppia transizione, creare un legame *** molto stretto nelle forniture di energia e di metalli critici, come per esempio sta avvenendo grazie alle maxicommesse strappate da Eni e Techint nel maxi giacimento di Shale-gas e Shale-Oil di Vaca Muerta in Argentina. 11 numero uno di viale dell’Astronomia Orsini ha spiegato: «In uno scenario geopolitico sempre più complesso e mutevole, diversificare i mercati significa ridurre le dipendenze e rendere più forte e resiliente l’industria italiana. Dobbiamo consolidare la nostra presenza nei mercati maturi, che restano strategici, e allo stesso tempo aprire nuove opportunità per le nostre imprese». Nel Mercosur, infatti, non si vuole «solo esportare di più, ma costruire partnership industriali, investimenti e filiere comuni capaci di generare crescita e valore reciproco». Rispetto al recente passato, quindi, ci sono condizioni inimmaginabili per rafforzare l’interscambio e superare tutti i paletti che invece l’hanno frenato. In primo luogo l’accordo di libero scambio tra Ue e Mercosur ridurrà dazi che su alcuni beni hanno toccato il 35 per cento, rendendo più appetibili macchinari, auto, food, vini o tecnologie per la transizione.

LA STRATEGIA

In questa direzione è emblematico che le esportazioni italiane siano schizzate con l’entrata in vigore dell’accordo: dopo un inizio anno all’insegna del segno meno, nel bimestre maggio-giugno 2026 sono cresciute del 12,8 per cento, passando da 1,24 a 1,4 miliardi sulla spinta di macchinari, farmaceutica, mezzi di trasporto e chimica. Dal punto di vista politico Argentina e Brasile hanno superato l’instabilità politica degli anni scorsi che non incentivava a investire in questi Paesi. A Buenos Aires, poi, c’è Javier Milei, che oltre a essere amico personale di Giorgia Meloni, ha scelto di non aderire ai Brics e guarda anche in ottica militare alla Nato. Soprattutto queste due nazioni stanno registrando una stabilità economica (il Pil dell’Argentina secondo il Fondo monetario dovrebbe crescere a fine anno del 3,5 per cento e il Brasile dell’1,9) sconosciuta in passato, che dovrebbe rafforzare anche il potere d’acquisto dei loro cittadini. I quali potrebbero ritrovarsi con più soldi in tasca per acquistare auto, vestiti o alimentari italiani, che un tempo avevano prezzi proibitivi rispetto ai loro salari. Così sarebbe più facile capovolgere le dinamiche del nostro export nell’area, che nonostante la presenza di tanti discendenti italiani, non supera i 5,8 miliardi di fatturato in Brasile e i 1,2 miliardi in Argentina.

#RaffaellaCarrà verrà ricordata come una delle più grandi stelle dello spettacolo. Conosciuta in tutto il mondo ha rappresentato la cultura e i costumi dell'Italia, il suo talento e la sua contagiosa risata resteranno per sempre scolpiti nella storia dello showbiz. Ci mancherà 🙏

Auguri di pronta guarigione a #PapaFrancesco. Preghiamo tutti per la salute del @Pontifex_it. #Roma e la sua Chiesa hanno bisogno di lui. 🙏

NO AL REATO D'OPINIONE #DDLZan

“We the people” tell the government what to do, it doesn’t tell us. “We the people” are the driver, the government is the car. And we decide where it should go, and by what route, and how fast.“We the people” are free. R.Reagan #Happy4thofJuly to our American partners!
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