18 Novembre 2024

Tajani: “Lo Ius Italiae è anche per lo sport” – Intervista a “TuttoSport”

Antonio Tajani torna sempre volentieri nella “sua” Torino (la famiglia ha origini piemontesi), un po’ perché è la città della Juventus, un po’ perché in questi giorni ci sono le Atp Finals, che ne fanno una delle capitali internazionali dello sport mondiale. E il Ministro degli Esteri (e vicepremier) sa perfettamente come la diplomazia e la politica estera passino anche sui binari dello sport, il linguaggio universale che rende più semplice il confronto nelle agorà mondiali.

Buongiorno ministro, le Atp Finals ci stanno facendo fare bella figura all’estero.
«Sì, assolutamente. Sono un grande evento e possono rimanere a Torino, mi farebbe molto piacere. Poi sento parlare di Milano, potrebbe esserci un passaggio di testimone, ma per un po’ credo che Torino meriti di tenerle. L’importante è che rimangano in Italia, in ogni caso, i grandi eventi portano lustro al Paese e generano indotto, oltre a ispirare nuove generazioni alla pratica sportiva».

Ed è effettivamente un grande momento per il tennis italiano.
«Il tennis italiano gode di un lavoro diffuso, capillare e di buona programmazione. Ho fatto i complimenti al presidente Binaghi, perché se ci fosse solo Sinner sarebbe un fatto casuale, frutto di un colpo di fortuna. Ma invece c’è una grande squadra di tenniste e tennisti, abbiamo vinto alle Olimpiadi, abbiamo Jasmine Paolini numero quattro del mondo, la Errani, la Cocciaretto. E poi abbiamo Musetti, Cobolli, Berrettini, Arnaldi, Darderi, Sonego. È un po’ come è successo nel nuoto, anche in quel caso c’è stata pianificazione e lavoro attento: non c’è solo Paltrinieri, ma una serie di atleti che vincono, ma dobbiamo fare di più».

In che senso?
«Se vogliamo avere più atleti di questo livello dobbiamo migliorare lo sport nella scuola, dando più importanza all’educazione motoria da una parte e dall’altra non trattando come dei fannulloni gli studenti che praticano sport agonistico. I professori devono capire e aiutare questi ragazzi che, comunque, fanno sacrifici e devono rispettare una disciplina molto dura. La pratica sportiva poi aiuta a recuperare zone degradate delle città e migliora la salute generale del Paese. Chi fa sport sta meglio e pesa di meno sulla sanità».

Sport strumento di diplomazia

Alcune statistiche hanno calcolato che un euro investito dallo Stato nello sport può rendere 7 euro di risparmio sulla salute pubblica.
«Esatto. E poi lo sport è un business: aiuta l’economia. Dalla costruzione degli impianti all’abbigliamento, passando per l’attrezzistica e il turismo. Lo sport è un volano importante sia quando è spettacolo che quando è pratica. È un nodo importante dell’economia di una Nazione, soprattutto di una Nazione come la nostra».

Lo sport è stato spesso penalizzato dalla politica italiana. Perché?
«Nell’Italia repubblicana lo sport nasce con il peccato originale di essere stato sfruttato dal fascismo in modo propagandistico, come spesso capita nei regimi autoritari, ma è stato uno sbaglio relegarlo per tanto tempo a questione futile. Noi siamo partiti da Milone di Crotone, il più grande lottatore della sua epoca, il Sinner della Magna Grecia: Milone da Crotone non l’ha mica inventato Mussolini. Insomma, lo sport merita attenzione da parte della politica. Lo sport è importante, anche sotto il profilo culturale, basti pensare a quanta letteratura è stata prodotta. Una volta lo sport era il passatempo degli ignoranti, ora per fortuna è un momento culturale della vita di una Nazione».

Lo chiedo, in questo caso, al Ministro degli Esteri, lo sport è anche uno strumento di diplomazia?
«Certamente. Lo sport abbatte i confini e stende ponti. Io ho creato un ufficio di diplomazia dello sport all’interno della Farnesina e ho nominato alcuni atleti ambasciatori dello sport per l’Italia: Sinner, Spalletti, Bortuzzo, Cocciaretto e le ragazze della spada. Il loro scopo è portare l’immagine dell’Italia nel mondo, facciamo la settimana dello sport nelle ambasciate e portiamo i nostri sportivi nel mondo che migliorano la visibilità del Paese e delle sue aziende. Lo sport è uno straordinario volano per la diplomazia e non solo».

Il giudizio su Sinner

Lo sport ha un peso anche nella politica internazionale?
«Per esempio la Russia esclusa dalle competizioni internazionali, anche se non i suoi atleti, è una delle declinazioni più evidenti dell’embargo. La Russia ha violato il diritto internazionale e quindi ne paga le conseguenze. Lo spirito è anche politica estera, ma attenzione la politica non deve impicciarsi dello sport».

Ecco, questo è un concetto che ultimamente è molto dibattuto.
«Beh, la politica non può mica decidere chi deve presiedere una federazione o chi deve essere il ct di una nazionale o chi deve essere il presidente del Coni. Lo sport deve godere della sua autonomia, la politica può dare delle indicazioni generali su, per esempio, la costruzione di impianti, ma l’autogoverno dello sport deve essere come quello della Magistratura».

In questo senso c’è stato molto dibattito intorno al calcio, il fatto che il presidente di una squadra di calcio, Claudio Lotito, sia anche un senatore, ogni tanto genera confusione sul tema.
«Lotito è esuberante… (ride). Ma io credo che lui, Galliani o Barelli, presidente della Federnuoto, quando fanno i politici parlano da politici, quando fanno i presidenti parlano in quella posizione. Non credo si possa generare confusione».

Torniamo al tennis: cosa pensa di Sinner?
«L’ho conosciuto, un ragazzo eccezionale ci divide solo la fede calcistica, perché lui è un ultrà milanista, io un ultrà juventino. Ma, a parte gli scherzi, è un ragazzo semplice e umile. Io ho alta considerazione anche della persona oltre che, ovviamente del campione che è eccezionale. Quando è venuto al Ministero è stato gentilissimo con tutti, educato e disponibile. Un campione autentico lo vedi anche da questi particolari. Mai un gesto o un atteggiamento arrogante. E questo è importantissimo, perché i giovani si ispirano ai campioni e se i campioni sono come Sinner, intere generazioni vengono ispirate dai suoi valori».

Il Golden Boy

A proposito di giovani da ispirare: il nostro Golden Boy esprime due concetti fondamentali in questa direzione, essendo un premio che cerca la migliore e il migliore Under 21 nelle leghe europee.
«Quello che fate è importante perché cercare e premiare i giovani talenti è come cercare il futuro, sempre una cosa positiva e stimolante. Mi piacerebbe ci fossero tanti italiani, perché la Nazionale vive un momento critico con un bacino sempre più risicato da cui pescare».

Ecco, a questo proposito… Nel Golden Boy 2024 è andato in fuga Lamine Yamal che, a 17 anni, ha fatto grandi cose all’Europeo con la maglia della Spagna. Ecco, se fosse nato in Italia e non in Spagna non avrebbe potuto giocare l’Europeo a 17 anni perché nato da due genitori stranieri. Lo chiedo a lei che si batte per lo Ius Scholae e lo Ius Italiae: anche lo sport ne gioverebbe.
«Perché sarebbe giusto che ci sia e non solo per gli sportivi di alto livello come Yamal. Perché se sei nato in Italia o hai frequentato tutte le scuole in Italia, a sedici anni se vuoi essere italiano devi poterlo essere. Lo possono diventare a diciotto anni quelli che non hanno combinato nulla o magari hanno fatto i delinquenti, non vedo perché un ragazzo che ha imparato la lingua e la cultura e che ha praticato sport nella scuola, che ha vissuto come uno studente italiano non possa ritenersi italiano. Io vado oltre lo Ius Scholae, parlo di “Ius Italiae” non è una proposta lassista, la cittadinanza italiana è una cosa seria, ma un grande Paese deve avere la forza di integrare, non sono loro che ci condizionano, ma siamo noi che diamo loro l’accoglienza, come accadeva fin dall’Impero Romano. Lo dico da uomo del centrodestra, il centrodestra non deve essere oscurantista, deve aprirsi a questo».

La Juve di Thiago Motta

Non abbiamo ancora parlato di Juventus… Le piace Thiago Motta?
«Sì, mi sembra un bel passista. Ha fatto molto bene a Bologna e mi sembra che stia ottenendo risultati anche a Torino. Certo non si può pensare di partir e da zero e arrivare subito al successo. La Juventus, intanto, è lì fra le prime, può giocarsela anche se c’è molto da affinare. Ma mi piacciono molto i giovani, mi piacciono molto Savona, che mi sembra affidabile, Thuram, Weah, Yildiz… Ho scoperto Di Gregorio che è un ottimo portiere e mi piace anche Perin. È una squadra che fra qualche anno potrebbe primeggiare in Europa. E mi sembra adatta a questa nuova Champions, che ha una formula più spettacolare».

Le piace?
«Massì, mi sembra che le partite siano meno tese perché non sono così decisive come quando c’erano i gironcini, per cui si gioca in modo più spettacolare. Molti gol».

I grandi tornei internazionali si mangiano i campionati nazionali, il calcio globale erode risorse al calcio locale.
«Il calcio affonda le sue radici nella passione territoriale che non credo possano essere estirpate. Certo, c’è il problema dei diritti tv che possono essere più difficili da vendere, ma devo anche dire che forse alcuni calciatori vengono pagati troppo o, comunque, molto più di prima. Un po’ di savoir faire finanziario ci vuole nella gestione. E mi piacerebbe vedere più fedeltà da parte dei giocatori, l’estinzione delle bandiere cancella una narrazione romantica dello sport. Lo sport è business come ho detto prima, ma è un business che si basa su emozioni e ideali, non lo si può trascurare. Si potrebbe parlare per dieci ore dell’importanza dello sport, quello che insegna a livello morale, per esempio vincere o perdere o anche di conoscenza del proprio corpo. Sì, lo sport è davvero importante».

#RaffaellaCarrà verrà ricordata come una delle più grandi stelle dello spettacolo. Conosciuta in tutto il mondo ha rappresentato la cultura e i costumi dell'Italia, il suo talento e la sua contagiosa risata resteranno per sempre scolpiti nella storia dello showbiz. Ci mancherà 🙏

Auguri di pronta guarigione a #PapaFrancesco. Preghiamo tutti per la salute del @Pontifex_it. #Roma e la sua Chiesa hanno bisogno di lui. 🙏

NO AL REATO D'OPINIONE #DDLZan

“We the people” tell the government what to do, it doesn’t tell us. “We the people” are the driver, the government is the car. And we decide where it should go, and by what route, and how fast.“We the people” are free. R.Reagan #Happy4thofJuly to our American partners!
🇺🇸🇮🇹🇪🇺